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 2007  marzo 11 Domenica calendario

«Cosìguadagnavo con Gnutti». Il Sole 24 Ore 11 marzo 2007. Milano. La scalata alla Bnl? «Dietro di noi non c’era la politica, ma solo il mondo cooperativo»

«Cosìguadagnavo con Gnutti». Il Sole 24 Ore 11 marzo 2007. Milano. La scalata alla Bnl? «Dietro di noi non c’era la politica, ma solo il mondo cooperativo». Lo spin-off di immobili della Unipol, venduti a GlenbrookOperae nel 2004 a prezzi considerati dai Pm troppo bassi? «Abbiamo tre perizie che dicono il contrario». Giovanni Consorte, ex presidente della Unipol, non si tira indietro. Ormai le inchieste della magistratura che lo riguardano sono diverse: dalla vicenda AntonVeneta alle compravendite immobiliari, dall’insider trading sui bond della Unipol (per cui ha subìto una condanna in primo grado) alla scalata Bnl. Così, in questa intervista, ha accettato di confrontarsi su tutti i temi più "caldi". Dando la sua versione dei fatti, su cui la magistratura avrà l’ultima parola. Iniziamo dall’ultima inchiesta, quella della Procura di Roma sugli immobili che nel 2004 Unipol ha venduto alla società GlenbrookOperae, di cui Operae (che fa capo a Vittorio Casale) deteneva il 20%. Gli inquirenti l’accusano di averli ceduti a prezzi bassi, in modo da ottenere - come contropartita - un guadagno personale di 9,5 milioni di euro... Non è così. Unipol ha effettuato uno spin-off di 133 immobili, nell’ambito di un piano di razionalizzazione più ampio approvato nell’aprile 2004, al quale hanno lavorato decine di persone e ha guadagnato 92 milioni di euro. Noi avevamo tre perizie - effettuate da Reag, da Open Project e dal professor Gualtiero Tamburini di Nomisma - che davano al nostro patrimonio immobiliare una valutazione inferiore del 10-12% rispetto al prezzo a cui l’abbiamo venduto. Dunque la transazione è stata fatta a prezzi superiori a quelli di perizia. Le indagini, però, dimostrano che i 133 immobili sono stati venduti a 258 milioni nel novembre 2004, mentre nel maggio 2005, 130 sono stati rivenduti a 255 milioni. Considerando che gli altri 3 sono valutati 55,5 milioni, l’accusa della Procura è condivisibile. Non crede? No. Da quanto mi risulta, i guadagni di GlenbrookOperae sono decisamente inferiori rispetto a quelli realizzati in operazioni analoghe da altri operatori immobiliari. Desta comunque qualche sospetto che Unipol abbia sempre fatto grandi affari immobiliari con Casale... Non è così. Gli immobili del più grande spin off mai fatto dalla Unipol se li è aggiudicati GlenbrookOperae, non Casale, dopo essersi confrontata con altre società internazionali: Carlyle, Casse de Depots, e Deutsche Bank. E perché non avete concluso l’affare con loro? Perché loro ritenevano il prezzo troppo alto e i tempi troppo stretti per la chiusura del bilancio 2004. Sta di fatto che la Procura ritiene di aver trovato un’altra operazione immobiliare, attraverso la Immobilstar, che - secondo gli inquirenti - «aveva come unico scopo quello di creare un’apparente giustificazione del versamento di 9,5 milioni da Casale a Sacchetti e Consorte». L’operazione Immobilstar è stata realizzata a titolo personale con Ivano Sacchetti nel 2004 e non ha nulla a che fare con lo spin-off della Unipol! Avevamo incaricato Operae di trovarci un immobile (del Banco di Sicilia) sul quale realizzare un’operazione di acquisto e vendita: con questa operazione abbiamo registrato un utile di 9,5 milioni, su cui abbiamo pagato 1,8 milioni di tasse. L’assistenza professionale prestata da Operae è stata retribuita con 320mila euro più Iva. Tra l’altro io ho fatto, a livello personale, altre operazioni immobiliari simili, nello stesso periodo, che mi erano state segnalate anche da dirigenti di cooperative: Cesi e Coop Costruzioni e altri intermediari immobiliari Stupiscono però le date: le operazioni