Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 10/3/2007, 10 marzo 2007
DAL NOSTRO INVIATO
BERLINO – Bisogna ripartire da capo. Creare un nuovo soggetto, a sinistra. Sì, c’è un vuoto della politica in generale. Ma «ancor più allarmante» è il vuoto politico a sinistra. Rossa è la cravatta che Fausto Bertinotti indossa al Bundestag, il Parlamento tedesco. Ma grigio è il vestito e cupo il discorso che tiene davanti ai membri della Sinistra europea. Bertinotti vede la dissoluzione di punti di riferimento come partiti e sindacati. Ci mette nostalgia, ma cerca di indicare nuove strade, in una storia evolutiva – la sua – che lo ha portato fino alla presidenza della Camera. Storia di equilibri complicati, talvolta spericolati. «Oggi se stai fermo, se non corri...», spiega in una pausa della conferenza. E incanutiti appaiono certi colleghi di Bertinotti, in questa Sinistra europea. Come Lafontaine, «Oskar il Rosso», capo del gruppo parlamentare Die Linke, che accoglie anche gli ex comunisti dell’Est. Lafontaine sta attaccato ai salari minimi, alla tassazione dei patrimoni. O come Marie George Buffet, segretaria del Partito comunista francese. Bertinotti cerca di correre. Parla di Europa, della Costituzione bocciata, ma dice: «Prima di costruire un’altra Europa rispetto a quella neoliberale, la sinistra deve costruire una nuova soggettività». L’applauso è tiepido, «composto» lo definirà lui stesso.
Bertinotti parla di Europa e allude all’Italia. Dice che bisogna aprire un grande dibattito fra tutti coloro che si dichiarano di sinistra. Un nuovo partito? «Ma no! Va iniziato un nuovo discorso. L’importante è la capacità d’iniziativa nei confronti della società...». Vago, necessariamente. Di sicuro, per lui, non si tratta di sommare Rifondazione ai Comunisti italiani e ai Verdi. Mussi, sinistra Ds, si è dimostrato interessato... «Si vede che l’esigenza di un dibattito a sinistra è molto viva». E le relazioni con il partito Democratico? «Dovremo dialogare con chi, là dentro, continuerà a chiamarsi socialista». Il rapporto con i movimenti? «Restano la pupilla dei nostri occhi, ma non hanno la tendenza all’unificazione».
Le soluzioni sono da costruire, ma l’analisi dei mali, per Bertinotti, è chiara. La precarietà del lavoro. La tendenza all’individualismo passivo. La violenza all’interno delle famiglie. E la politica? C’è la parte socialdemocratica, che accetta mercato e globalizzazione e si pone il compito di correggerne gli effetti. C’è il populismo, l’antipolitica, la personalizzazione, che nella destra ha i tratti forti di Berlusconi e Sarkozy e nella sinistra ha tratti dolci, «ma non faccio nomi per il ruolo che rivesto». Risultato: una separazione sempre più netta tra popolo e istituzioni democratiche. Visto che è qui, Bertinotti ribadisce «la simpatia» per la legge elettorale tedesca «che lascia la libertà alle forze politiche di scegliere le alleanze in base agli orientamenti e non perché costrette dal sistema». Lunedì incontrerà il presidente Marini, «perché Camera e Senato sono interessati a mettere in agenda legge elettorale e temi connessi alla riforma istituzionale».