La Lettura, 16 aprile 2017
«Le notti bianche» di Fëdor Dostoevskij. Lui s’invaghisce, lei ha un altro Finale con schegge di poesia
Pietroburgo è deserta. Tutti sono in campagna a festeggiare la primavera. Il protagonista, un uomo dai nervi deboli e dalla fantasia esasperata, ha 26 anni e vive solo. Si definisce un sognatore e nessuno l’ha invitato ad andare in gita. Non è mai stato con una donna ma ogni giorno s’innamora d’una lei immaginaria. Eccolo così girare per le strade in cerca d’amore e mistero. Questo usare la città come serbatoio di emozioni esistenziali ne fa un personaggio che potrebbe essere uscito dalle cucine letterarie del Novecento o persino del 2000. Una sera, in una luce che Ripellino definisce fosforica, incontra una brunetta in cappellino giallo e mantiglia nera. Ha 17 anni e ha già commesso qualche sciocchezza. Vive con la nonna, una cieca, che la tiene prigioniera attaccando la gonna di lei alla sua veste con uno spillone. Lui perde la testa e lei un po’ ci sta ma nella sua vita c’è un altro. Finale con spargimento di lacrime fra schegge di grande perché ingenua poesia.