Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I giornali hanno preso a ridere il corteo delle prostitute a Padova, l’altro giorno: una cinquantina di donne, non discinte, ma in abiti molto colorati, con cartelli assai espliciti dedicati al sindaco Zanonato – diessino –, in cui chiedevano di essere lasciate in pace. Come si sa, avendo il sindaco deciso di multare i clienti con 150 euro – o 50, se si concilia immediatamente –, le prostitute hanno promesso prestazioni gratuite a tutti quelli che esibiranno la ricevuta di pagamento della sanzione.
• Una prestazione vale 150 euro....?
Non la butti a ridere anche lei, perché il problema è serissimo. La prostituzione è l’ultima versione dello schiavismo, perché le prostitute, in gran parte straniere (rumene, albanesi, nigeriane), vengono in qualche modo rapite a casa loro e costrette a vendersi in Occidente. I cinesi seguono un iter lunghissimo, che prevede soste intermedie in Ucraina, col solo scopo di dare il tempo ai familiari di pagare un riscatto. Se il riscatto non arriva, ci sono i laboratori clandestini per i maschi o per le donne non troppo avvenenti, la strada per le ragazze. Il grande traffico di esseri umani corre sulle stesse vie che vengono percorse dal traffico di organi (anche qui i più attrezzati sono i cinesi) e da quello della droga. A Padova il sindaco dice che i posti dove le donne battono sono anche pieni di spacciatori. Il giro d’affari è immenso. Il degrado che questi traffici inducono nelle nostre città incommensurabile.
• Non sarebbe meglio se la prostituzione fosse legalizzata?
Ci sono questioni morali molto forti, che trattengono tutte le forze politiche dal fare un passo del genere. Parlo della sensibilità cattolica, ma anche di un’opinione generale non solo religiosa che vivrebbe con ripugnanza l’idea che lo Stato si fa in qualche modo protettore. Certo, i paesi in cui prostituirsi è del tutto regolare, con tanto di fatture e tasse da pagare, sono parecchi e primo fra tutti la Germania. Qui c’è un sindacato delle donne (Hydra) e uno dei clienti (Lust und Prostitution), ogni casa d’appuntamento paga una tassa comunale di 20 euro al giorno che rende, per esempio a Colonia, 700 mila euro l’anno. I clienti sono un milione al giorno, il giro d’affari è di 14 miliardi l’anno, cioè equivale a una finanziaria.
• E in Italia?
In Italia si leggono dati contrastanti, ma le prostitute non possono essere meno di centomila. Ora, come lei sa, un tempo la prostituzione era legale anche da noi: c’era il sistema – scusi il termine – dei casini con le loro brave tenutarie che stavano assai attente all’igiene ed erano capaci di fare iniezioni di permanganato anche ai clienti. E il metodo delle quindicine, cioè le ragazze ruotavano ogni quindici giorni per cui un frequentatore abituale (e ce n’erano a bizzeffe) in quattro-cinque anni le conosceva tutte. Quando – il 20 settembre 1958 – grazie alla legge della senatrice socialista Lina Merlin e al termine di una battaglia durata dieci anni, le case cessarono la loro attività, le professioniste in servizio erano 3000 o al massimo 3500. Se oggi sono centomila dobbiamo ammettere che la nobilissima battaglia ingaggiata in quel momento è stata perduta.
• Quindi?
Quindi si tentano le vie più strane per venire a capo del problema. Berlusconi aveva provato una cauta legalizzazione, presentando nel 2002 un progetto assai prudente di cui forse ricorderà anche lei una stranezza, e cioè che permetteva a due squillo di esercitare nello stesso appartamento, ma lo proibiva a tre, perché tre prostitute tutte insieme «faciunt collegium». La prendemmo tutti a ridere, ma il senso era che, anche permettendo alla singola donna di vendere liberamente il proprio corpo, si voleva impedire che si formasse di nuovo un’organizzazione. l’organizzazione il vero nemico da battere, ovvero il sistema dei reclutatori, dei trasportatori, dei papponi, campioni di violenza e diffusori di illegalità.
• Quanto fa guadagnare una prostituta al suo pappone?
Stime prudenti dicono 110-120 mila euro l’anno per ogni donna. Cioè 11-12 miliardi di euro, senza tener conto di quello che resta in tasca alle prostitute. Denaro che serve ad alimentare altri traffici, denaro che l’organizzazione è perfettamente in grado di moltiplicare. Quelle rare volte che uomini politici di sinistra si azzardano ad affrontare il tema della legalizzazione, pensano a forme di cooperative tra prostitute. Tutti quanti, cioè, sanno che la bestia da ammazzare è appunto l’organizzazione. Per quanto ne so, il metodo di perseguitare i clienti, con multe o altro, non ha mai portato un risultato concreto in nessuna parte del mondo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/5/2007]
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