la Repubblica, 15 maggio 2017
Il fascino di Roma e l’ultima finale tutta italiana Pietrangeli: «Vinsi il torneo con tre net di fila»
ROMA Il 14 maggio 1957, l’ultima volta di una finale tutta italiana al Foro Italico. Sono trascorsi sessant’anni. Di fronte c’erano Nicola Pietrangeli contro Beppe Merlo. Nessuno dei due aveva mai trionfato agli Internazionali di tennis. Merlo, considerato il nonno di Borg in quanto antesignano del rovescio a due mani, era il veterano: sette anni maggiore di Pietrangeli. «Ma quella volta finalmente sfatai io il tabù». La sua prima volta al Foro Italico, sul campo che oggi porta il suo nome. «Chi l’avrebbe mai detto, sessant’anni fa. Di quel match ricordo nitidamente il finale: conducevo 5-4 e 15-0. E poi accadde una specie di magia». Una di quelle cose che accadono raramente nel tennis. «Presi per tre volte consecutive il net, e sempre a mio favore. E vinsi la partita. Pazzesco. Forse il destino volle dire la sua. Prima un dritto, e mi portai sul 30-0, poi un rovescio malandrino e furono tre match-point».
I presenti non osavano incrociare lo sguardo di Merlo in quei momenti. «Lui, combattente che non mollava mai. Che ne aveva fatto piangere di star, con quel suo rovescio. Era tra l’impotente e l’arrabbiato». Ma non era ancora finita. «Sì, mi dicevo che devo chiudere, che non dovevo rischiare di allungare il match. All’epoca si giocava fin dal primo turno al meglio dei 5 set, senza sosta ai cambi di campo. Se avevi i crampi mica interveniva il fisioterapista».
Pietrangeli non si fa prendere dalla paura di vincere. «Scambiamo dei colpi, palleggiamo. Mi sposta sulla sinistra e zac, un altro mio rovescio con la palla, tesa, che tocca di nuovo il nastro e s’inarca dall’altra parte». Un finale da film. «Vengo sommerso dagli abbracci. Una gioia, Merlo non l’avevo ancora battuto…». Amici, ma anche rivali.
«Beppe è sempre stato un po’ solitario. Amava andare controcorrente. Io ogni anno gli faccio sempre gli auguri, a ottobre. E mi risponde sempre che devo andare a mangiare il pesce a casa sua…». Merlo non riuscì mai a vincere Roma. «Vinsi in tre set, ma il primo fu molto combattuto. Lo chiusi 8-6, e mentre giocavamo mi dissi che dovevo vendicarmi perché qualche settimana prima a Riva del Garda gli avevo chiesto delle monete in prestito e lui s’era rifiutato. E avevo deciso che dovevo fargliela pagare. Il secondo set scivolò facile 6-2, e poi quei tre net…». E così Pietrangeli completò il suo capolavoro, dopo essersi sbarazzato di Budge Patty in semifinale. «Peccato che l’anno dopo, nel ’58, fui fischiato perché persi da Melvin Rose, numero tre del mondo...».