Daniele Manca, Corriere della Sera 15/2/2007, 15 febbraio 2007
ROMA – «Dopo Vicenza andranno sistemate alcune cose», e tra queste il premier vorrà subito risolverne una particolarmente spinosa: la questione dei rappresentanti di governo che hanno ancora il doppio-incarico da parlamentare
ROMA – «Dopo Vicenza andranno sistemate alcune cose», e tra queste il premier vorrà subito risolverne una particolarmente spinosa: la questione dei rappresentanti di governo che hanno ancora il doppio-incarico da parlamentare. un problema che si trascina da sette mesi e che i numeri a Palazzo Madama impongono di superare al più presto. Perciò Romano Prodi – già prima di partire per l’India – aveva deciso di prendere in mano il caso: «Se i sottosegretari e i vice ministri non riescono a far passare le loro dimissioni, andrà presa la soluzione alternativa». Cioè verranno revocate loro le deleghe e saranno sostituiti in blocco. Il messaggio è giunto ai partiti interessati: Ds, Margherita e Verdi. Mentre la Quercia e la Margherita hanno i loro esponenti al Senato, gli ambientalisti li hanno alla Camera: si tratta di Stefano Boco, sottosegretario alle Politiche agricole, e di Paolo Cento, sottosegretario all’Economia. Il riferimento di Prodi a Vicenza non è casuale, se il premier ha preferito prendersi del tempo è stato per evitare tensioni alla vigilia della manifestazione contro la base militare americana. Cento, il sottosegretario no global, intuisce il ragionamento e dice che «finora non ho mai presentato le dimissioni da deputato perché nessuno mi ha posto il problema. Per Boco c’è invece un accordo di partito, ma sono già due volte che la Camera respinge la sua richiesta». E siccome a Montecitorio il centrosinistra ha una forza schiacciante, è evidente che il voto è determinato dall’atteggiamento ostruzionistico della maggioranza a scrutinio segreto. «Tutti sanno perché», commenta sibillino Cento: «E comunque, se mi costringessero a scegliere, resterei dove mi ha messo il popolo: in Parlamento». Quanto al Senato la situazione è diventata critica, e a detta di Prodi «c’è l’urgenza di garantire la maggioranza nell’attività quotidiana». L’Unione già in Aula viaggia sempre sul filo, ma è nelle commissioni che rischia e a volte va sotto, perché il regolamento non consente ai sottosegretari di votare. Anna Finocchiaro racconta «il difficile gioco quotidiano delle sostituzioni» con cui garantire la maggioranza, e che costringe anche lei a passare le giornate in commissione Giustizia: «La vicenda – spiega la capogruppo dell’Ulivo – è arrivata a un punto di non ritorno. Così diventa sempre più difficile sorreggere l’azione di governo». L’ultimo tentativo di superare lo scoglio dello scrutinio segreto al Senato, una settimana fa, è andato a vuoto: il viceministro agli Esteri Franco Danieli e il sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Giaretta, entrambi della Margherita, si son visti respingere le dimissioni. E restano ancora in sospeso le posizioni del sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti (dl) e quella molto più delicata del ministro della Salute, la diessina Livia Turco. Subito dopo l’ennesima fumata nera, Giaretta si è sfogato con i colleghi di governo: «Non so più cosa fare. Ci sostituissero e buonanotte». Una soluzione che verrebbe vissuta come «un’ingiustizia» dalla sottosegretaria ds alla Funzione pubblica, Beatrice Magnolfi. Come spiega il sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, Paolo Naccarato, lo stallo è determinato «da questioni interne di partito, ed è legato al gioco dei subentranti». soprattutto nella Margherita che questo «gioco» crea tensioni e si scarica nel voto in Aula, dove l’opposizione – visti i numeri – mette in scacco l’Unione. Ma l’estrema fragilità della maggioranza a Palazzo Madama ha indotto Prodi a tagliare il nodo: caso Turco a parte, sarà lui a risolvere il problema di quei sottosegretari e viceministri che non sono riusciti a risolvere il problema del doppio incarico. Dopo Vicenza, però, e comunque prima del voto sulle missioni militari.