La Lettura, 16 aprile 2017
«Il barone rampante» di Italo Calvino. Cosimo si rifugia sugli alberi Fa tanti incontri ma muore solo
1767. Cosimo Piovasco di Rondò si rifiuta di mangiare il suo piatto di lumache e in protesta contro il padre si arrampica sull’elce del cortile. Ha 12 anni, giura che non rimetterà mai più piede a terra. «E mantenne la parola». Dall’elce si sposta all’olmo, poi al carrubo, fino alla proprietà dei D’Ondariva, dove Viola si dondola sull’altalena. Passano i giorni, Cosimo non scende dagli alberi. «Un’ostinazione sovrumana», la sua. Viola parte per il collegio lasciandogli una ferita nel cuore. Mesi, anni, decenni, e ancora Cosimo non scende. Sui rami fa incontri straordinari. Trasforma il più temibile dei briganti in un lettore di romanzi, seduce Ursula ma poi non la segue in Spagna, partecipa alla Rivoluzione francese e una volta chiacchiera con Napoleone. Invecchia. Infine Viola torna, scoppia l’amore, ma lei è capricciosa. Finisce male. Allora Cosimo impazzisce. Muore coricato su un ramo, il suo grande progetto è fallito: trovare «qualcosa che abbracciasse tutto».