private sue e di Sacchetti avvengono nello stesso periodo dello spin-off della Unipol. Entrambe avevano Operae, che fa capo a Casale, come protagonista. Il dubbio che siano collegate è legittimo... Non è così. Nel caso dello spin-off di Unipol, Operae era il partner tecnico di Glenbrook, mentre nel caso dell’operazione Immobilstar era un consulente a pagamento. Se avessimo venduto gli immobili Unipol a Carlyle o ad altri, il 75% delle vendite sarebbe stato effettuato con loro.  vero che queste operazioni venivano portate al cda di Unipol solo a giochi fatti? No. Tutte le decisioni sono state deliberate dal consiglio e nel caso specifico sia in fase preventiva che deliberativa. Passiamo allora alla vicenda Telecom, quando la proprietà passa da Colaninno a Tronchetti Provera nel 2001. Il 28 luglio 2001 Pirelli annuncia che acquisterà attraverso Olimpia il 23% di Olivetti dalla Bell per 4,175 euro ad azione. Tre giorni dopo Unipol vende 36,5 milioni di azioni Olivetti alla Bell per 3,01 euro. Unipol realizza così una plusvalenza rispetto ai valori di Borsa. Ma se avesse venduto le azioni a Olimpia per 4,175 euro e non a Bell per 3,01 euro, avrebbe guadagnato 42 milioni di euro in più. Non crede che questo abbia danneggiato la compagnia di cui era presidente? Per Unipol era impossibile vendere a 4,175 euro. Dopo l’annuncio dell’accordo con Tronchetti Provera, il 28 luglio, noi siamo andati all’assemblea della Bell, azionista di riferimento di Olivetti con il 23%. Unipol era socia della Bell, ma aveva anche azioni Olivetti nel proprio portafoglio. Io proposi in assemblea alla Bell di comprare le azioni Olivetti di Unipol. Ottenni in un primo momento un rifiuto. Ma non poteva vendere direttamente a Olimpia, che aveva già deciso di pagare 4,175 euro? Non era possibile: Olimpia aveva contrattato quel prezzo solo per il pacchetto di controllo in capo a Bell, e non era disponibile ad acquisire altri quantitativi di azioni. Potevamo solo vendere a Bell. E perché non a 4,175 euro, dato che quello era il prezzo che Bell aveva già pattuito con Olimpia? Perché l’assemblea della Bell, come le ho detto, rifiutò. Ci furono molte tensioni, tanto che io abbandonai l’assemblea. Poi Emilio Gnutti, Giorgio Primavera di Mps e Giorgio Cirla di Interbanca avviarono una mediazione: alla fine concordammo di vendere le azioni Olivetti di Unipol alla Bell per 3,01 euro, che era il prezzo con cui erano stati valutati i titoli Olivetti un mese prima durante l’aumento di capitale di Bell. Ma queste azioni poi a chi sono andate a finire? Il 32% sono state cedute a Olimpia al prezzo di 4,175 euro. Il 18% circa a Roberto Colaninno a 2,25 euro. Il 50% dei titoli è invece stato venduto sul mercato a 2 euro. Morale: la Bell alla fine, su queste azioni, ha perso circa 10 milioni di euro. L’ho ricostruito sulla base di una rendicontazione scritta che JP Morgan inviò a Carlo Cimbri a quel tempo tramite fax. Sì, ma intanto lei e Sacchetti avete incassato circa 50 milioni di euro (24 milioni a testa) a titolo personale... Si tratta di una somma che abbiamo ricevuto in più fasi per la nostra collaborazione. Bell aveva realizzato un utile di 1,7 miliardi di euro: a Gnutti venne riconosciuto un premio speciale di 25 milioni dall’Assemblea di Bell, e lui decise di condividerlo con quelli che avevano maggiormente collaborato con lui e non solo con me e Sacchetti. Tramite regolare bonifico, solo dopo aver chiuso l’operazione con Olimpia, nella prima decade di ottobre 2001, inviò a me e Sacchetti 5 milioni. E come si arriva ai 50 milioni? Sono altri 19 milioni a testa che derivano dall’attività successiva. Hopa iniziò a cercare un’alleanza con Olimpia, anche acquistando azioni Olivetti. Io e Sacchetti svolgemmo in questo progetto un ruolo rilevante, per cui Gnutti decise un riconoscimento nei nostri confronti. Così ci propose di