Corriere della Sera 18/05/2007, pag.57 GIULIO GIORELLO, 18 maggio 2007
LA CONTROVERSIA DELLE STRINGHE
Corriere della Sera 18 maggio 2007. Lo studioso di fisica Peter Woit presenta oggi il suo libro «Neanche sbagliata» (Codice edizioni), sul fallimento della teoria delle stringhe, alla Fiera dell’editoria scientifica di Trieste (Fest), in corso fino a domenica nella città giuliana.
«Quanti angeli possono danzare sulla capocchia di uno spillo? E quante dimensioni può avere una entità trenta potenze di dieci più piccola di una capocchia di spillo?». Così si esprimeva nel 1988 il Nobel per la fisica Sheldon Glashow, a proposito di quella che era considerata la maggior «promessa» di una concezione unitaria dell’universo – nota come teoria delle stringhe. Era stata elaborata nei primi anni Settanta, quando tre ricercatori (Yoichiro Nambu, Leonard Susskind e Holger Bech Nielsen) avevano ripreso un’elegante idea (1968) di Gabriele Veneziano (giovane fisico italiano allora in Israele), e doveva rivelarsi (come dice uno dei tre, Susskind, nel suo Il paesaggio cosmico, Adelphi, pp. 384, e 34) «un susseguirsi di imprevisti, rovesciamenti del destino e colpi di fortuna». Ben presto si sarebbe profilata come uno dei tentativi più ambiziosi di combinare teoria dei quanti e relatività generale – le due anime della fisica del Novecento. Da secoli i fisici sembrano mirare alla definizione di un’unica teoria capace di descrivere i fenomeni della natura. Era stato il sogno di Newton (1687) come dello stesso Einstein (1915) . Al contrario di impostazioni più tradizionali, la teoria delle stringhe intendeva però i costituenti ultimi dell’universo non come puntiformi, bensì come pezzi di corda («stringa») che vibrano in uno spazio pluridimensionale e i cui modi di vibrazione (o «suoni») rappresentano le particelle individuate dalla fisica subatomica. Qualcuno ha insinuato che si tratterebbe di un ritorno a Pitagora, il sapiente greco (570-490 a. C.) che aveva coniugato aritmetica, musica e cosmologia nella sua concezione dell’armonia del mondo!
Ma la promessa non sembra essere stata mantenuta – e non pochi ex ammiratori si sono mutati in detrattori. Si racconta che Wolfgang Pauli, il più «mefistofelico» dei padri fondatori della meccanica quantistica, liquidasse sbrigativamente con la battuta «completamente sbagliato» qualsiasi approccio con cui non si trovasse d’accordo; salvo che, una volta, peggiorò il giudizio, dicendo mestamente del lavoro di un giovane collega che «non era neppure sbagliato». E
Neanche sbagliata è il titolo di un recente volume di Peter Woit (Codice edizioni, pp. 287, e 23) – ora alla Columbia University – dedicato «al fallimento della teoria delle stringhe». Accolto nella comunità scientifica ora con favore ora con opposizione, il volume nasce da un blog lanciato per contestare quel rinnovato punto di vista «pitagorico». Ne traspare un malumore abbastanza diffuso: la teoria delle stringhe resta un oggetto misterioso – nella migliore delle ipotesi, «una sorta di un’astronave proveniente dal futuro di cui non si possiede il manuale di istruzioni»; nella peggiore, un insieme di aggiustamenti per far tornare i conti che ricorre, per esempio, a un arbitrario numero di dimensioni (solitamente dieci, invece delle tre più una dello usuale spazio-tempo einsteiniano), ma resta sostanzialmente incapace di fornire previsioni controllabili per le particelle elementari. Se le cose stanno davvero così, qual è allora la ragione del fascino mediatico che «l’astronave» ha suscitato al di là della ristretta cerchia degli specialisti?
Lapresenza di Woit alla Fiera internazionale dell’editoria scientifica di Trieste (il suo intervento è previsto oggi alle ore 17) costituisce dunque un’occasione per il largo pubblico di avere esperienza diretta di una polemica scientifica in corso. «Che anche gli uomini di scienza abbiano le loro liti», lo ammetteva già nel Settecento il grande matematico Eulero, ma aggiungeva che tutto questo lungi dal farci disprezzare il sapere, è un nuovo stimolo alla conoscenza. Da entrambi i lati della barricata sono in gioco concezioni differenti del successo sperimentale e del rigore matematico – come riconosce lo stesso Woit rendendo i dovuti onori a Eduard Witten, il «Professore» di Princeton che, come dice Susskind, è stato il principale «artefice» della trattazione matematica delle stringhe. Forse ha ragione Michael Atiyah, prestigioso matematico britannico, quando sostiene che, sebbene la teoria delle stringhe sia innegabilmente sotto accusa, non viene per questo meno la tentazione «pitagorica» di cercare il contenuto matematico del mondo. E ricorda che nei momenti in cui è necessaria una grande dose di immaginazione matematica per superare le difficoltà, i ricercatori possono anche ricorrere «a uno stile alquanto piratesco». E allora potremmo parafrasare Nietzsche, via sulle navi, filosofi (della natura)!
GIULIO GIORELLO