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 2017  aprile 16 Domenica calendario

Liti, ricorsi e flop delle «comunarie». Il caos del M5S nelle città al voto

GENOVA Tutti i sondaggi dicono che il M5S è il primo partito italiano, ma questo giro di elezioni amministrative rischia di ridimensionare il fenomeno Cinquestelle. I sintomi ci sono tutti: meetup spesso litigiosi, scarsa partecipazione della base e in alcuni casi l’impasse di non aver ancora trovato un candidato sindaco, con gli attivisti locali in attesa dell’intervento risolutorio della Casaleggio associati. L’11 giugno vanno al voto quattro capoluoghi di Regione (Genova, Palermo, Catanzaro, L’Aquila) e 21 capoluoghi di provincia. Il caso che ha tenuto banco nelle ultime settimane in casa Cinquestelle è ovviamente quello genovese. Nella città di Beppe Grillo si è finiti in tribunale e ad oggi nessuno sa chi sarà (se ci sarà) un candidato sindaco, dopo l’estromissione di imperio della vincitrice delle “comunarie” Marika Cassimatis a favore di Luca Pirondini. Ma anche nel resto d’Italia il M5S non sembra scoppiare di salute. Vedi Palermo, seconda città più importante alle urne, con il caos delle firme false e uno degli indagati, Riccardo Nuti, che attacca il candidato sindaco Ugo Forello: «Non dovevamo candidarlo». Clima da fratelli coltelli, insomma.
Un dato che risalta agli occhi è il numero di partecipanti alle votazione online. A Cuneo il candidato sindaco l’hanno designato con 19 voti; a Frosinone con 18; alla Spezia con 29; a Lecce con 31; a Monza con 17. Numeri degni di una riunione condominiale. E pensare che sono tutti luoghi dove alle tornate precedenti (regionali o europee) i Cinquestelle era andati ovunque in doppia cifra. Il record di partecipazione comunque spetta a Catanzaro: 1.475 votanti, con Bianca Laura Granato arrivata prima (591 preferenze). Alle regionali calabresi del 2014 in città il M5S prese il 7,3 per cento, 2.617 voti. Elemento che fa impressione ma nel senso opposto: praticamente laggiù un elettore su due del Movimento è pure iscritto.
Cinque anni fa a Parma accadde il miracolo. Il M5S era ancora un oggetto misterioso e invece riuscì ad eleggere il primo sindaco della sua storia, Federico Pizzarotti. Adesso sarà lui l’uomo da battere nella città ducale, peccato che non sia più un esponente del M5S ma correrà con la civica “Effetto Parma”. Ci sono due liste pentastellate che da oltre un mese hanno chiesto a Beppe Grillo la certificazione per correre alle elezioni ma non hanno ancora ricevuto una risposta. «Il Movimento abbandona al proprio destino chi sta sul territorio. I miei ex compagni aspettano una risposta via mail o guardando il blog, è deprimente», dice Pizzarotti.
Si litiga anche all’Aquila, altra città simbolo a livello nazionale. Al quartier generale milanese della Casaleggio associati sono arrivate due richieste di certificazione contrapposte, espressione di tre meetup diversi. Potrebbe finire in pareggio, mal comune mezzo gaudio: niente bollino a nessuno, M5S che non si presenta.
Il paradosso è che in alcuni luoghi i grillini volano, almeno secondo i sondaggi. Eppure non hanno un candidato sindaco. Vedi Taranto, luogo complicato, con una situazione ambientale drammatica, stretta nella morsa della contraddizione tra salute e lavoro. I candidati con relativi meetup che vorrebbero l’imprimatur del garante sono tre, “Taras in movimento” contro “Taranto pentastellata” contro gli “Amici di Beppe Grillo”. Sarà sempre l’asse Genova-Milano a decidere chi è il più grillino di tutti.
A Rieti l’imprenditrice e candidata sindaco Lodovica Rando era stata accusata di essersi iscritta al blog il giorno stesso della “comunarie”. Maldicenze o soffiate che fossero, pazienza: coi suoi 55 voti (su 73) Rando ha comunque vinto la sfida interna. Poi c’è Padova, dove lo sconfitto Leonardo Forner si è detto pronto a fare ricorso contro Grillo e Casaleggio per ottenere l’annullamento della consultazione del 29 marzo vinta da Simone Borile. Riflesso dell’annullamento – varato dal blog però – della votazione genovese, perché convocata con poco preavviso. E allora, è stato il ragionamento di Forner, non vale lo stesso anche per il nostro caso? C’era aria di guerra anche a Piacenza, con la gara a chi fosse più ortodosso; poi però (con 59 voti) ha vinto Andrea Pugni contro Rosarita Mannina. Solo che Pugni sta ancora aspettando l’imprimatur officiale dello staff. «Tutto rimandato a dopo il 20 aprile», dicono gli attivisti emiliani. Stesso discorso per Patrizia Cadau a Oristano, manca il via libera ufficiale. Lei nel frattempo scherza su Facebook: «Ho una vita talmente casta e morigerata, che nessuno mi ha neppure appioppato un amante. O sono diventata un cesso oppure un mortorio». Riposta di un (papabile) elettore, pragmatico: «Posti una foto e le daremo un parere».