Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Pasqua di pace, Pasqua di sangue
Francesco raccontava ridendo la barzelletta del cattolico e dell’ortodosso che s’incontrano, e uno chiede all’altro, «Quando è risorto il tuo Dio? Perché sappi che il mio risorge domenica prossima» e questa barzelletta, che direi dotata di un fondo pericolosamente relativista, serviva invece al Papa per sottolineare l’assurdità delle Pasque celebrate dai cristiani in date diverse, c’è una Pasqua cattolica, una Pasqua ortodossa, una Pasqua copta e naturalmente una Pasqua ebraica, o Pesach, che è però tutt’altra cosa, dato che non si riferisce alla resurrezione di Cristo, ma alla liberazione degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto.
• So di queste faccende quanto basta per invitarla a cambiare argomento. La storia delle date è complicatissima.
Parlare di Pasqua, cioè di Dio, di religione, di fede o magari di “non fede” ma di quella tensione spirituale cui ha fatto tante volte cenno lo stesso Francesco («meglio certi atei di certi cattolici») non è male una volta l’anno. Non siamo mai stati così vicini a una guerra come adesso. Il Papa non parla quasi più della Pasqua uguale per tutti ma grida il pericolo dei massacri che abbiamo compiuto e che ci aspettano. Il dittatore Kim, laggiù in Corea, s’è astenuto finora dal sesto test nucleare, quello a cui Trump aveva promesso di rispondere col fuoco e accada quel che accada. La Pasqua cade a proposito per invitarci, se ne siamo capaci, a un attimo di distrazione dal mondo e di considerazione su di noi, la nostra caducità e debolezza. La Resurrezione, che la festa cristiana ci ricorda, potrebbe anche essere resurrezione nostra prima della fine, un qualche ripensamento su quel che facciamo o diciamo.
• Non ne volevo parlare, ma lei quasi mi ci costringe. Berlusconi che poppa l’agnellino e la Boldrini con le pecore.
Il Vangelo qualificherebbe tutti e due come farisei. Cercano voti o, nel caso della Boldrini, una simpatia che non è mai riuscita a conquistare. Sono iscritto al partito di Mattia Feltri, che ha dedicato ai due ruffiani lo sfottò che si meritano, e ha concluso il pezzo così: «Fra tanti che salvano l’agnello e così salvano sé, noi stiamo, e non per motivi etici, con il carnivoro convinto Ignazio La Russa: “Sono una pecora nera, io”».
• Ma poi, questa storia dell’agnello da dove viene?
La storia dell’agnello (e non solo) da sacrificare risale alla Pasqua ebraica. Ogni giorno durante le feste di Pasqua erano sacrificati almeno due tori, un ariete, sette agnelli e un capro. Nel giorno di Pasqua tutti gli ebrei dovevano portare al Tempio un animale da sgozzare: migliaia di agnelli, vacche, gazzelle oppure colombe o piccioni per chi era più povero. Più di settecento preti provvedevano alla macellazione, mentre altri portavano legna, altri ancora l’olio, altri la farina di frumento o le spezie dolci o le offerte bruciate delle parti di carne. Il sangue scorreva a fiumi, i sacerdoti ci sguazzavano fino alle ginocchia. Gli architetti che avevano costruito il Tempio avevano ideato anche un impianto di drenaggio, con enormi cisterne d’acqua e una fitta rete di tubature che servivano a convogliare il sangue verso il sottosuolo.
• Ma perché?
È una materia molto complicata e che ha suscitato anche tante polemiche. La Pasqua ebraica, o Pesach, celebrava l’affrancamento degli Ebrei dagli egiziani, per opera di Mosé. Il sangue dell’agnello è centrale nella loro celebrazione, come memoria del sangue del prepuzio proveniente dalla circoncisione dei maschi di Israele e come sangue del figlio di Mosé, versato proprio durante l’Esodo. Nella cena rituale di Pesach, il pane azzimo (gli ebrei in fuga non ebbero il tempo di farlo lievitare) andava mescolato con sangue in polvere, altro sangue secco doveva essere sciolto nel vino prima che si recitassero le dieci maledizioni d’Egitto.
• Mi riesce difficile conciliare il Gesù d’amore che conosco, o credo di conoscere, con questa carneficina.
Benedetto XVI ha ipotizzato che Gesù abbia consumato la cena di Pasqua, cioè la sua ultima cena, con gli Esseni, che erano vegetariani. E non abbia quindi preso parte in alcun modo al massacro. La cena di Pasqua, o Ultima cena, è una faccenda storicamente irta di difficoltà. Se si seguono i tre sinottici (Marco, Luca e Matteo) l’ultima cena di Gesù sarebbe avvenuta il giovedì e il giorno dopo sarebbe stato crocifisso. Mentre Giovanni anticipa di un giorno la morte di Cristo, scrivendo che, mentre moriva, nel Tempio venivano sacrificati tre agnelli pasquali. Auguro Buona Pasqua a lei e ai lettori, e intanto preciso com’era fatta la vera cena di Pasqua del tempo di Gesù: agnello arrosto integro nella testa, nelle zampe e nelle viscere, erbe amare da intingere nella salsa charoset (a base di datteri, frutta secca, mandorle, noci, miele, succo di melagrana), pane azzimo. Nei bicchieri, vino rosso.
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