La Stampa 18/05/2007, pag.19 DOMENICO QUIRICO, 18 maggio 2007
Gli uomini-ombra di Monsieur Le President. La Stampa 18 Maggio 2007. Charles Pasqua, ex primo ministro, che l’ha scoperto: «Un tipo eccezionale, con una potenza di lavoro formidabile»
Gli uomini-ombra di Monsieur Le President. La Stampa 18 Maggio 2007. Charles Pasqua, ex primo ministro, che l’ha scoperto: «Un tipo eccezionale, con una potenza di lavoro formidabile». Jean Pierre Raffarin, altro primo ministro che lo rimpiange: « un manager affidabile che conosce gli ingranaggi dello stato alla perfezione. Soprattutto è l’unico che può dire no a Sarkozy e fargli cambiare idea». Nicolas Sarkozy, allora come lo giudica? « un uomo con una straordinaria calma e capacità di lavoro. C’è una tale armonia intellettuale tra noi che affidargli quel posto era obbligatorio». Si parla forse di Francois Fillon, il nuovo premier? Niente affatto: si encomia prepotentemente un uomo che nel governo non ha poltrone, ma che sarà il vero cervello della Francia nuova. Ovviamente a fianco di Sarko. Claude Guéant, occhialuto, passioni note per Mozart e l’Italia, non ha bisogno dei gradi di ministro, perché è la vera eminenza grigia: il suo ufficio è proprio accanto a quello presidenziale, sulla porta l’etichetta di segretario generale dell’Eliseo. Forse più potente e ascoltata c’è solo Cécilia. La sua è stata, e non solo per ragioni protocollari, la prima nomina della nuova era. Da lui come responsabile della campagna è iniziata la marcia verso l’Eliseo, anche se molti all’UMP ironizzavano sul «funzionario» che non sapeva nulla di politica. Attraverso lui, il guardiano del Tempio sarkosista, passeranno i fili della nuova politica francese. Non ha poteri specifici, quindi li ha tutti. E conosce perfettamente le magagne e la forza di resistenza elefantiaca di quell’Apparato francese che il Presidente vuole rinnovare. L’ha frequentato e servito per 30 anni. I suoi punti deboli per lui non hanno segreti. Alto funzionario, alto poliziotto, alto prefetto: l’aggettivo è d’obbligo, lo usano anche gli avversari. Guéant è un cortigiano, con una precisazione. Questo termine in Francia non ha il significato spregiativo che ha da noi, indica chi aspira a trovarsi accanto al Potere, in alto per aver modo di osservare e capire di più. Ha messo al servizio di Sarkozy un metodo di lavoro affinato in tre decenni passati con encomio nell’Administration, il dressage della autorità senza falle e senza arroganza. La loro marcia fianco a fianco è iniziata nel 2002 quando è diventato capo gabinetto di un nuovo ministro degli Interni, dalle ambizioni e dalle passioni prepotenti. Scelta eccellente, giocata sulla mescolanza degli opposti perché Guéant è discreto e gentile quanto Sarkozy brusco e spettacolare. Al Quai d’Orsay riservano sorrisini tranquillizzanti quando si accenna al prossimo avvento di Bernard Kouchner, il patrocinatore dell’ingerenza umanitaria, il socialista sarkosizzato. Il commento è che è una faccia telegenica da spedire in giro per la propaganda: «La politica estera, quella vera, la farà Levitte». Ecco l’altro «decideur», un pilastro di quel governo parallelo, personalissimo che il nuovo presidente ha costruito all’Eliseo appena entrato in carica. Comanderà la cellula diplomatica, che già qualcuno definisce il vero Quai d’Orsay. Ambasciatore a Washington, sinologo di formazione, Jean-David Levitte è famosissimo, soprattutto in America. Elegante, abile nel dosaggio delle parole, figlio di un ucraino e di un’olandese nata in Mozambico, è il più francese dei diplomatici anche se non ha una goccia di sangue francese, parola del suo collega inglese Jeremy Greenstock. Perché la forza della Francia resta questa intelligenza colta che a forza di sgocciolature, è penetrata, quasi filtrata, ovunque. l’uomo che ha raffreddato la guerra caldissima tra Washington e Parigi dopo lo schiaffo iracheno di Chirac. Il diritto di negoziarla se l’è guadagnato battendosi con gli artigli quando a Washington la Francia era «il complice» di Saddam Hussein, da isolare e punire. Chi meglio di lui può dosare una delle missioni più complicate del nuovo presidente, ovvero affiancare l’amico Bush senza apparire suddito e senza urtare gli stratificati umori antiyankee dei francesi? DOMENICO QUIRICO