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 2017  aprile 16 Domenica calendario

Athene Donald: «Si comincia dal latte per capire come va il mondo»

Athene Donald, presidente della Bristish Science Association, è professoressa di Fisica sperimentale a Cambridge, dove è preside del Churchill College: si dice molto preoccupata per la Brexit.
Da dove nasce il suo interesse per la fisica?
«Per me la fisica è capire come funziona il mondo. La mia ricerca si è basata su oggetti familiari, come il cibo. Come avviene l’aggregazione delle proteine? O perché il latte riscaldato diventa più denso?».
Come si collegano questi studi alle sue ricerche sul morbo di Alzheimer?
«Volevo studiare il cibo e non sapevo dove mi avrebbe portato. Il fenomeno dell’aggregazione delle proteine può accadere anche quando invecchiamo e avviene nel nostro cervello».
La ricerca scientifica è creativa?
«Sì. Si prende un’idea in un posto e si esplora l’ignoto. Non è come fare un esperimento a scuola!».
Qual è l’ambito della sua ricerca?
«Non lavoro sul molto piccolo o sul molto grande, ma sulla scala di lunghezza intermedia delle cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Quando ero piccola volevo capire ciò che accade nel mondo. Quello che abbiamo scoperto è che non c’è nulla di unico nel modo in cui si comportano le proteine nel cervello. Si vede questo stesso tipo di struttura altrove».
Questo porterà a una cura per l’Alzheimer?
«Non se conoscono ancora le cause fondamentali».
L’Università di Cambridge è molto avanti in questo settore?
«Quello che ho descritto è una parte del mio lavoro al dipartimento di Fisica, dove la fisica incontra la biologia e la medicina. Io sono uno dei professori di alto livello: i miei figli mi chiedono sempre perché non ho vinto un Nobel!».
Lo studio della fisica è in costante evoluzione?
«Sì, così come le tecniche che usiamo. Qui, alla Royal Society, Robert Hooke doveva disegnare quello che vedeva al microscopio. Ora, invece, abbiamo microscopi automatizzati e possiamo porci domande molto più sofisticate. Lo sviluppo della tecnologia alza il livello dei problemi a cui possiamo rispondere».
Lei è un pioniere nel campo della fisica biologica: perché?
«Per esempio nello studio degli amidi, molto familiari a tutti: studiamo le strutture del granulo di amido. Negli anni quest’area di ricerca è diventata più emozionante, anche grazie ai sequenziamenti genetici».
Come ha fatto a diventare «Master» del Churchill College di Cambridge?
«Ho fatto domanda. Per dirigere occorre avere una vasta esperienza in diversi ambiti ed essere visto come leader».
Il Collegio cura anche gli archivi di Sir Winston Churchill?
«Sì, è stato creato come memoriale nazionale e del Commonwealth a Churchill: si volevano custodire i suoi documenti in un luogo sicuro. Abbiamo anche l’archivio nazionale delle carte di Margaret Thatcher e di altri politici, scienziati e diplomatici».
Come funziona il Churchill College?
«L’Università di Cambridge ha 31 collegi, a cui ci iscrive individualmente. Gli studenti frequentano le lezioni insieme all’Università, ma nei collegi ci sono piccoli gruppi di insegnamento, dette “supervisioni”, dove c’è un’interazione molto personale. Al Churchill College abbiamo 450 studenti e circa 300 studenti post-laurea e ognuno è seguito. È improbabile che le cose vadano male, senza che qualcuno se ne accorga».
Cambridge è un’università di fama mondiale, giusto?
«È tra le più importanti e si colloca tra le prime 5 nel mondo. Abbiamo risorse fantastiche e avere piccole classi di insegnamento permette ai nostri studenti di dare il meglio».
Arrivano da tutto il mondo?
«A livello universitario principalmente dal Regno Unito, mentre circa il 10% dall’Europa. A livello di specializzazione nel mio collegio solo un terzo proviene dal Regno Unito, gli altri da Usa e Cina, oltre che dall’Europa. In altri Paesi gli studenti non si specializzano così in fretta e la Gran Bretagna è seconda solo agli Usa per numero di vincitori del premio Nobel».
Qual è la maggiore differenza tra Oxford e Cambridge?
«Cambridge è più rivolta alla scienza, Oxford alle arti e alla filosofia, alla politica e all’ economia».
Perché a volte la scienza è circondata da un’aura di mistero?
«La gente pensa che la scienza sia difficile, invece è parte della nostra eredità culturale. Ma bisogna anche saperla comunicare e rassicurare la gente».
Traduzione di Carla Reschia