Varie, 18 maggio 2007
SECCHI
SECCHI Luciano 24 agosto 1939. Autore di fumettti, con lo pseudonimo Max Bunker ha creato Maschera Nera (’62); Kriminal e Satanik (’64) con Magnus; El Gringo e Dennis Cobb (’65); Gesebel (’66); Maxmagnus (’68) e Alan Ford (’69) ancora con Magnus; Fouché (’73); Daniel (’74); Cliff (’79); Angel Dark (’90); Kerry Kross (’94). Romanziere (suoi i gialli di Riccardo Finzi), negli anni 70 da direttore responsabile della Corno ha pubblicato i super-eroi Marvel in Italia. Oggi è anche editore con la Mbp • «Sceneggiatore, romanziere, editore. Ma tra le mille attività di Luciano Secchi (o Max Bunker) ce n’è una per la quale gli appassionati gli saranno sempre grati: ”scoprì” Spider-Man e, per primo, lo pubblicò in Italia nel 1970. Aveva visto lontano. Dice la leggenda che lei ritrovò Spider- Man in Versilia. ”Tutto vero. Forte dei Marmi, un’edicola in spiaggia. La curiosità mi spinse ad acquistare quegli albi Marvel così colorati, originali, diversi. Era il 1968, anno di cambiamenti... [...] Rimasi affascinato dalla filosofia di Stan Lee: super-eroi con super-problemi. Originale. Non ci aveva pensato nessuno”. Acquistare i diritti non fu facile. ”Perché la Mondadori aveva un’opzione. Scottata però dalle esperienze non positive di Batman e Superman, decise di lasciare. E l’editoriale Corno subentrò con un contratto di due anni. A quel tempo la Marvel era un’azienda piccola, non come oggi”. Come andò? ”Il primo anno così così, poi nel ’71 ci fu il botto. Grazie all’Uomo Ragno, da sempre il più venduto”. Perché? ”Intanto per la grande novità: il protagonista era tutto sommato brutto, almeno nella versione di Ditko. Poco simpatico, timido, senza ragazze, preso in giro dai compagni di scuola. Situazioni in cui siamo ritrovati tutti. Poi, la grande umanità di tutti personaggi e delle storie. Una rivoluzione nel fumetto. Sa qual è la verità? [...] Che tutti abbiamo sperato di essere morsi, un giorno, dal ragno radioattivo. Come Peter”. Come andavano le vendite? ”Dai 40/50mila del primo anno si passò a 100mila. E così andò fino al ’75-76. Le ristampe giunsero a 130mila. L’Uomo Ragno fece la fortuna della Corno. Gli altri, dai Fantastici Quattro a Devil a Thor, tra le 40 e le 50mila copie: cifre di tutto rispetto anche allora. Merito soprattutto delle storie di Stan Lee: inventò personaggi unici e nemici incredibili”. L’avventura più bella? ”Tutte le prime dedicate a Goblin. Il ciclo che avete pubblicato nel secondo volume della collana: le origini, l’Uomo Ragno smascherato, la morte di Gwen. Irripetibili”. Perché l’Uomo Ragno ha questo successo dal 1962? ”Perché è uno dei dieci fumetti più belli del mondo. Perché resta un rifugio quando vuoi leggere qualcosa. Perché magari sarà meno colto di Spirit o Steve Canyon, ma è più avvincente. Perché l’alchimia tra Lee e Ditko, ma soprattutto tra Lee e Romita, ha creato storie uniche”. In Italia poteva chiamarsi Arakno. ”Spider-Man non potevo usarlo, perché c’era un fumetto inglese della Fleetway con lo stesso nome. Il dubbio era tra Arakno e l’Uomo Ragno. Il fatto che ci fosse già l’Uomo Mascherato, che tutti conoscevano, facilitò la scelta”. Molta gente oggi pensa che il fumetto sia tratto dal film, e ignora che Spider- Man ha una storia lunga 45 anni. Non le fa un po’ rabbia? ”Il fumetto è stato spesso considerato letteratura popolare di serie B. E poi i film incassano miliardi in tutto il mondo, dei film parlano tutti. un fenomeno incredibile: se soltanto il 10% di chi va al cinema leggesse il fumetto... Anche se mi chiedo: le giovani generazioni leggono o guardano soltanto le immagini? E spesso mi rispondo che la prima colpevole di questa degenerazione culturale è la tv”. I film le sono piaciuti? ”Sì. Anche il terzo. Non apprezzo soltanto una cosa: il costume di Goblin, lontano da quello originale. Stan è della stessa opinione. Però mi ha detto: ” un successo tale che possiamo anche accettarlo così’”» (Fabio Licari, ”La Gazzetta dello Sport” 18/5/2007).