La Gazzetta dello Sport, 15 maggio 2017
La contestazione dei tifosi dell’Inter. Dopo venti minuti la Nord va a mangiare: «Indegni e venduti»
E al minuto 20 del primo tempo i ragazzi della Curva Nord hanno lasciato lo stadio e se ne sono andati a mangiare al baretto, storico ritrovo degli ultrà. Non prima di aver però srotolato una serie infinita di striscioni piuttosto umilianti per giocatori e parte della dirigenza. Misura colma, contestazione annunciata dalla copertina della Fanzine distribuita a San Siro prima della gara col Sassuolo: «Maledetti! Non siete degni della Nord».
SI SALVA PIOLI... Atmosfera subito pesante: fischi durante la lettura della formazione nerazzurra. Un minimo di «sollievo» per Icardi e compagni arriva dalla nutrita schiera di bambini sistemati nel primo anello: loro cantano, esultano e si divertono comunque; giusto così! Il primo striscione compare sotto la zona occupata dagli ultrà: «Mister Zhang, se manca il gatto i topi ballano». Entra quindi in scena la Nord: «Stendiamo un velo pietoso...». E subito dopo il velo viene davvero steso a coprire l’intero settore. Inizia la gara, nuovo messaggino: «Grazie Mister Pioli, unico attore interista in mezzo a una squadra di indegni e a una società di comparse». A seguire un coro durissimo: «Venduti, venduti...». Genova, sponda rossoblù, è ferita apertissima, forse anche per il conseguente esonero di Stefano Pioli: «Genoa-Inter ve la siete giocata alla Morra cinese o avevate bisogno di arrotondare a fine mese?». Coro classico: «A lavorare, andate a lavorare...». Coro un po’ più inquietante: «Veniamo coi bastoni, veniamo coi bastoni...».
TUTTI A PRANZO Il piatto forte della contestazione è programmato appunto per il 20’ del primo tempo. Intorno al quarto d’ora vengono sparate le ultime «cartucce grafiche». Si dialoga con dirigenti e nuova proprietà: «Buttare per buttare milioni, fate giocare la Primavera non questi buffoni». E poi: «Qualcuno ci ha dimostrato che spendendo milioni e milioni si possono fare pesanti figure di m... Ecco, noi vogliamo vincere, non fare figure di m...». Ci siamo, minuto 20, sale il coro «tutti a casa olé, tutti a casa olé...». E se ne vanno mentre Icardi sfiora il gol da fuori area. Il secondo anello verde viene svuotato, o quasi. Qualcuno in realtà la gara se la vuole vedere tutta. Sono circa 200-300 tifosi: si sistemano agli estremi del cuore caldo del tifo nerazzurro. L’«effetto vuoto» fa allora una certa impressione. Rimossi anche tutti gli striscioni storici dei vari gruppi, al loro posto l’ultimo saluto alla squadra: «Visto che il nostro sostegno non ve lo potete meritare, oggi vi salutiamo e ce ne andiamo a mangiare». In effetti, sono quasi le 13: orario perfetto per sedersi a tavola, soprattutto di domenica. Tutto il resto dello stadio applaude l’epilogo della contestazione, e proseguirà poi in proprio con sonore bordate di fischi a fine primo tempo e al 90’: stadio dunque compatto, evento storicamente non scontato nella Milano nerazzurra. Ma la pochezza tecnica di questa squadra e gli evidenti limiti di personalità di gran parte della rosa uniscono oggi il popolo nerazzurro a 360 gradi.