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 2007  febbraio 15 Giovedì calendario

Tra Facci e Langone preferisco la cotoletta di Radetzky. Il Giornale 15 febbraio 2007. I fatti sono noti:Camilla Baresani, la bravissima critica gastronomica del Sole 24 Ore, definisce la cotoletta alla milanese servita nel ristorante Gold di Dolce e Gabbana «la più cattiva che abbia mangiato in vita mia»

Tra Facci e Langone preferisco la cotoletta di Radetzky. Il Giornale 15 febbraio 2007. I fatti sono noti:Camilla Baresani, la bravissima critica gastronomica del Sole 24 Ore, definisce la cotoletta alla milanese servita nel ristorante Gold di Dolce e Gabbana «la più cattiva che abbia mangiato in vita mia». Per rappresaglia i due sarti sospendono la pubblicità su quel quotidiano. Per parare il colpo, il Sole manda al ristorante Gold un secondo critico gastronomico, che giudica squisita la cotoletta. Su questa vicenda due firme del Giornale prendono partito: Camillo Langone non trova niente di male nell ”aver riabilitato la cotoletta pur di riottenere la pubblicità di Dolce&Gabbana. Pecunia non olet. Gli risponde Filippo Facci: chi la pensa così vada a fare il ragioniere, non il giornalista. Ciò premesso, vorrebbe dall’alto del suo qualificato buon senso, dote che tutti noi le riconosciamo, dirci chi dei due ha ragione? So che la locuzione non le piace, ma qui urge fare chiarezza. Roberta Battisti E facciamola, gentile lettrice, facciamola questa benedetta chiarezza. Che poi qui si tratta di prender partito su cose assai più importanti d ”una cotoletta, perché la scelta è fra pragmatismo e idealismo, fra la visione illuminista anglosassone, arrivo a dire, e quella francese (e nostra, a rimorchio). Che però, a pensarci bene, anche la cotoletta ha le sue belle valenze. Io ne sono ghiotto, sa? Ma deve esser cucinata davvero comme il faut, con la panatura che non si scolla, snervata ma non spappolata, cotta ovviamente nel burro e non nell ”olio, coll ”osso e relativa guaina cartacea onde poter, alla fine, rosicchiarlo ben bene senza ungersi le dita. La cotoletta, è noto ai più, appartiene alla storia patria. Fu nel pieno del Risorgimento che Johann Joseph Franz Karl Radetzky, Dio lo abbia in gloria, mise infatti fine all ”annosa disfida italo-austriaca sulla paternità della succulenta pietanza. Che noi pretendevamo meneghina al cento per cento, portando a testimonianza il catalogo delle vivande che nel 1134, in occasione della festività di San Satiro, i bravi milanesi offersero ai canonici di Sant ”Ambrogio e che comprendeva, giustappunto, i lombolos cum panitio. E loro, i sudditi di Cecco Beppe, Dio abbia in gloria anche lui, a replicare: ma fateci il piacere! La vostra cotoletta non è altro che la versione italica della immortale wiener schnitzel, presente sulle regie imperiali mense da tempo immemorabile. Altro che Sant’Ambroeus. Chissà dove si sarebbe andati a finire se non fosse intervenuto quel galantuomo del maresciallo Radetzky il quale, in un dispaccio al conte Attemps di Petzenstein, aiutante di campo del Kaiser Franz Josep, rese noto a Vienna che la cotoletta alla milanese era autoctona e la sua fattura precedente alla wiener schnitzel. Rivelazione che portò Attemps a sospirare:«Ahinoi, può nuocere di più all ”Impero una cotoletta che Le mie prigioni di Silvio Pellico!Basta una cotoletta a fortificare l ”animo del ribelle lombardo e a disfare la vittoria di Custoza!». Il buon conte non provò nemmeno a confutare Radetzky il cui giudizio sapeva inappellabile essendo il maresciallo un noto gourmet. Pensi che a Lombardia redenta egli restò a Milano e ivi sposò una lavandêra, una lavandaia che l ”aveva affatturato cucinandogli degli gnocchi da leccarsi, a suo dire, i baffi. Giudichi lei, gentile lettrice, se esageravo o no affermando che la cotoletta (o costoletta, boh?) appartiene alla storia patria. Eh, la storia, guardi dove ci ha portato, a divagare lasciando in sospeso la questione: Facci o Langone, Langone o Facci? Tocca lasciarla così, penzoloni, perché lo spazio (tiranno, per definizione) a disposizione è esaurito. Cosa vuol farci? Sarà per un ”altra volta. Paolo Granzotto