Gabriele Marcotti, La Stampa 11/3/2007 Guido Santevecchi, Corriere della Sera 15/3/2007, 11 marzo 2007
LA STAMPA 11/3
Venerdì 9 marzo. Ore 23,30. Le chiavi del nuovo Wembley vengono consegnate ufficialmente alla società che gestirà il rinnovato stadio nazionale inglese. Termina così un’odissea durata 7 anni e costata più di 1,2 miliardi di euro. A battezzare ufficiosamente il nuovo impianto saranno gli azzurrini: sabato 24 si gioca infatti Inghilterra-Italia under 21. Wembley aprirà in ”forma” ridotta, prova generale per verificare gli ultimi dettagli e ottenere il via libera delle autorità per il vernissage ufficiale, il 19 maggio, con la finale della Coppa d’Inghilterra. Il 9 giugno, poi, primo mega-concerto con George Michael, cresciuto tra l’altro a un tiro di schioppo dall’impianto.
Wembley sarà lo stadio coperto più grande d’Europa, 90 mila posti coperti da un tetto retraibile. Se le caratteristiche del «vecchio» erano le famose torri, il «nuovo» Wembley avrà un enorme arco d’acciaio, che raggiunge all’apice 133 metri di altezza, visibile a molti km di distanza. E non si tratta solo di uno sghiribizzo estetico: la struttura dell’arco regge buona parte del peso del tetto. «Abbiamo aspettato a lungo questo giorno - ha detto Brian Barwick, a.d. della Football Association -. La sfida under 21 è un passo molto importante, anche se l’obiettivo resta l’apertura ufficiale del 19 maggio». Evento che pare ormai certo dopo i ritardi degli ultimi anni.
Il "vecchio" Wembley aveva chiuso i battenti il 7 ottobre 2000. Si giocava Inghilterra-Germania: vinsero i tedeschi 1-0 e Kevin Keegan, allora ct inglese, diede le dimissioni in diretta tv subito dopo la gara. La Multiplex, società australiana che aveva già costruito lo stadio di Sydney per le Olimpiadi del 2000, promise che avrebbe portato a termine il progetto «entro 4 anni» con un costo inferiore ai «550 milioni di euro». Previsioni - sia economiche che temporali - continuamente riviste, con costi saliti alle stelle. Si sussurra che la spesa totale sia ancora più alta, ma la Multiplex nel 2002 si era accordata per 1,2 miliardi di euro, impegnandosi a pagare di tasca propria eventuali costi aggiuntivi. A fare lievitare le spese sono stati anche problemi di costruzione - il crollo di una gru ha bloccato tutto per 3 mesi in una fase cruciale della costruzione - e beghe tra la Multiplex e le società subappaltatrici: sono tre le azioni legali ancora da risolvere.
L’intera vicenda ha fatto riflettere non poco anche perché Londra ospiterà i Giochi 2012 e sta costruendo ex novo il complesso olimpico, in cui lo stadio avrà un capienza di 80 mila posti (ridotti poi a 25 mila dopo i Giochi). Secondo alcune previsioni, il costo totale sforerà i 4 miliardi di euro. Così Londra si ritroverà con ben 13 stadi di capienza superiore ai 20 mila posti: Wembley (90 mila), Twickenham (82 mila), Emirates Stadium (60.432), Stamford Bridge (40.255), White Hart Lane (36.240), Upton Park (35.647), The Valley (27.111), Selhurst Park (26.139), Olympic Stadium (25 mila), Craven Cottage (24 mila) Crystal Palace Athletic Stadium (22 mila), The New Den (20.146) e Loftus Road (20.047). Forse troppi anche per una megalopoli come Londra, soprattutto pensando che Wembley, Twickenham e Olympic Stadium apriranno solo per una ventina di giorni all’anno.
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CORRIERE DELLA SERA, 15/3/2007 - LONDRA – Sul prato pettinato con amore dai giardinieri c’è ancora il cartello «Per favore non calpestare l’erba». Ma l’attesa per il nuovo Wembley Stadium è finita, i costruttori hanno consegnato le chiavi e sabato comincerà il rodaggio con una manifestazione riservata al pubblico del quartiere a nord-ovest di Londra. Poi, il 24 marzo, l’onore della quasi inaugurazione ufficiale spetterà alla nazionale di calcio Under 21 italiana, che affronterà l’Inghilterra. Verrebbe voglia di dire «i leoni inglesi», perché Wembley ispira termini da mito dello sport.
