Renato Franco, Corriere della Sera 10/3/2007, 10 marzo 2007
MILANO
Tormentone Moccia. Al cinema. E in radio. Grazie a Fiorello che dello scrittore di culto fra i ragazzini propone l’imitazione ogni giorno dal suo megafono di Viva Radio2.
Accento romano, stile «strascicato», sempre «ggiovane», l’autore di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te risponde alle domande di Baldini, la spalla radiofonica di Fiorello. Parte la telefonata. Risponde Moccia-Fiorello: «Marco Baldini? Che nome ridicolo, lo devi cambiare: ti devi far chiamare marc, baldi, oppure marbo o malbi, marki». Come uno dei protagonisti dei suoi romanzi che sono diventati soggetti per il cinema: Step, Gin, Babi. Protesta Baldini: «Sono soprannomi da ragazzini, io sono un po’ più grande: ho 47 anni». «Da dove chiami? Dall’ospizio?
Sicuro di non essere già morto? una telefonata o una seduta spiritica? Mi stai chiamando dall’aldilà, dimmi la verità? Io parlo solo con i giovani per risolvere i loro problemi: i brufoli, il motorino, la ricarica del cellulare. Che ne sai tu anziano Marco di questi problemi?». L’anziano Marco in realtà è pressoché coetaneo di Moccia, che di anni ne ha 44...
da lunedì scorso che il Moccia di Fiorello è comparso nell’etere. L’ex re del karaoke lo immagina come uno scrittore decisamente prolifico: «Negli ultimi dieci giorni ho scritto sette libri. L’ultimo l’ho scritto sul telefonino mentre facevo la fila dal panettiere. Si intitola Gianfornaio: è la storia di Lalla, cugina di Fede, sorella di Milla, che escono con tre ragazzi del Giulio Cesare, che sono Veni, Vidi Vici». Risate. «Poi la trama si intreccia. Lalla ama segretamente bypass, l’amico del cuore...». Si ride ancora. Prosegue Moccia: «Quando con la scuola vanno alla mostra degli impressionisti scrive col pennarello indelebile su un quadro di Manet: "l’amore è come la puzza dei calzini dopo il calcetto, prima o poi svanisce"».
Domande e risposte sono intervallate dalle considerazioni-mantra a voce alta dello scrittore: «Sono Moccia, so’ dei Parioli, so’ simpatico, scrivo libri, c’ho il cappelletto con la visiera, che bello essere Moccia, mia moglie si chiama penna di cognome...».
La chiusura è con la domanda di un fan: «Sissi ti chiede cosa vuol dire "Amor, che a nullo amato amar perdona"». Moccia-Fiorello rimane di sasso, Dante è un perfetto sconosciuto: «Cara Sissi, non so su quale muro hai letto questa frase, ma ti assicuro che non può funzionare».