Il Sole 24 Ore 18/05/2007, pag.4 Gianni Trovati, 18 maggio 2007
Ai politici locali 746 milioni l’anno. Il Sole 24 Ore 18 maggio 2007. La politica locale costa oggi 746 milioni all’anno e "produce" 195mila cariche tra consiglieri, assessori e Giunte di Comuni, Province e Comunità montane
Ai politici locali 746 milioni l’anno. Il Sole 24 Ore 18 maggio 2007. La politica locale costa oggi 746 milioni all’anno e "produce" 195mila cariche tra consiglieri, assessori e Giunte di Comuni, Province e Comunità montane. Senza contare gli 800 consigli di zona, che impegnano 12.500 persone nel primo livello della democrazia rappresentativa. Nel 2004, secondo i calcoli elaborati dall’Ifel (istituto per la Finanza locale) per i Comuni e dall’Upi per le Province, il conto presentato dalle rappresentanze sul territorio era di 829 milioni di euro, ma nel frattempo la Finanziaria 2005 ha tagliato del 10% le indennità. Ora che i «costi della politica» sono tornati al centro del dibattito, i numeri fioccano e contribuiscono a individuare il peso specifico di ogni livello di governo. Con Comuni e Province in prima linea, che calcolatrice alla mano hanno lanciato la proposta di tagliare del 25% i posti nelle Assemblee e negli esecutivi. Una misura draconiana, che se attuata manderebbe in soffitta 43mila tra poltrone e seggi e farebbe risparmiare al sistema degli enti locali più di 121 milioni di euro ogni anno. Altri 7.400 posti sarebbero cancellati se la falce colpisse anche le Comunità montane e i consigli circoscrizionali. Non è poco, anche se la cifra serve più a indicare un deciso cambio di rotta che a risolvere il problema dell’espansione della spesa pubblica. Anche perché, per essere efficace, l’esempio dovrà essere seguito da Regioni, Parlamento, ministeri e vertici delle spa pubbliche, su cui la commissione Affari costituzionali della Camera ha avviato ieri l’indagine conoscitiva. Ma il tema è delicato, e affrontarlo con toni troppo tranchant può essere pericoloso: ne sa qualcosa la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, che ieri si è vista recapitare «lo sconcerto e l’amarezza» di esponenti della sua stessa maggioranza per aver parlato di compensi troppo alti di consiglieri che in alcuni casi dovrebbero «andare a scuola di politica per imparare gli strumenti del mestiere». Così come qualche giorno fa il presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, dopo aver parlato della necessità di un «superamento delle Comunità montane» si era beccato dall’Uncem (l’Unione delle Comunità montane, appunto) l’accusa di mettere in atto «un’operazione tartufesca e conservatrice». Lo scenario, comunque, è in movimento, e se i riflettori non si spegneranno in fretta potrebbe portare a risultati importanti. Nel caso dei Comuni, che da soli coprono il 77% dei costi annuali della democrazia locale, l’efficacia è data dai grandi numeri più che dal peso delle singole indennità. Che viaggiano verso l’alto nei Comuni maggiori, come mostra l’inchiesta qui sopra, ma offrono cifre assai meno importanti nella maggioranza degli enti. Nei 4.700 municipi con meno di 3mila abitanti (sono il 58% del totale) l’indennità lorda mensile del primo cittadino non supera i 1.300 euro, e ad essa sono parametrati i compensi della Giunta. E proprio il peso percentuale degli enti minori spiega il livello medio dei compensi che emerge dai calcoli dell’Ifel, e che viaggiano dai 1.964 euro lordi al mese dei sindaci ai 596 euro medi per gli assessori. Lo stesso meccanismo, che appesantisce le «buste» degli amministratori al crescere della popolazione, torna nelle Province, e arriva a offrire ai 10 presidenti che guidano un ente sopra il milione di abitanti un’indennità mensile di quasi 6.300 euro. I loro 70 colleghi che si attestano sotto il mezzo milione di amministrati si devono invece "accontentare" di un compenso che viaggia fra i 3.700 e i 4.500 euro al mese. Gianni Trovati