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 2017  aprile 16 Domenica calendario

Che closing! Inter in vantaggio di due gol

MILANO È un derby anomalo, ad alto contenuto emozionale, ma pieno di errori e contraddizioni. L’Inter scappa al tramonto di un primo tempo in cui il Milan costruisce tre occasioni e colpisce un palo (Deulofeu) e si scioglie alla fine, quando ha in mano la vittoria e il sorpasso. Montella brinda allo scampato pericolo, Pioli resta fuori dall’Europa e dentro la bufera.
Novanta minuti in un frullatore in cui niente è come sembra. La prima stracittadina nel segno del Dragone è anche la prima risolta dalla tecnologia. Cosa avrebbe deciso Orsato senza l’aiuto della goal line technology? Il 2-2 di Zapata è oltre la linea bianca, casomai si discuterà sino all’infinito sul recupero: l’arbitro concede 5 minuti, che diventano 7 per le perdite di tempo e l’infortunio di Nagatomo provocato dal fallaccio di Locatelli. La sensazione è che la valutazione sia corretta. Il Milan, che a Torino contro la Juve proprio oltre il tempo stabilito aveva perso la partita, stavolta si rifà. Il pari è una mezza vittoria perché consente ai rossoneri di difendere il sesto posto e di poterlo puntellare nelle prossime due domeniche contro Empoli e a Crotone.
L’Inter si squaglia sul più bello e senza apparente motivo. Pioli dovrà analizzare e capire. Così come interrogarsi sulla falsa partenza. I suoi giocatori soffrono parecchio all’inizio, messi in crisi dal palleggio veloce dei montelliani. Joao Mario svaria all’eccesso, spesso a sinistra, lasciando in inferiorità la coppia Gagliardini-Kondogbia contro rivali subito solidi e convinti. La verità è che si sfidano due squadre imperfette. Il Milan fa tutto bene per mezz’ora, ma si smarrisce davanti alla porta. Così l’Inter, con le ripartenze, segna due volte nel giro di 8 minuti: le titubanze di De Sciglio e Donnarumma favoriscono il pallonetto di Candreva, l’affondo perentorio di Perisic regala il primo gol in un derby a Icardi. Nella ripresa i rossoneri continuano a mantenere il controllo del pallone, ma il palleggio è lento e poco convinto. Mentre l’Inter ha un’altra consistenza e arriva sempre prima sulle seconde palle. Montella, sconfortato, manda in campo tutti gli attaccanti, sommando Lapadula e Ocampos ai tre del tridente. L’Inter, invece, fa una scelta conservativa e l’inserimento di Murillo al posto di Joao Mario risulta penalizzante: difesa a tre, baricentro basso e niente più palleggio, anche se poi Biabiany spreca il ghiotto pallone del possibile 3-1.
Il Milan salta dentro la partita proprio alla fine ed è curioso che, nonostante cinque uomini d’attacco, riesca a segnare con i difensori, prima Romagnoli e poi grazie alla strana acrobazia di Zapata. Anche Handanovic è una contraddizione: stoppa il diagonale maligno di Deulofeu e ruba la scena con un paio di uscite basse da applausi. Ma all’ultimo respiro, sull’angolo maledetto dagli interisti, esce a vuoto sguarnendo la porta. Montella sorride, Pioli è avvelenato: 2 punti in 4 partite sono una condanna. È vero che le rivali vengono in soccorso dei nerazzurri, perché la Fiorentina si fa autogol con l’Empoli, mentre Lazio e Atalanta non vanno oltre il pareggio. Ma resta la sensazione di aver buttato al vento la possibilità di svoltare. Ora la lotta è difficile. Serve un’altra Inter per rimontare. In ogni caso la speranza dei tifosi, rossoneri e nerazzurri, è che il derby numero 166 sia l’ultimo vissuto alla periferia dell’impero.