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 2017  maggio 15 Lunedì calendario

Il supermissile di Kim, ultima provocazione sulla nuova Via della Seta

PECHINO Ma davvero si sono già parlati? Malgrado il missile più pericoloso mai sparato finora da Kim? Il delegato coreano, Kim Yong Jae, arriva al supersummit sulla nuova Via della Seta fianco a fianco a Matt Pottinger, l’ex giornalista e “marine” che Donald Trump ha spedito qui a rendere omaggio a Xi Jinping, il presidente cinese che ha ordito questo piano da mille miliardi di dollari «per dominare l’agenda economica e geopolitica mondiale», come efficacemente sintetizza il New York Times. La foto del cerimoniale che la Reuters adesso giura che li ritraeva insieme è l’unica prova della contiguità tra l’americano e il nordcoreano: il resto è mistero. Come quello che avvolge l’apertura a Trump («si può dialogare, alle giuste condizioni») che poi Pyongyang sembra rimangiarsi con il missile a medio raggio che alle 5.27 di domenica mattina sfreccia dalla base di Kusong, sale fino a 2mila metri, viaggia per quasi 700 chilometri e dopo 30 minuti di navigazione si tuffa nel Mar del Giappone non lontano dalla costa di Vladivostok.
Protesta ovviamente Tokyo, che parla di «un nuovo tipo di missile balistico», più pericoloso di quelli finora lanciati perché – spiega l’esperto indipendente David Wright – se ha viaggiato per mezz’ora vuol dire che con una diversa inclinazione, in modalità cioè da combattimento e non da test, avrebbe potuto volare per 4500 chilometri: fino a colpire la base militare sull’isola di Guam, che sarà Micronesia ma è già territorio americano. Perfino la Russia fa scattare allarmata la contraerea. E ne approfitta Donald Trump, che fino a ieri aveva lodato gli sforzi della Cina nel contenere l’incontenibile Kim, per passare la palla anche all’amico-nemico di Mosca: «Un missile andato così vicino al territorio russo – anzi più vicino alla Russia che al Giappone – non credo abbia fatto piacere ai russi». Come dire: che aspettate a svegliarvi anche voi? Putin, guarda caso, è qui a Pechino con i 30 capi di Stato e di governo e i rappresentanti di oltre 60 nazioni, e con lui si intrattiene personalmente Xi: la soluzione, insiste il nuovo Mao, è solo politica. Sarà. Ma intanto perfino lui oggi è costretto a incassare: chi avrebbe mai pensato che Kim avrebbe avuto l’ardire di rovinargli la sua festa più importante?
La Via della Seta, dice dal palco il presidente, non è pensata con la logica della vecchia geopolitica, servirà a sviluppare, addirittura, «la felicità, la pace e l’armonia» dei popoli. Ma quale pace? Trump ha minacciato di ricorrere «anche alla forza militare» per fermare Pyongyang nel caso di nuove provocazioni. Il nuovo missile sembra ora un ulteriore passo verso la realizzazione di quel missile intercontinentale che Kim nell’ormai tristemente famoso discorso di Capodanno ha giurato di essere vicinissimo a testare: e che potrebbe portare una testata nucleare fino agli Usa. Ma lo show di ieri non è comunque il temutissimo test atomico: e così la Casa Bianca torna a chiedere, per ora, l’attuazione sempre più dura delle sanzioni. Di questo discuterà probabilmente il consiglio di Sicurezza Onu che si riunisce d’emergenza domani per far fronte alla crisi. Alla Casa Bianca sembra quasi rispondere da questa parte del mondo Paolo Gentiloni, ricordando i doveri dell’Italia che è nel Consiglio di Sicurezza e presiede proprio la commissione sanzioni dell’Onu: «Non bisogna considerare queste cose come bizzarrie o stranezze locali», dice il premier che ieri sera, durante lo show inaugurale del supersummit sedeva con la consorte proprio accanto a Xi e signora in prima fila – segno dell’attenzione che la Cina ci riserva: «Questo è un problema serio per la stabilità e la sicurezza globale – continua Gentiloni che oggi vede Putin e domani pranza con Xi – sono convinto che anche il prossimo G7 darà un contributo a risolvere questa questione». Magari già con l’approvazione di quel pacchetto di nuove sanzioni finanziarie che il G7 dei ministri economici di Bari ha cominciato a mettere in bozza e che l’Italia potrebbe trasformare in proposta propria.
Perfino il neopresidente di Seul, Moon Jae-in, eletto la settimana scorsa con la promessa di riaprire al Nord, condanna il lancio «che viola le risoluzioni dell’Onu» ma lascia la porta aperta al dialogo che sarà comunque possibile se Pyongyang «cambia atteggiamento». Giurano i nordcoreanologi che il missile di domenica era diretto soprattutto a lui visto che è tradizione della dinastia dei Kim testare, oltre che armi, il polso dei nuovi leader del Sud. Una forma, per quanto perversa, di dialogo. A proposito: oltre all’americano e all’uomo di Pyongyang, anche le due delegazioni coreane (del Nord e del Sud) si sono incrociate, ieri, qui a Pechino. Intorno piovono missili: ma lo vedi com’è già trafficata questa nuova via della Seta?