Fabio Pozzo, La Stampa 10/3/2007, 10 marzo 2007
Uno studio della Banca d’Italia rivela che tra il 1992 e il 2004 la propensione degli italiani a evadere le tasse è cresciuta
Uno studio della Banca d’Italia rivela che tra il 1992 e il 2004 la propensione degli italiani a evadere le tasse è cresciuta. A giudicare grave o gravissima l’evasione fiscale è il 76,3 per cento degli italiani: era l’83,2 all’inizio degli anni Novanta. Sono aumentati, per contro, coloro che considerano la questione «un problema come gli altri» o addirittura «marginale»: dal 16,7% al 23,8%. Scende (dal 61,2% al 38,8%) la quota di chi ritiene necessario un incremento dei controlli per sconfiggere il fenomeno, mentre aumenta (dal 6,2% all’8,8%) quella di chi vuole che se ne facciano di meno. All’italiano piace il federalismo fiscale (48% a favore, 26% contro), ma soprattutto al Nord (51%, al Sud 49%), mentre ama sempre meno i condoni: il 32,1% ritiene che premino gli evasori e scoraggino gli onesti, contro il 18,2% del 1992. Lo studio di Bankitalia disegna anche un identikit dell’italiano poco amico del Fisco: è giovane, con meno di 40 anni, ha un basso livello d’istruzione e svolge un lavoro autonomo, vive in province con alti livelli di disoccupazione (dove, dunque, il lavoro irregolare è molto più diffuso), scarsi servizi pubblici ed elevata criminalità. Tra i dipendenti, la propensione a evadere risulta maggiore per gli operai e minore, invece, per i dirigenti e i quadri direttivi.