Luigi La Spina, La Stampa 18/5/2007, 18 maggio 2007
«...Colpiscono, invece, al di là delle parole di circostanza, la delusione per la mancata efficacia dell’azione governativa e la sorpresa per i contrasti con quello che doveva essere uno dei principali alleati, il sindacato
«...Colpiscono, invece, al di là delle parole di circostanza, la delusione per la mancata efficacia dell’azione governativa e la sorpresa per i contrasti con quello che doveva essere uno dei principali alleati, il sindacato. Nessuno, per carità, ha nostalgia per la vecchia stagione in cui tra partiti della sinistra e movimento dei lavoratori esisteva una solida e affidabile cinghia di trasmissione. Il «collateralismo», come i sociologi lo chiamavano, ha fatto fortunatamente il suo tempo e la sua resurrezione, persino tra la Chiesa e alcuni partiti che si definiscono cattolici, è giustamente deprecata come una sciagurata eventualità. Non era del tutto ingenuo, però, aspettarsi un rapporto migliore tra questo governo di centrosinistra e i sindacati, dopo i furibondi scontri del precedente ministero Berlusconi nella scorsa legislatura. Ora ci troviamo, invece, con un proclamato sciopero di tutti gli statali e, addirittura, con l’ammissione da parte del leader della Cgil di un possibile sciopero generale contro il governo Prodi. Al di là di una fisiologica conflittualità tra un ministro tecnico rigorista e privo di esigenze clientelari e partitiche come Padoa Schioppa e le richieste di aumenti salariali a spese dei conti dello Stato così faticosamente risanati, ci si deve chiedere se non esistano più profondi motivi di incomunicabilità, di incomprensione, di insensibilità reciproca tra tutto il governo, tutta la composita maggioranza che lo sostiene e il mondo sindacale. Una osservazione numerica, innanzi tutto, è comunque evidente: il legame tra il vecchio Pci e la Cgil si è ormai frantumato. Da una parte, almeno quello tra i Ds e coloro che si oppongono alla costituzione del Partito democratico. La competizione tra la sinistra radicale, rafforzata dall’arrivo di Mussi e dei suoi seguaci, e quella riformista ha come conseguenza inevitabile un riflesso dentro il mondo sindacale tutt’altro che stabilizzante. Dall’altra parte, l’ex maggioranza cofferatiana, dentro la Cgil, si è dispersa e confusa in un sostegno a Epifani non più così solido come quello che assicurava al suo predecessore. Ecco perché, anche qui, è avvenuta una moltiplicazione delle correnti interne e dei soggetti che influenzano la linea generale della Confederazione. Le novità forse più interessanti e meno scontate, però, riguardano le trasformazioni avvenute nel mondo del lavoro e della sua rappresentanza. Il vecchio schema che spartiva gli statali tra la Cisl e il variagato ma agguerrito esercito del sindacalismo autonomo non regge più davanti alla constatazione che è proprio la Cgil ad avere, sia pure di poco, la quota percentuale maggiore in tale settore. Nel sindacato di Epifani, poi, il peso dei pensionati e soprattutto dei pensionandi è fortissimo, mentre il rapporto con le nuove generazioni, sia quelle occupate stabilmente, sia quelle precarie, sia quelle disoccupate, è molto più incerto e sempre fonte di conflitti e di sfiducia. Ci si può sorprendere, allora, se nei palazzoni romani, ma anche a Mirafiori, non ci siano più quelle antiche benevolenze?» (Luigi La Spina) Stampa Articolo