La Gazzetta dello Sport, 15 maggio 2017
Spal in Serie A, eccellenza d’Italia low cost
Spal fedele alla storia, con la terza promozione in Serie A giunta ancora in trasferta: il 13 maggio 1951 fu una vittoria 2-1 a Livorno a decretare il primo balzo a 6 turni dalla fine; il 20 giugno 1965 avvenne invece all’ultima giornata nonostante una sconfitta, 2-1 a Potenza. Sabato l’ultima gioia ancora dopo un k.o. fuori dal sapore catartico, a voler chiudere il periodo più scuro dei biancazzurri con due fallimenti (2005 e 2012) e quel 13 febbraio 2013 con i giocatori in sciopero a corto di stipendio e la squadra che langue nei dilettanti in Serie D.
Quando sei in basso per risalire serve una spinta, come quella data dalla famiglia Colombarini, che tra Giacomense e Spal ha fatto il percorso netto dalla Terza categoria alla Serie A e centrato 10 promozioni in 25 anni. Il risveglio di Ferrara come ai tempi del marchese Leonello d’Este, che a metà Quattrocento fece della città una delle massime espressioni del rinascimento del Bel Paese. E se oggi la Spal cento per cento italiana, con nessuno straniero in rosa, è diventata un’eccellenza calcistica, grande merito è del direttore sportivo ereditato dalla Giacomense, Davide Vagnati. «La parola chiave dei Colombarini è “genuinità”», racconta il dirigente biancazzurro. «Ma tengo a sottolineare che non è una questione di razzismo. È nel nostro Dna cercare di avere il maggior numero di italiani, anche nel settore giovanile. Ma a questo punto è arduo continuare esclusivamente su questa strada. Già in B è stata dura, in A credo sia non impossibile ma molto, molto difficile».
«Se l’anno prossimo prenderemo uno straniero», continua Vagnati, «è perché saremo convinti che possa essere davvero meglio di un italiano, poi ci sono le esigenze economiche: a volte, è vero, il mercato estero ti permette di ottimizzare le risorse. Quest’anno siamo riusciti a dare continuità alla “visione italiana” perché non c’era necessità e abbiamo trovato nel calcio nostrano, anche delle serie inferiori, interpreti giusti per il nostro progetto».
Vagnati nel 2012 alla Giacomense è passato direttamente dal campo alla scrivania grazie a un innato fiuto manageriale. «Il primo anno da d.s ho fatto un mezzo miracolo», racconta, «salvandomi con un budget veramente esiguo: giocavamo sempre con sette giovani per prendere dalla Lega Pro i contributi del minutaggio. L’estate dopo i Colombarini hanno deciso il grande salto di responsabilità acquistando il marchio storico Spal. Siamo molto attenti all’aspetto finanziario, pensate che il nostro attuale monte ingaggi, 3,3 milioni, è il quartultimo della Serie B. Io sono abituato a muovermi in questo modo: una volta che ho il budget, lo gestisco come meglio credo. La fortuna, lavorando con questa proprietà, è di avere totale autonomia sportiva».
Se la Spal del futuro aprirà le frontiere sarà quasi sicuramente nel solco dei giovani. «Abbiamo in Primavera un ragazzo italo-brasiliano, Gabriel Strefezza, classe 1997, che ha già esordito in B (a fine marzo contro l’Avellino, ndr)», spiega Vagnati. «Per quanto riguarda il mercato estero, conosco la realtà del Brasile avendoci fatto due viaggi di lavoro, e qualcosa, ovvio, ho già in mente...». Quest’anno il club si è anche potuto fregiare dell’esplosione del ’97 Meret e del ’96 Bonifazi già nell’orbita della Nazionale maggiore. «Abbiamo anche un ’93, Lazzari, che è con noi da cinque anni e ha fatto un campionato straordinario», conclude il d.s. «Vicari, classe 1994, comprato dal Novara, ha fatto altrettanto bene. Sarà questo il duo esplosivo in Serie A».