Amy Harmon, la Repubblica 15/2/2007, 15 febbraio 2007
Jeffrey Harrison, cinquantenne, di professione dog sitter, residente in un camper vicino alla zona Venice di Los Angeles con i suoi quattro cani, negli anni Ottanta era uno dei più richiesti donatori di sperma (le sue credenziali: un metro e ottanta, di altezza occhi azzurri, interessi per la filosofia, la musica e il teatro)
Jeffrey Harrison, cinquantenne, di professione dog sitter, residente in un camper vicino alla zona Venice di Los Angeles con i suoi quattro cani, negli anni Ottanta era uno dei più richiesti donatori di sperma (le sue credenziali: un metro e ottanta, di altezza occhi azzurri, interessi per la filosofia, la musica e il teatro). Presentandosi alla California Cryobank due volte a settimana riusciva a guadagnare 400 dollari al mese. Quindici mesi fa da un articolo del New York Times ha scoperto che due adolescenti, le cui madri avevano usato il suo sperma per concepirle, lo stavano cercando. Per i primi mesi restò in silenzio, temendo che le giovani sarebbero rimaste deluse dalle sue umili condizioni di vita. Poche settimane fa si collegò al sito Donor Sibling Registry, creato per facilitare i rapporti tra i nati dallo sperma di donatori e dove le sue figlie si erano conosciute. Lì si rese conto che nel frattempo si erano aggiunti altri quattro adolescenti nati grazie al suo seme. Per San Valentino ha mandato a tutti loro un biglietto con su scritto ”Ciao” e dopo pochi giorni li ha conosciuti.