Libero 18/05/2007, Leonardo Iannacci, 18 maggio 2007
IL TRIONFO DI LAURA
Libero 18 maggio 2007. Non vuol esser da meno del suo amato Milan, che ha invitato al completo alla festa. Per il concerto che terrà allo stadio Meazza di San Siro il prossimo 2 giugno, Laura Pausini sta facendo le cose in grande: una band di dieci elementi ad accompagnarla, un palco tecnologico a sei piani di 300 metri quadrati che avvolgerà il pubblico sul prato, due super-schermi al lati e, per finire, 60.000 (dei 70.000 biglietti disponibili) già venduti per quello che sta diventando l’evento dell’estate. Laura sarà la prima donna a esibirsi nello stesso impianto che ha santificato le esibizioni di Vasco Rossi e Ligabue, Claudio Baglioni e i Rolling Stones, Robbie Williams e gli U2. In un Meazza affollato di notte di note (il 2 giugno canta la Pausini, il 9 Renato Zero, il 21 e 22 Vasco Rossi, il 30 Biagio Antonacci), la cattedrale del calcio milanese torna, quindi, tempio pagano della musica. Nei giorni scorsi è anche arrivato il via libera dal Comune di Milano per alzare il livello acustico all’interno dello stadio: durante i cinque concerti di giugno, le casse potranno sparare fino a 80 decibel a patto che le esibizioni non superino le sei ore. In esclusiva a Libero, Laura racconta le emozioni nel count-down dell’evento. Cosa provi? «Quando mi hanno proposto San Siro ho esitato. Hanno cominciato subito a tremarmi le ginocchia. Avendo vissuto l’esperienza di tifosa nello stadio pieno, mi sentivo un po’ intimidita. Mi hanno dovuta convincere, ma ora ne sono felicissima. Mi chiedevo: se non lo riempie un uomo, perché dovrei riuscirci io? Ho visto San Siro esaurito per il Milan e per Vasco Rossi, ho vissuto lo stadio da tifosa e da fan. So cosa si prova lì dentro. Ora mi sto ricredendo, visto come va la prevendita...». Cosa servirà al pubblico in questa serata speciale? «Per San Siro avevo selezionato 50 canzoni, ma volendo partire al tramonto ed essendoci il limite tassativo di chiusura alle 23.30, ho dovuto tagliare. Ci saranno moltissimi pezzi di "Io canto". Ho riarrangiato tutti i brani per adattarli alle dimensioni di un live così importante che diventerà un Dvd. Infine, una sorpresa: due canzoni che non ho mai cantato». Laura come Madonna? «Nooo! I miei concerti sono soprattutto show musicali. Non mi ci vedo sul palco con il frustino...». Lei ama i duetti, l’ultimo con Bosè nel nuovo album di Miguel "Papito". «Te amaré è stata la prima canzone che Bosé ha scritto e, mentre stavamo duettando, in sala d’incisione mi sono accorta con la coda dell’occhio che piangeva». La sua collega Elisa, con la quale duella ai vertici dell’hit-parade, ha detto: Laura mi piace molto adesso, è matura, più donna, meno timida. Lei come si vede? «Dicono che ho tirato un po’ fuori gli artigli da quando lavoro tra gli Stati Uniti e il Sud America. Mi hanno detto che sono diventata sexy dopo aver visto il mio décolleté sulla copertina di "Io canto". Beh, e allora? In fin dei conti metto in mostra me stessa. Mica mi dispiace...». Una digressione personale: la ricordo anni fa quando, non ancora famosa, nella pizzeria Napoleone, a Bologna, accompagnava suo padre, musicista di piano-bar, e risvegliava gli assonnati clienti con la sua voce portentosa. «Ricordo con affetto quei giorni bolognesi perché sono stati quelli che mi hanno fatta crescere. Non avevo ancora canzoni mie e puntavo su brani che rappresentavano i momenti più importanti della cultura musicale pop italiana dal Settanta ad oggi. Alcune canzoni le ho poi riprese nel mio disco di cover che ha venduto, lo scorso inverno, 600.000 copie. Ho fatto la mia gavetta con papà, è stata la mia fortuna. Poi ho vinto Sanremo e sono partita per l’America». Quando ha scoperto di essere diventata veramente grande? «A livello mondiale quando ho vinto, a Los Angeles, il Grammy, l’Oscar della musica per l’album "Resta in ascolto" che ha stravenduto in America». vero che vuole togliersi lo sfizio di presentare il festival di Sanremo almeno una volta? «Amo quella manifestazione, e non soltanto per averla vinta al mio esordio, nel ’93, con "La solitudine". Prometto al pubblico italiano di rifarmi viva da quelle parti. Ma con il rispetto che ho per Pippo Baudo, il vero signor Sanremo, un giorno vorrei essere sul palco dell’Ariston per presentare il Festival e non soltanto come ospite d’onore. Mi piacerebbe provare l’ebbrezza di annunciare un cantante, di lavorare attorno all’organizzazione». Cosa manca, oggi, a Laura Pausini? «L’Italia, lo scorso anno ci sono stata 6 giorni su 365. E poi un figlio. Ma con calma».
Leonardo Iannacci