partecipare al trading azionario che eseguiva sistematicamente con le sue società. Noi acquistavamo sul mercato azioni che lui ci segnalava e poi gliele rivendevamo ai blocchi con prezzi maggiorati mediamente del 3-4%, come di consueto su questo mercato. Da quello che abbiamo ricostruito, dalle operazioni fatte con me e Sacchetti, le società di Gnutti hanno poi realizzato un utile superiore a 50 milioni di euro. Avete anche operato su azioni Olivetti, su cui però i margini di guadagno erano più elevati... Sì. Hopa decise di rientrare, come già detto, nella galassia Telecom, per cui acquistava azioni Olivetti. Noi abbiamo comprato titoli a prezzi di mercato, mediamente intorno a 1,35 euro, e poi li abbiamo rivenduti mediamente a 2 euro. La rivendita l’abbiamo fatta a persone fisiche, che poi, abbiamo appreso, hanno girato i titoli a Hopa e Holinvest. Bene inteso: Hopa, nell’ambito della sua scelta strategica, ha fatto lo stesso con molti altri soggetti, dato che le nostre azioni in 12 mesi sono state solo il 2,8% circa dei suoi acquisti con gli stessi ricarichi medi. Chi sono? Io non lo so. Però non capisco come mai queste plusvalenze siano state contestate solo a me e Sacchetti. Lei sostiene che sia stato tutto lecito. Ma allora perché non ha fatto con Gnutti un regolare contratto con fattura? Ammetterà che non è consueto pagare i consulenti con plusvalenze... Perché Gnutti decise di eliminare un costo certo, rappresentato dalle eventuali parcelle, con un potenziale rischio di trading azionario che ha dimostrato di saper dominare. Ma questa è elusione fiscale... Non credo, per quanto a mia conoscenza. Lei è anche indagato per la scalata di Bpi ad AntonVeneta e per l’Opa di Unipol su Bnl. Sì, ma respingo tutte le accuse. Su AntonVeneta la Consob ha escluso Unipol da qualunque concerto. Eppure io rimango indagato per aggiotaggio. Non mi spiego perché. Sul caso Bnl i miei avvocati hanno avuto gli esposti del Bbva che hanno fatto partire l’inchiesta di Roma. Le assicuro: sono capolavori di argomentazioni giuridiche, ma senza contenuti.  vero che lei non vuole patteggiare su questi fronti? Patteggiare? Io ritengo di non aver fatto nulla di illegale. Lei è stato nel frattempo condannato in primo grado per insider trading sulle obbligazioni Unipol... Rispetto la sentenza, ma ho già fatto ricorso in appello. Ho agito nel rispetto della normativa vigente, supportato da un parere dello studio Freshfields e solo nell’interesse di Unipol. Come ho sempre fatto: dallo spin-off immobiliare il Gruppo Unipol ha avuto una plusvalenza di 92 milioni di euro, da AntonVenta 60 milioni, dal riacquisto delle proprie obbligazioni 4 milioni di euro e dall’operazione Bell circa 86 milioni di euro. Malgrado tutto, mi risulta che anche da Bnl Unipol abbia realizzato 80 milioni di euro di plusvalenza, per un totale di oltre 322 milioni di euro. Con la cessione delle azioni Olivetti del Gruppo Unipol a Hopa, sono stati inoltre eliminati circa 75 milioni di euro di perdite. Sono soddisfatto e con la coscienza tranquilla anche se un po’ amareggiato. Dopo la fallita scalata alla Bnl si è parlato di una sua rottura con il mondo della sinistra. Fassino e D’Alema, d’altra parte, erano stati trascinati nelle polemiche sulle scalate bancarie. Come sono i suoi rapporti con il mondo politico oggi? Consorte non risponde. Tira un sospiro, poi dice: «I risultati che Unipol ha ottenuto sono sotto gli occhi di tutti. La nostra attività ha creato valore non solo per il gruppo, ma anche per decine di cooperative e per il nostro mondo di riferimento. Di questo siamo fieri. E, tranne un ristretto numero di persone, ho mantenuto un buon rapporto con tutti». Lei ha aperto una nuova merchant bank, Intermedia, che però si è subito scontrata con le inchieste giudiziarie. Cosa può dirci? Spero di riuscire a lavorare con tranquillità. Morya Longo