Francesco Verderami, Corriere della Sera 10/3/2007, 10 marzo 2007
Per il resto la scissione della Quercia si sta consumando come vuole la liturgia di ogni scissione. Mussi dice a Piero Fassino che «questa è l’ultima chiamata», che se al congresso avvierà la fase costituente del Partito democratico «succederà un terremoto»
Per il resto la scissione della Quercia si sta consumando come vuole la liturgia di ogni scissione. Mussi dice a Piero Fassino che «questa è l’ultima chiamata», che se al congresso avvierà la fase costituente del Partito democratico «succederà un terremoto». E poco importa che il leader dei Ds gli ripeta «saremo sempre noi, Fabio, ovunque andremo», perché l’altro risponde che «un partito non è un turista, non si sposta da un luogo all’altro con i suoi bagagli». Ed è un crescendo dall’esito scontato, con Goffredo Bettini che accusa Mussi di aver «tradito l’idea ulivista» di cui era stato alfiere, e con Mussi che a sua volta accusa i sostenitori del Pd di aver tradito loro «l’idea ulivista»: «Basta rileggersi il discorso tenuto da Massimo D’Alema qualche settimana fa a Firenze, dove ha detto che il futuro Pd sarà un grande partito perché sarà composto da ex pci ed ex dc». Le strade insomma si sono già divise, ben prima delle assise e delle formalità di rito. Il percorso del Correntone ds è già stato preparato: gruppi parlamentari autonomi, una fondazione, poi il battesimo della nuova Cosa. L’ennesimo cantiere a sinistra non è stato ancora aperto, che se ne preparano degli altri. Ufficialmente servono ad unire, in realtà preludono a una competizione. Perché è vero che Mussi dialoga sui giornali e al telefono con Fausto Bertinotti, ma il dialogo è foriero di una sfida. Dicono si siano dati appuntamento per il 2009, alle Europee, quando verrebbe presentato un nuovo soggetto politico. Però è da vedere se riusciranno nell’intento, perché il rischio è che la nemesi del Pd si abbatta anche su di loro. Se la rottura di Mussi dai Ds è legata all’appartenenza al Pse, come farebbe poi a unirsi con Bertinotti che in Europa guida la sinistra comunista? Anche loro – come Fassino e Rutelli – farebbero gruppi separati a Strasburgo? Il ministro dell’Università ne è consapevole, e raccontando le proprie conversazioni con il presidente della Camera ad alcuni fidati compagni, ha spiegato che «anche Fausto ne è consapevole», che «entrambi sappiamo come per ora non ci sia l’approdo ma solo un percorso», e che tuttavia «lui è convinto di doversi inventare qualcosa di nuovo per non rimanere in quella trincea». Ma siccome le trincee sono rassicuranti, sarà un’impresa persino per un condottiero come il presidente della Camera convincere i suoi uomini ad abbandonarle. Ecco la nuova competition che si apre a sinistra. Se Bertinotti attende che Mussi compia il grande passo, anche Mussi attende che Bertinotti sia coerente «con il suo nuovo linguaggio»: «Perché Fausto cita ormai la parola socialismo, non comunismo, e preferisce Allende a Che Guevara». Dunque dovrà arrivare il momento in cui pronuncerà quella frase: «Il partito cambi nome». Però chissà quanto tempo bisognerà attendere prima dell’evento. Nell’attesa un altro cantiere si è aperto, questo sì di socialisti della prima ora. Enrico Boselli è riuscito in questi anni a «tenere aperta la ditta», malgrado i Ds abbiano fatto di tutto per mettergliela in liquidazione. Ora che intende rinnovarla, Mussi lo osserva con attenzione, «perché con lui c’è un’interlocuzione, mi citerà nella sua relazione al congresso dello Sdi». Boselli e Bertinotti però hanno in comune solo le iniziali del cognome, sebbene Mussi dica che «i socialismi sono come le arance, di tutti i tipi». Sarà, ma c’è una frase che il futuro leader della futura nuova Cosa pronunciò alla vigilia della manifestazione di Vicenza contro la base americana: «Anche se non fossi ministro, non ci andrei». L’esatto contrario di quanto disse Bertinotti: «Se non fossi presidente della Camera, ci andrei». impossibile tenere insieme tutte le arance.