Era stato costruito nel 1923, in soli 300 giorni, e le sue Twin Towers erano diventate il simbolo dello sport imperiale. Ci si giocava al calcio, lo sport dei «maestri inglesi» naturalmente, ma solo le partite più importanti, quelle per la finale della FA Cup e della nazionale. E la pista di atletica fu il teatro delle Olimpiadi del 1948, quelle austere che per il villaggio degli atleti riciclarono le caserme di guerra della Raf. Poi venne la finale della Coppa Rimet del 1966, con il gol fantasma sulla Germania che fece di Bobby Moore e compagni i campioni del mondo. Ma c’erano anche le corse dei cani e i tentativi di record di salto in lunghezza con la motocicletta. Tempio dello sport e dell’eccentricità. E poi venne il grande concerto del Live Aid nel 1985. Ma nel 2000 fu deciso che Wembley non bastava più, superato per le ambizioni della Cool Britannia.
Dopo l’ultima partita (persa con un gol della Germania che in qualche modo vendicò la sconfitta del ’66), a ottobre del 2000 le Torri Gemelle vennero abbattute senza remore. E fu varato il progetto per il nuovo stadio. Costo previsto 326 milioni di sterline, disegno del grande architetto Lord Foster, riapertura fissata nel 2003.
Ma una maledizione sembrava essersi abbattuta su Wembley. Ritardi, liti giudiziarie per danni tra la società australiana di costruzione Multiplex e i subappaltatori finite all’Alta Corte. Crolli di impalcature, operai morti sul lavoro, licenziamenti in blocco, scioperi, errori nel cemento armato delle fondamenta. I tempi sono slittati al 2005, i costi sono lievitati a 445 milioni. Ancora ritardi da farsa. Finiti i bagni ci si è accorti che sulle tazze dei water c’era il nome della fabbrica: li hanno smontati perché gli accordi prevedono che compaiano solo i marchi dei pochi sponsor selezionati e paganti. Gli operai non volevano crederci.
Tra l’altro Wembley è la costruzione con più urinali al mondo: sono 2618 e sono eleganti come quelli di un aeroporto. Alla fine i costi sono arrivati a 798 milioni di sterline (che farebbe 2.200 miliardi in vecchie lire). Lo stadio più costoso del mondo. Ma anche il più grande. E il più funzionale. Ci sono tre stazioni e cinque linee ferroviarie e di metropolitana per venirci da Londra. Dalla Wembley Stadium Station si sbuca direttamente sotto le gradinate su un ponte pedonale ad arcate progettato dagli stessi architetti del London Eye, la ruota panoramica sul Tamigi. Il tutto per permettere ai 90 mila spettatori di arrivare senza code. Il nuovo simbolo di Wembley, ora che le Torri non ci sono più, è un grandioso arco in acciaio alto 133 metri e lungo 335. Una corona, anche se Lord Foster tiene a definirla una tiara. E poi c’è un tetto mobile, che sarà «srotolato» solo in previsione di pioggia, in modo da non creare quella sorta di effetto serra che fa marcire l’erba di San Siro. Per farsi un’idea delle nuove proporzioni basta contare i gradini che i giocatori dovranno salire dal campo per arrivare al Royal Box e ricevere la Coppa dalle mani dell’Altezza Reale di turno: 107; nel vecchio Wembley erano solo tre dozzine e qualche giocatore raccontava già che a percorrerli sembrava di salire in cielo.
Due dei cinque anelli sono riservati ai posti e ai palchi Vip, tutti forniti di cucina, bar, tv. Costo per diventare socio di questo empireo dello spettatore da un minimo di 3.900 a un massimo di 16.100 sterline (24 mila euro) una tantum, più qualche altra migliaia di sterline l’anno per le 12 partite previste. Questi abbonamenti sono andati già quasi tutti esauriti e l’incredibile somma di denaro finita nelle casse (oltre 300 milioni di sterline), permetterà di tenere «bassi» i prezzi dei biglietti per i comuni mortal-tifosi.
Lo stadio più costoso, il più in ritardo nella storia del Regno. Ma anche il rigoroso Guardian commenta con orgoglio inglese: «Sì, abbiamo dovuto aspettare, ma i soldi sono stati ben spesi e il nostro nuovo Wembley è due volte più grande dello Stade de France». Perché grandeur sarà un termine francese, ma piace molto anche da questa parte della Manica.