Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Servizio civile obbligatorio?
Una simpatica idea della ministra Pinotti, titolare della Difesa, che l’ha espressa dopo aver visto la sfilata degli Alpini a Treviso.
• Sentiamo.
«La riproposizione di una qualche forma di servizio civile obbligatorio, declinato in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale, non è un dibattito obsoleto, tanto che in Europa si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron. In altri termini: sono favorevole alla obbligatorietà del servizio civile».
• Mmmmmmmmh.
Significato di questo mugugno?
• Questi, con la scusa del servizio civile obbligatorio, ci reintroducono il servizio militare obbligatorio. Mmmmmmmmh.
Beh, a me l’idea non dispiace, ed è vero che la Svezia ha operato in questo senso, e che Macron, riprendendo idee espresse a suo tempo da Bayrou (un destro un po’ meno destro di Sarkozy, qualcosa alla Casini), ne ha parlato in campagna elettorale.
• Sembrerebbero argomenti buoni per perderle, le campagne elettorali. Che invece Macron ha vinto.
Infatti la Pinotti l’ha buttata lì direi senza impegno, tanto per vedere che effetto fa. Certo Renzi non farebbe sua un’iniziativa simile se non sapesse che incontra un minimo di favore. E il favore forse c’è. In tre anni il numero di giovani che chiedono di essere impiegati in un qualche servizio civile è triplicato: erano 15 mila nel 2014, risultano quasi 50 mila nel 2017. Questo incremento non può essere motivato da ragioni economiche, dato che il compenso per chi fa un qualunque servizio civile è di appena 433 euro mensili, e l’impegno, senza essere gravosissimo, non è neanche irrilevante: 30 ore settimanali, cioè sei ore al giorno per cinque giorni. Dice Luigi Coluccino, rappresentante nazionale del settore e volontario per le Acli, che negli ultimi due anni le domande hanno superato di oltre tre volte il numero dei posti disponibili. Quindi una richiesta dal basso c’è. Una volta su tre, poi, chi ha prestato da qualche parte un servizio civile resta a lavorare nel posto che ha frequentato. Infine c’è la sensazione di servire a qualcosa, cioè il contrasto al senso di inutilità che prende i giovani quando hanno finito la scuola e nessuno gli fa fare niente. Un punto su cui mi piacerebbe interrogare la Pinotti: siete sicuri di avere abbastanza immaginazione per impegnare, eventualmente, centinaia di migliaia di giovani in qualcosa di sensato? Perché una delle questioni è quella delle amministrazioni che si trovano per le mani un qualche patrimonio e non sanno che farsene. Non è che con i giovani del servizio civile si possono costruire le rotonde.
• Già, che cosa fa uno che si arruola nel servizio civile?
Dal 2001 a oggi quasi mezzo milione di italiani (età 18-29) ha lavorato nell’assistenza socio-educativa, nell’agricoltura sociale e in attività pubblicamente utili in zona di montagna. La Stampa ha fatto un’inchiesta tra questi volontari e ha elencato le seguenti mansioni (tra le tante): sopralluoghi negli spazi espositivi e teatrali della città, pratiche all’ufficio delle politiche giovanili, servizi alla scuola per l’infanzia, digitalizzazione delle utenze demografiche, controllo delle delibere comunali relativamente ai documenti depositati in archivio. Le do qualche dato: la metà dei “civilisti” risiede nel Mezzogiorno o nelle isole e l’85% vive ancora in famiglia. Uno su quattro ha lavorato prima di svolgere il servizio civile. Il 65% dei volontari è donna e l’86% è disposto a cambiare regione per lavorare. Il 67% ha fatto domanda per “motivazioni personalistiche” (avvicinarsi al mondo del lavoro, guadagnare qualcosa, acquisire competenze). Il 33% per spirito di solidarietà. Non so come reagirebbero i giovani italiani di fronte a una coscrizione obbligatoria.
• Forse, se l’obiettivo è quello di dar qualcosa da fare a giovani che di occasioni ne trovano poche, si potrebbe reintrodurre il servizio di leva obbligatorio. Quand’è che l’abbiamo abolito?
Nel 2005, essendo ministro della Difesa Martino. Il servizio di leva, pieno di insensatezze già all’epoca (rileggiamo Comma 22
di Jospeh Heller), oggi secondo alcuni risulterebbe totalmente assurdo, dato che non hanno più senso gli eserciti di massa alla maniera di Napoleone. La guerra - dicono costoro - non si fa più con le masse di soldati dalle capacità indifferenziate, la cosiddetta «carne da cannone», ma con sistemi d’arma sofisticati, dai droni alle reti informatiche. Servirebbero casomai specialisti. In ogni caso, la Svezia ha ripristinato il servizio di leva propriamente detto per via del pericolo russo, particolarmente sentito lassù. I soldati in servizio effettivo sono 5.325 su 6.600, i riservisti 3.875 mentre ne servono 10.000. In Francia Bayrou proponeva un servizio civile obbligatorio per tutti della durata di tre-sei mesi. Macron ha invece parlato di servizio militare obbligatorio per tutti (uomini e donne) da effettuare nei tre anni successivi al raggiungimento della maggior età per un mese all’anno.
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