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 2007  maggio 18 Venerdì calendario

Nuova Rai in campo con 11 non politici. La Stampa 18 Maggio 2007. ROMA. «Rendere la Rai più autonoma dal governo e dai partiti, metterla in grado di prendere decisioni strategiche, creare le condizioni perché il servizio pubblico si differenzi dalla tv commerciale»

Nuova Rai in campo con 11 non politici. La Stampa 18 Maggio 2007. ROMA. «Rendere la Rai più autonoma dal governo e dai partiti, metterla in grado di prendere decisioni strategiche, creare le condizioni perché il servizio pubblico si differenzi dalla tv commerciale». E’ questo, spiega il ministro delle Comunicazioni Gentiloni, il triplice obiettivo del ddl di riforma della Rai che, accelerato dalla paralisi decisionale in cui versano i vertici di viale Mazzini e smussato in certi punti per renderlo accettabile anche alla sinistra radicale, è approdato ieri in Consiglio dei ministri, che l’ha approvato all’unanimità. Tuttavia, per arrivare a quel testo condiviso - ma «emendabile», ha mediato Prodi (e Mastella, Bonino e Verdi si propongono di valutarlo in Parlamento)- fra i ministri vi è stato un certo dibattito. Al centro, non tanto la Fondazione alla quale farà capo la Rai al posto dell’azionista Tesoro, ma la cosiddetta «societarizzazione», cioè la divisione della Rai in tre società distinte: per le attività di servizio pubblico finanziato dal canone, per quelle finanziate dalla pubblicità e per le reti di distribuzione. Una divisione che la sinistra radicale vede da sempre come l’anticamera della privatizzazione. «Meglio di no» hanno detto sia Massimo D’Alema sia Giuliano Amato: «Meglio delegare la Fondazione, delineando solo dei principi di fondo. E comunque la Rai deve restare interamente pubblica». Così come ovviamente chiede il ministro del Welfare Ferrero, del Prc. Emma Bonino, all’opposto, sostiene che andrebbe privatizzata e tale obiettivo dovrebbe entrare nel testo. Mentre Bersani e Padoa-Schioppa difendono la bozza Gentiloni, dove c’era una soluzione di compromesso: natura pubblica, come da programma dell’Unione, ma tre società sotto una Rai Holding. E Mastella giudica «demagogico» continuare a denigrare i legami fra Rai e politica «non sempre così negativi». Alla fine prevale il suggerimento di D’Alema e Amato. La Fondazione avrà sei mesi per riorganizzare l’azienda tenendo conto di tre principi: unitarietà sotto il controllo pubblico, distinzione fra attività finanziate da canone e pubblicità (senza più obbligo di creare società diverse), separazione fra gestione della rete e produzione di contenuti. La vera novità, sottolinea Gentiloni, compiaciuto perché si è arrivati a varare la prima riforma organica della Rai dopo quella del 1975, è la Fondazione: quarto «passaggio di proprietà» dopo Iri, Rai Holding e ministero dell’Economia. Una scelta dettata dalla volontà di staccare il più possibile la Rai da governo e partiti, condivisa dai più. A reggere la Fondazione sarà un consiglio allargato, rispetto alle prime bozze, di 11 membri. Quattro di nomina parlamentare (ma non tali) eletti con maggioranza di 2/3 dalla Vigilanza; un rappresentante dei dipendenti Rai, due scelti dalla Conferenza delle Regioni e altri quattro nominati rispettivamente da Cnel, Conferenza dei Rettori, Accademia dei Lincei, Consulta dei consumatori. Sarà tale consiglio poi a nominare il cda dell’azienda, che sarà soggetta solo al codice civile e al cui vertice, come in tutte le società, vi sarà un amministratore delegato con tutti i poteri del caso, ben superiori a quelli dell’attuale dg contornato da un cda «politico». La conferenza stampa è anche l’occasione per chiedere se il governo condivide l’affermazione del ministro dell’Economia. «Se potessi azzererei l’intero cda della Rai, ma posso agire solo su Petroni», aveva detto in Vigilanza, suscitando le rimostranze dei consiglieri Curzi e Rizzo Nervo (che ha ribattuto accusando a sua volta il ministro di essere lui stesso «corresponsabile» della paralisi Rai con la sua inerzia durata un anno). «Padoa-Schioppa ha fatto solo un esempio de jure, spiegando che l’azionista di una normale società, come la Fiat, in base al codice civile può mandare a casa l’intero vertice della società, mentre per la Rai questo è impossibile», ha smorzato il portavoce del governo Silvio Sircana. MARIA GRAZIA BRUZZONE