Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’Istat ha calcolato che l’anno scorso il Pil italiano è aumentato del 2 per cento. un dato ottimo: un anno fa, cioè alla fine del 2005, si pensava che il Pil italiano non sarebbe quasi aumentato.
• Che cos’è il Pil?
E’ una sigla che significa Prodotto Interno Lordo. In pratica: tutto quello che abbiamo prodotto, in beni e servizi, nel 2006. Aumento del Pil nel 2006 significa che nel 2006 abbiamo prodotto più che nel 2005.
• Quindi dovremmo star meglio di prima?
In termini generali dovremmo star meglio, perché abbiamo fatto più cose. Che poi queste più cose si traducano in un vantaggio concreto percepibile da ognuno di noi singolarmente, questo è un altro discorso. Abbiamo appena preso gli stipendi e di sicuro nelle buste paga abbiamo percepito più finanziaria che aumento del Pil.
• E allora?
Allora, se l’aumento del Pil fosse stato meno significativo, o addirittura se ci fosse stata una diminuzione del Pil, il governo avrebbe dovuto prendere qualche misura sgradevole, perché il fatto di produrre meno avrebbe avuto influenza sulla nostra ricchezza complessiva, cioè sui soldi che l’Italia ha. L’aumento del Pil registrato dall’Istat significa 3,5 miliardi di euro in più, oltre tutto inaspettati. E l’Italia ha bisogno di questi soldi, perché deve pagare i suoi debiti, metà dei quali sono in mani straniere. Proprio l’altro ieri il debito pubblico italiano ha toccato il suo record: 1600 miliardi di euro, cifra mai vista prima.
• Questo aumento del Pil è merito di Prodi o di Berlusconi? Cioè, di Padoa-Schioppa o di Tremonti?
Le analisi sono in corso e un dato è praticamente cert è merito innanzi tutto delle esportazioni, cioè dei buoni affari che abbiamo cominciato a fare con la Cina e con gli altri paesi orientali, e dei buoni affari che continuiamo a fare con gli Stati Uniti. Sulla Cina, è parlante la situazione del comparto tessile. All’inizio del 2005, caduti i dazi, pareva che proprio il settore tessile sarebbe stato travolto dalla concorrenza orientale. Il giornale Business Week aveva stimato che si sarebbero persi in tutta Europa 30 milioni di posti di lavoro e che i cinesi, per il fatto di poter praticare prezzi più bassi dei nostri, ci avrebbero invaso e messo in ginocchio con le loro merci a basso costo. Qualche dazio venne perciò riattivato e, soprattutto, cominciammo, noi e gli altri europei, a organizzarci per andare a vendere di più in Cina e in Oriente. Risultat per cinque anni il tessile è andato peggiorando e invece nel 2006 ha segnato un bel +1,4. Quanto agli americani, hanno continuato a comprare come pazzi, e il loro deficit commerciale (differenza tra soldi spesi per gli acquisti e soldi incassati per le vendite) ha raggiunto lo scorso dicembre i 61,2 miliardi di dollari, 1,5% per cento in più sul 2005. Quindi direi che ha di sicuro ragione Montezemol un merito certo è quello delle nostre aziende, che si sono ristrutturate in modo da esser ben presenti sui mercati vecchi e nuovi.
• Il 2007 sarà perciò un anno buono come il 2006? Ci toglieranno un po’ di tasse?
Bisogna vedere. Prima di tutto il nostro dato è positivo, ma inferiore a quello del resto d’Europa, il cui aumento è stato del 2,8 (e ci si aspettava il 2,1). Quindi bisogna dire che al di là dei meriti delle aziende e di quello che possono aver fatto Tremonti o Padoa-Schioppa, è risultato favorevole il periodo nel suo complesso, una specie di onda che ha portato in alto anche noi. Per creare questa onda ha fatto molto la Germania, che ha un aumento superiore al nostro, e ha fatto molto la Spagna (idem). Con i soldi in più, dovremo fare molte cose: diminuire il debito, investire per stare al passo con gli altri paesi europei, e alla fine anche togliere un po’ di tasse, provvedimento che avrebbe oltre tutto l’effetto di lasciarci più soldi per fare acquisti e stimolare il ciclo economico. Prodi e Padoa-Schioppa hanno detto che potrebbe accadere. Speriamo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 15/2/2007]
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