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 2017  aprile 16 Domenica calendario

Tribuna orientale per 850 milioni di tiepidi tifosi che indossano i colori rossorossi

L’epica disfida per il sesto posto s’è conclusa! Due a due in rimonta! Come all’andata, a parti invertite! Inter e Milan pareggiano! Esauriti i punti esclamativi, diciamo: vincono solo i cinesi, proprietari di entrambe le squadre. Ieri, alle ore 12 e 30 (prima serata nella Repubblica Popolare), 850 milioni di persone nel mondo stavano davanti al televisore per guardarsi il derby. San Siro era stracolmo: nerazzurri, rossoneri, rossorossi (gli amici cinesi, sempre loro).
Arrivo allo stadio di Milano su invito del Consolato italiano a Shanghai (c’è sempre una prima volta). Da bravo ospite, mi vesto per l’occasione: lunga giacca nera acquistata a Pechino nel 1992 (sapevo sarebbe venuta buona). La curva nord, interista, espone un grande striscione con la scritta: «...anca a mezzdì, viva l’Inter». La curva sud, milanista, dichiara «Per noi banditi / siete ospiti sgraditi», ma non si capisce con chi ce l’abbia. Non con la proprietà cinese, perché sbuca un altro striscione: «Augurandoci di vedere serietà, impegno e presenza / diamo il nostro benvenuto alla nuova dirigenza». In bocca al lupo, cugini. Come sapete, quelle tre qualità si sono viste poco, nella saga opaca del closing.
La tribuna è orientale. Si vedono i nuovi dirigenti del Milan (Yonghong Li & Co.) e quelli dell’Inter (la famiglia di Zhang Jindong), amici e collaboratori. La Pirelli pubblicizza pneumatici in mandarino. I display intorno al campo promuovono Suning. Una splendida ragazza orientale incede vestita di nero e azzurro. Più bella lei della partita, che però non è noiosa. I tre bisillabi offensivi del Milan (Suso, Sosa, Bacca) si muovono bene, e nessuno capisce perché l’Inter lasci Medel contro il veloce Deulofeu. Ma l’Inter è più solida e adulta: Candreva segna un gol che altri avrebbero sbagliato (c’era solo un posto dove incrociare il tiro, e lui ha tirato lì); e Perisic, quando accelera, ha qualcosa di inevitabile e centroeuropeo, i giovanotti italiani del Milan lo soffrono. E poi c’è Icardi, che è come Vieri dei bei tempi: segna sempre.
Due a zero alla fine del primo tempo e un intervallo primaverile, tra raffiche di «Buona Pasqua». Nessuno sa come si dice in cinese. Un tifoso in tribuna sostiene che tanto, in Cina, non festeggiano la Pasqua; un altro si chiede se cucinano gli agnelli (come Renzi) o li coccolano (come Berlusconi). I serpenti però li mangiano!, dice una voce. A un certo punto mi ritrovo con Al Bano e Dejan Stankovic, con cui ragiono sui calciatori che, come lui, fanno carriera dopo aver finito la carriera. Al Bano, Stankovic e il sottoscritto in un sabato di aprile: una combinazione psichedelica, potremmo chiedere ospitalità ai Beatles sulla copertina di Sgt Pepper’s.
La partita riprende, il Milan arranca, l’Inter sbaglia un paio di gol, sembra avviata a una tranquilla vittoria. La barra brava interista prova a intonare qualche «vaffa», ma è chiaro che manca la passione. Ci riprova con «Chi non salta rossonero è!». Ma, di nuovo, non funziona. Il mio vicino alza un gluteo, anche quello di malavoglia. A movimentare il pomeriggio ci pensa Stefano Pioli: smonta la difesa, si chiude, il Milan avanza e l’Inter prende due gol su quelle che l’allenatore nerazzurro chiama «palle inattive». A me sono sembrate attivissime, considerato che sono finite alle spalle di Handanovic, (s)calciate da due difensori. L’arbitro Orsato forse intendeva aspettare l’oscurità, per chiudere il match. Ma adesso c’è l’ora legale, così s’è accontentato di arrivare al 97’. E nel closing, bisogna dire, la squadra del Milan è stata più brava della società.
Pareggio, dunque. Il leggendario traguardo del sesto posto e le sfide di Europa League – rivincite con l’Apoel! trasferte a Krasnodar! – sono alla portata di entrambe le gloriose squadre milanesi; mentre a Torino hanno appena strapazzato il Barcellona. Ma che importa? La città – interista, milanista, cinese – ieri ha vinto comunque. I tifosi delle due squadre sono arrivati mescolati, hanno assistito alla partita fianco a fianco, hanno atteso insieme il turno all’ingresso della metropolitana lilla. Ecco: questa è una vittoria di cui andare orgogliosi, anche se finisce 2-2. Forza Milano. Con la «o», sia chiaro.