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 2007  febbraio 15 Giovedì calendario

Nel guardare atterrito la guerriglia di Catania in diretta tivù, mi ha folgorato un ricordo. Era il 19 novembre 1969, Milano, via Larga, sciopero generale per la casa

Nel guardare atterrito la guerriglia di Catania in diretta tivù, mi ha folgorato un ricordo. Era il 19 novembre 1969, Milano, via Larga, sciopero generale per la casa. Dopo il comizio sindacale al Lirico, la gente iniziò a sfollare. Di colpo, si accese uno scontro fra bande di giovani e la polizia. L’arma micidiale contro gli agenti furono dei tubi metallici, strappati a una cantiere sulla strada. Un poliziotto, Antonio Annarumma, 22 anni, venne trafitto da una di quelle aste e morì. Fu la prima di tante tragedie nei due decenni successivi. La polizia non usava la mano dura. La sinistra gridava che il pericolo veniva da destra. Quando il prefetto di Milano, Libero Mazza, spiegò che c’erano gli opposti estremismi, fu messo alla gogna. In piazza gli estremisti rossi scandivano contro poliziotti e caramba uno slogan mortuario: ’Camerata basco nero - il tuo posto è il cimitero’. La storia finì quando il generale Dalla Chiesa cominciò a usare le sacrosante maniere forti. Oggi gli ultras del calcio sono più sintetici: ’Catania: - 1’, ossia un agente in meno. Rossi o neri, hanno un solo nemico: le forze dell’ordine. Nel 2003, dopo l’assassinio dell’agente Emanuele Petri, ucciso in treno dal brigatista Mario Galesi, gli ultras del Livorno, rossi e staliniani, allo stadio festeggiarono la morte del poliziotto. Si spendono fiumi di parole per spiegare il rischio di veder emergere una guerriglia continua tra forze dell’ordine e tifosi estremisti, uniti nella lotta. un pericolo che ha un’origine sola: dare addosso a polizia e carabinieri costa poco o niente. Il prezzo è irrisorio perché da noi c’è troppo lassismo nei confronti di chi viola la legge. Siamo una grande casa di tolleranza. Tolleriamo le scuole occupate e devastate. Il can-can dei centri sociali. Le gazzarre dei tifosi sui treni. Il bullismo in classe. Gli edifici deturpati dai vandali. Ci sono atti violenti che non vengono neppure rilevati. Un esempio? Esistono siti Internet dove s’invita a gambizzare Tizio o Caio, e nessuno interviene.  colpa dei magistrati se siamo il paese più buonista d’Europa? Penso di no. A fare tanti guasti sono le leggi troppo permissive. Ricordo una lezione universitaria di Norberto Bobbio. Lui diceva: "Nessun ordinamento giuridico si regge se non c’è la possibilità della sanzione". Ma dove sta la sanzione? finita nel guardaroba dei cani. Un tifoso violento, arrestato di domenica, il lunedì è già libero. " un messaggio devastante", ha ricordato in questi giorni il prefetto di Roma, Achille Serra. Dunque la colpa è della politica, dei partiti, del Parlamento. Ne è una prova lampante la sorte della legge Pisanu contro la violenza negli stadi. Conosco Giuseppe Pisanu da quando era il capo della segreteria politica di Benigno Zaccagnini, il leader della Dc. Con altri tre (Bodrato, Cavina e Salvi) formava un quartetto di persone per bene che gli avversari interni alla Balena Bianca chiamavano ’la Banda dei Quattro’. Diventato ministro dell’Interno nel governo Berlusconi, riuscì a varare quella legge. Fu un parto complicatissimo. Per l’opposizione di una lobby trasversale: sinistra e destra alleate nella difesa degli ultras. Il motivo? Quello solito che paralizza i partiti quando immaginano in pericolo i propri interessi di bottega. Anche le curve dei violenti sono bacini elettorali. E pur di non perdere un voto, le parrocchie politiche chiudono gli occhi di fronte a qualunque nefandezza. Lo si constata anche oggi. Per limitarsi a un esempio solo, i giornali sono pieni delle esternazioni del ’Piotta’. Ossia di Paolo Cento, viceministro all’Economia, ma soprattutto uno dei paparini degli ultras, seduto in Parlamento accanto al no global Francesco Caruso. A sentir lui, la legge Pisanu ha favorito l’esplosione della violenza negli stadi. Gli hanno domandato perché. E Cento ha risposto: "Ha introdotto strumenti come il biglietto nominativo che allontanano dagli stadi le famiglie e le persone perbene" (’La Stampa’, 5 febbraio). Eppure proprio Cento dovrebbe saperla lunga sulla violenza politica. Molti lo ricordano quando era un big di Autonomia e intimava allo storico Renzo De Felice di andarsene dall’Università di Roma e di non insegnare più. Era il 1988. Una foto ritrae il ’Piotta’, avvolto nella kefiah palestinese, mentre illustra a De Felice i motivi dell’espulsione fisica dalla Sapienza. Oggi Cento è uno dei politici che, a proposito della guerriglia di Catania, suggeriscono di curare ’il disagio sociale’ degli ultras. Che è come dire: diamo una paghetta statale agli scippatori e nessuno sarà più rapinato per strada. Che pazzo paese è il nostro! La gente, a sinistra come a destra, chiede più sicurezza. Ma i partiti balbettano. Per loro, la severità è un oggetto smarrito, che non si vuole ritrovare. Prima o poi, pure i voti risulteranno smarriti. Si può votare per una classe politica masochista e impotente? Per quel che mi riguarda, non la voterò più.