La Lettura, 16 aprile 2017
«I promessi sposi» di Alessandro Manzoni. Che luogo incantevole il lazzaretto. Don Abbondio non è vegetariano
Il Resegone e i monti rendono il lago cupo ma snodato come la lingua del romanzo. È un accelerare e cambiare guardia e sfotterti nella elencazione delle grida contro i Bravi (fantastici). Gli abitanti, inclusi don Rodrigo e il conte Attilio (due pornografi nullafacenti), sono dei laghé. Gertrude è una meraviglia di Maddalena; l’Innominato un criminale adorabile: il primo che salta dall’Inferno al Paradiso; don Abbondio è simpatico, non vegetariano; padre Cristoforo ha una potenza che non si scioglierà mai; Agnese avrebbe dovuto avere un uomo da letto; gli spagnoli sono degli sgangherati; l’Azzeccagarbugli è un saltimbanco.
Poi c’è la tramina che narra di due giovani promessi sposi, Renzo (non la tradirà) e Lucia (potrebbe avere sui 37 anni), ma che per il cretino di Zorro sono costretti a rimandare. Infine: felici e contenti. Il lazzaretto è un luogo incantevole. E pure l’odore del pane nei forni.