Francesco Manacorda, La Stampa 10/3/2007, 10 marzo 2007
La paura in casa Pirelli? che qualcuno stia cercando di preparare le condizioni per un altro 15 settembre
La paura in casa Pirelli? che qualcuno stia cercando di preparare le condizioni per un altro 15 settembre. Quel 15 settembre in cui «per salvaguardare l’interesse dell’azienda e degli azionisti», come disse allora dopo le ferocissime polemiche con il governo sul piano Rovati per la «nazionalizzazione» della rete telefonica, Marco Tronchetti Provera fece un passo indietro dalle cariche in Telecom – sostituito da Guido Rossi - ritirandosi nel ruolo di azionista. Azionista di maggioranza, visto che Pirelli ha l’80% di Olimpia che possiede il 18% di Telecom, o addirittura di controllo, ma azionista di fatto – come dimostra anche l’esito del cda di giovedì – espropriato o comunque a sovranità fortemente limitata. Ecco, il paradosso che adesso appare chiaro agli occhi di Tronchetti e del mercato è che quell’azionista sulla carta così forte, ma anche così spesso accusato di controllare il gruppo telefonico attraverso una struttura piramidale che moltiplica l’effetto leva e limita invece l’impegno finanziario diretto, si trova stretto in un angolo e sottoposto a una pressione fortissima. Una pressione che – è il sospetto che circola nella società – mira anche a spingere Pirelli, o al limite lo stesso Tronchetti, verso un nuovo passo indietro. L’oggetto del contendere è noto: Pirelli vuole alleggerire il suo 80% in Olimpia e per farlo si è rivolta alla spagnola Telefonica, probabilmente il miglior partner industriale per il gruppo italiano. Anche Telecom è tutt’altro che indifferente al gruppo spagnolo, come dimostrano sia le bozze circolate nelle scorse settimane sia gli incontri con il presidente Cesar Alierta che Rossi ha fatto trapelare. Ma, per allearsi con Telecom, a Telefonica basta un accordo industriale o invece deve entrare in Olimpia e diventare così indirettamente azionista di Telecom, valorizzando le azioni a tre euro, come da bilancio della stessa Olimpia, invece che i 2,1-2,2 attuali? Qui l’asfalto tra i due lati di via Negri – da una parte gli uffici di Tronchetti, dall’altra quelli di Rossi – si apre e diventa una voragine. Per Pirelli l’accordo non ha senso se Telefonica non si «blinda» acquistando una quota dell’azionista di maggioranza, in modo da evitare che altri lo facciano, senza però – è l’assicurazione – che questo influenzi né la governance di Telecom né la sua futura strategia di alleanze. Per Telecom che ufficialmente, come è ovvio, non si esprime in alcun modo sulle opzioni del proprio azionista, un accordo con Telefonica può essere considerato interessante ma diciamo che l’«aggancio» azionario degli spagnoli in Olimpia – con pagamento del premio di maggioranza – non viene visto come una priorità. Palese dunque la spaccatura tra il presidente della Pirelli e lo stesso Rossi che nelle intenzioni di Tronchetti era stato chiamato per avere un ruolo di garanzia nei confronti degli azionisti di Telecom, ma in fondo anche per proteggere il vertice della catena di controllo in quel momento così turbinoso e da altri che si sarebbero potuti annunciare. Palese il passaggio di Carlo Buora, il vicepresidente di Telecom fino a un mese fa considerato il vero plenipotenziario di Tronchetti nella società, su posizioni più vicine proprio a quelle del presidente Rossi. E palese infine il fatto che lo strappo di settembre tra il presidente della Pirelli e la maggioranza politica – Prodi in primis – non si è mai ricucito. Insomma, nelle stanze di via Negri dove Tronchetti lavora come sempre alla gestione di Pirelli e dalle cui finestre può vedere dirimpetto - immobile ma sempre più lontana - la sede di Telecom, aleggia di nuovo il sospetto che la politica stia cercando di mettere le mani su Telecom: prima attraverso una strategia di stop a ripetizione che dopo l’accordo Olimpia-Murdoch bloccano anche un’ipotesi di accordo Olimpia-Telefonica, poi attraverso un pressing che finisce anche per riportare le quotazioni Telecom – mentre si annebbia la prospettiva di un accordo con gli spagnoli - ai livelli di quel tempestoso settembre; infine attraverso soluzioni che possano coinvolgere parte del mondo bancario o magari quelle Fondazioni che, loro malgrado, sono sempre tirate per la giacca quando c’è da aprire il portafogli per fini «di sistema». Non pare così un caso se negli ultimi giorni hanno ricominciato a girare le voci – quei boatos che piacciono a chi specula in Borsa ma che possono servire anche a dare qualche spallata a situazioni non stabilissime – secondo cui Tronchetti Provera potrebbe pensare a un altro passo indietro, questa volta da Pirelli, magari sostituto da Carlo Puri Negri che oggi guida il braccio immobiliare del gruppo. Voci, appunto, e voci destabilizzanti che non sono né vere né verosimili, come spiega senza esitazioni chi è più vicino al presidente. Del resto, attraverso la Camfin Tronchetti è il maggior azionista di Pirelli e sia la stessa Pirelli sia Olimpia non hanno problemi particolari: anzi, spiega chi sa, Olimpia può sopportare senza problemi anche un calo fino al 40% dell’attuale dividendo pagato da Telecom senza che questo influisca sulla sua capacità di ripagare il debito. «Io sto qui e lavoro. quello che so fare e che faccio da molti anni», è la frase che ripete spesso in questi giorni Tronchetti ai suoi collaboratori. Come a dire che se qualcuno lo vuole scalzare non avrà vita facile. I fatti – e i voti nel cda Telecom – delle ultime ore sembrano confermare solo a metà la compattezza della squadra che sta in Olimpia. Da una parte l’astensione dello stesso Puri Negri e di Massimo Moratti, consiglieri appunto Pirelli, sul piano industriale di Telecom, è una mossa di evidente sintonia con l’atteggiamento di Tronchetti. Ma come interpretare l’appoggio al piano dato dai Benetton, che di Olimpia sono soci – finora piuttosto silenti ma non sempre entusiasti – con il 20%? vero, da Treviso si spiega che il voto è a favore di Telecom e non certo contro Pirelli, ma se le strategie della società telefonica e quelle del suo maggior azionista finiranno per divergere in modo ancora più netto dove si schiereranno i Benetton? Da qui a metà aprile – assemblea Telecom con il consiglio in scadenza e il voto di lista che attribuisce proprio a Olimpia la maggioranza del board – gli ostacoli per Tronchetti sono svariati. Come potrebbe opporsi Olimpia a un’eventuale proposta di alleanza esclusivamente industriale tra Telecom e Telefonica? Se invece prevalessero altri scenari, quale premio di maggioranza potrebbe chiedere Pirelli per le azioni Telecom contenute in Olimpia dopo che di fatto i suoi uomini sono finiti in minoranza in consiglio? La soluzione sarebbe quella di immettere nel consiglio rappresentanti più in linea con la visione Pirelli, magari riducendo il numero di indipendenti, una soluzione per «dare più solidità a Telecom», come si spiega. Ma se è vero che negli ultimi dieci giorni, con lo sbiadire dell’alleanza Telefonica il titolo Telecom è andato giù, è facile prevedere la dura opposizione degli azionisti - specie i grandi fondi – che hanno oltre il 70% della società telefonica, se il socio di maggioranza relativa cercasse di stringere la propria morsa. Stampa Articolo