Jason Overdorf, L’Espresso 15/2/2007, 15 febbraio 2007
DUE ARTICOLI
JASON OVERDORF
In un umile quartiere della città di Chennai, India meridionale, Hema Malini, una ragazzina di 13 anni, accende la tv di casa sua e un curioso nuovo dispositivo elettronico denominato NetTV, collegato alla televisione e a una tastiera. In pochi secondi sullo schermo appare il logo di Windows e la tv si trasforma in un computer. Mentre mamma la guarda orgogliosa, Hema apre un’enciclopedia on line, controlla le sue mail e cerca su Google una versione gratuita del game ’SuperMario’.
Se Rajesh Jain avrà successo, il suo ’non-pc’ potrebbe essere il primo di una nuova generazione di apparecchi che connetteranno a Internet il prossimo miliardo di utenti. Jain ha 39 anni ed è il presidente di Novatium, l’azienda con sede a Chennai che produce dispositivi elettronici per connettersi in Rete, supereconomici e senza hard disk: utilizzano chip per telefoni cellulari, meno costosi di quelli per computer, e sono costituiti da una tastiera e una coppia di porte Usb. Più un monitor, se si opta per il modello che non va collegato alla tv. Usano un server centrale per i software e per archiviare i dati. Ogni simil-pc costa cento dollari, ma Jain pensa che presto il prezzo potrà essere abbassato a 70 dollari.
Da anni imprenditori, filantropi e società informatiche investono milioni di dollari per abbassare i costi di un pc. Intel ha prodotto il laptop Eduwise. Amd il Personal Internet Communicator. Microsoft ha creato FonePlus. La Children Machine, detta oggi XO, prodotta da Nicholas Negroponte, il guru informatico del Mit, è il tentativo recente più noto di convertire i poveri all’uso del computer. Ma il prezzo di XO è ancora fermo intorno ai 140 dollari, troppi per l’India. Jain conosce bene il suo Paese. Nonostante il boom hi tech, qui i pc si vendono poco: sono troppo cari e troppo difficili da gestire dal punto di vista della manutenzione. La gente era in attesa di un approccio diverso all’informatica, che riducesse al nocciolo l’essenza di Internet, al prezzo più basso possibile. Jain offre tutto ciò e propone un oggetto facile da usare e connesso a Internet per dieci dollari al mese. Questa formula potrebbe costituire il modo giusto a lungo cercato per superare il gap digitale e spalancherebbe la porta a un enorme mercato per i provider di servizi su Internet, a cominciare dall’India, ma suscettibile di espandersi ad altri mercati emergenti. Questo enorme mercato diverrebbe il target di un’innovazione su scala globale, caratterizzata da una grandissima competizione per accaparrarsi i nuovi consumatori. E se la formula di Jain dovesse rivelarsi vincente, potrebbe far scomparire del tutto i pc così come noi li conosciamo: se Novatium o un concorrente analogo dovessero avere successo, anche le varie Dell, Hewlett-Packard, Compaq e tutti gli altri dovranno gradualmente lasciar perdere i pc e concentrarsi invece su altri apparecchi che siano simili concettualmente al NetPC di Novatium. A quel punto il business dell’hardware sarebbe quasi morto: i guadagni arriverebbero soltanto offrendo servizi network, applicazioni, archivi dati e altri elementi informatici, tutti on line.
Jain è un individuo alquanto fuori dal comune. Vive più come un monaco che come un milionario, anche se nel 1999 ha venduto la sua prima creatura di successo, IndiaWorld, per più di cento milioni di dollari. Jain aveva avuto per la prima volta l’idea di costruire un pc alternativo a basso costo nel 2000, quando si era reso conto che il prezzo dei pc occidentali non si stava abbassando a un ritmo abbastanza veloce per soddisfare le esigenze dell’India. In un primo tempo, Jain aveva preso in considerazione l’idea di fare business con i pc di seconda mano o con i cybercafé. Poi ha letto l’idea di Larry Ellison, il boss di Oracle, relativa al cosiddetto ’network computer’: Ellison sosteneva che i costi di manutenzione e gestione dei pc erano insostenibili e le aziende ben presto avrebbero risparmiato milioni di dollari mettendo su un network centrale (anziché sugli hard disk) il software e i dati. Jain ha iniziato a esplorare la fattibilità di un business basato sui software in network tramite la società Netcore Solutions che aveva fondato nel 1998 e di cui continua tuttora a essere Ceo. Ma i costi di hardware costituivano un problema. Dopo un suo discorso alla conferenza del 2003 di Bangalore, Jain è stato avvicinato da Ashok Jhunjhunwala, un professore dell’Istituto indiano di tecnologia di Chennai e che dirige un equivalente indiano del Mit di Boston. "L’apparecchio di cui stai parlando? Il network che ti serve?", aveva detto Jhunjhunwala. "Te li possiamo costruire noi".
Qualche mese più tardi, Jhunjhunwala e i suoi ricercatori hanno presentato un progetto che sfruttava un microprocessore economico e faceva a meno dell’hard disk e di altre costose componenti, lasciando soltanto una tastiera, uno schermo e la porta Usb. Nel 2003 Jain e Jhunjhunwala hanno così fondato Novatium, con l’obiettivo rendere il computer accessibile a tutti. Questi simil-pc dovevano funzionare in Rete proprio come un pc vero, con tutto il software che occorreva, ma a un prezzo inferiore. Avviata con 2,5 milioni di dollari, Novatium ha solo 60 dipendenti, ma sta attirando su di sé l’attenzione di molte delle più importanti aziende del settore. Una delle ragioni è che le apparecchiature Novatium sono trasparenti per tutti. E le sue apparecchiature funzionano sia con i software di Microsoft sia con quelli open-source tipo Linux.
Il progetto è quello di ridisegnare ex novo e completamente il computer, abbattere i costi pur mantenendo la forma e le funzione tipiche di un vero pc. Una volta montato, non sembra differire in nulla da un pc convenzionale: l’apparecchietto di base più una tastiera e un monitor. Si installa e funziona molto semplicemente: si inserisce la spina e lo si accende. Inoltre i finanziamenti non provengono da budget governativi o dalla generosità dei filantropi (come per il progetto di Negroponte), bensì da un modello di business orientato al profitto.
Negroponte critica l’approccio di Novatium. Sostiene che nelle aree rurali dove vivono i contadini più poveri non sono disponibili network affidabili. E sostiene che è migliore l’approccio XO, nel quale il software si trova nel pc, ed è più idoneo alle necessità dell’India. "L’approccio di Novatium non si adatta ai paesi poveri o in via di sviluppo, perché presume un network stabile, onnipresente e a banda larga", dice. Il team Novatium però non si rivolge ai contadini delle campagne sperdute che ha in mente Negroponte. Il suo target è la gente che vive in città, troppo povera per comperare un pc, ma con accesso ai network via cavo. Jain dice apertamente che i suoi clienti stanno nel mezzo della piramide sociale indiana: gente non abbastanza benestante da comprarsi un pc normale, ma non così povera da non avere acceso alle reti Internet.
Novatium ha ancora molta strada da percorrere. Deve costruire un network lungo le linee utilizzate dalla telefonia mobile indiana e dai provider di servizi Internet. Per questo dovrà stringere accordi di partnership con società di telefonia o di trasmissione via cavo che stanno promuovendo l’accesso a Internet a banda larga. Ma, più avanti, Jain si aspetta che il suo apparecchio possa trasformare radicalmente il panorama informatico del Terzo mondo. O quanto meno delle sue sempre più vaste aree urbane, già collegate a Internet.
’Newsweek’ - ’L’espresso’
ha collaborato Jessica Bennett
traduzione di Anna Bissanti
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Ma l’Asia vuole computer veri
colloquio con Nicholas Negroponte
Non è molto più grande di una pochette, ma quando lo si apre
a conchiglia lo schermo è pronto a entrare in Rete. il laptop
da 100-140 dollari di Nicholas Negroponte, convinto che questo pc possa fornire Internet a milioni di bambini del Terzo mondo.
Come si riesce a realizzare un laptop così economico?
"Esistono due modi per realizzare un laptop low cost. Il primo è usare componenti economici, manodopera a basso costo, un design da niente. è quello che è avvenuto un po’ ovunque nel mondo: se si va in Cina e in India si vedono moltissimi pc così. Noi invece abbiamo cercato di usare un metodo che utilizza una produzione su scala molto larga. Prevediamo nel prossimo anno di produrne dai 50 ai 100 milioni, più di tutti i laptop prodotti nel mondo nel 2005. come se io le dicessi che stiamo costruendo un’automobile e che nel giro di 18 mesi metà del parco macchine circolante sarà nostro".
Bill Gates sostiene che il modo giusto per connettere il mondo in via di sviluppo non è il laptop, bensì il telefono cellulare.
"La forma del cellulare non si adatta a un libro, non è idonea a far imparare nel modo che serve ai bambini. L’idea che sia sufficiente un cellulare che si connette a una televisione, con una tastiera e un intrico di cavi, è una sciocchezza. Dare invece a ogni bambino un laptop di sua proprietà, che si colleghi sia a casa sia a scuola, è l’approccio giusto. Ecco perché abbiamo fatto sì che il nostro laptop si trasformasse in un libro, come pure in un apparecchio per giocare".
C’è qualcuno nel mondo delle corporation che non desidera che questo piano abbia successo?
"Intel è seccata perché il nostro laptop non usa il loro processore. In realtà è stata la prima azienda alla quale mi sono rivolto, ma l’idea è stata respinta, mentre Amd l’ha colta al volo. Poi c’è la questione dei software, visto che i computer funzionano usando Linux, che è open-source...".