Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 15 Lunedì calendario

La corsa di Merkel Per la sinistra una sconfitta choc

Pesante sconfitta elettorale per la Spd nel Nord Reno-Vestfalia, il Land più popoloso della Germania, dove la candidata del partito di Martin Schulz ha perso otto punti rispetto al voto di cinque anni fa, passando dal 39 al 31 per cento. Mentre la Cdu della cancelliera Merkel è balzata al primo posto nei consensi con un guadagno di sette punti, arrivando al 33,5%. Schulz ha ammesso: «Sconfitta grave ma vado avanti». In calo i Verdi, in crescita i liberali e l’estrema destra di AfD.

Merkel strappa il Land alla Spd e vola verso il voto di settembre
BERLINO Una catastrofe per i socialdemocratici di Martin Schulz. Una vittoria fino a poche settimane fa inattesa per i cristiano-democratici di Angela Merkel. Ieri, le elezioni nel popoloso Nord Reno-Vestfalia – in buona parte la Ruhr – hanno dato una nuova dimensione alla dinamica della politica tedesca in questo 2017 in cui il 24 settembre la Germania voterà per le elezioni nazionali. Indicano che la cancelliera Merkel è posizionata per vincere il quarto mandato alla guida del governo e che il suo sfidante della Spd ha ora una montagna ripidissima da scalare se vuole recuperare.
Il Nord Reno-Vestfalia è la regione più popolosa della Germania, 18 milioni di abitanti. Il test elettorale era dunque importante per capire l’umore di chi è chiamato alle urne. Si partiva da un risultato delle scorse elezioni, nel 2012, del tutto favorevole alla Spd, che aveva toccato il 39,1% dei voti, contro il 26,3% della Cdu. Cinque anni fa, una trionfante Hannelore Kraft, leader socialdemocratica, era diventata ministro-presidente del Land. Ieri, però, i socialdemocratici sono crollati a poco più del 31%, otto punti in meno in cinque anni, mentre la Cdu è balzata a oltre il 33,5%, un guadagno di sette punti. Alla signora Kraft non è restato che dimettersi dagli incarichi di partito, regionali e nazionali.
A testimoniare della bocciatura degli ultimi cinque anni di governo nel Nord Reno-Vestfalia, anche i Verdi, che erano in coalizione con la Spd, sono stati puniti, in calo dall’11,3 a poco più del 6%. In contrasto, i liberali dell’Fdp sono volati dall’8,6 a oltre il 12%. Dal Parlamento regionale esce il Partito dei Pirati, praticamente sparito, mentre entra il movimento nazionalista e anti immigrati Alternativa per la Germania (AfD). Decisivo per capire quale governo di Land sarà ora possibile è il risultato del partito di sinistra-sinistra, Die Linke. Ieri sera era dato in crescita ma appena sotto lo sbarramento del 5% sotto il quale non si entra in Parlamento. Se non dovesse farcela, i suoi voti sarebbero redistribuiti tra i partiti eletti e ciò porterebbe la Cdu a 66 seggi e i liberali a 25, quindi con una possibile alleanza tra loro che porterebbe a una maggioranza (molto risicata) di 91 seggi sul totale di 181.
La coalizione possibile verrà discussa nei prossimi giorni. Quello che è importante dell’elezione di ieri è il fatto che i socialdemocratici siano crollati nel Land nonostante che abbiano un leader nazionale nuovo, Schulz. In realtà, la Cdu di Merkel ha messo a segno una vittoria importante, nonostante avesse un candidato alla guida del Nord Reno-Vestfalia considerato debole, Armin Laschet, che ora diventerà probabilmente il nuovo ministro-presidente del Land.
D. Ta.
«È la crisi della sinistra senza idee nuove» 
«Questo risultato certifica la fine del cosiddetto effetto Schulz per la Spd e la politica tedesca. Schulz ha avuto sui socialdemocratici un effetto simile a quello avuto da Matteo Renzi sul Pd in Italia quando divenne segretario la prima volta e per le stesse ragioni: entrambi erano riusciti a raccontarsi come nuovi rispetto alla vecchia guardia. Ma quello che è accaduto in Germania è che Schulz ha subito mostrato di non avere una diversa linea politica, un programma alternativo ad Angela Merkel».
Wolfgang Münchau, editorialista del Financial Times, è uno dei più attenti osservatori della scena politica ed economica tedesca ed europea.
È giusto dare al voto del Nord Reno-Vestfalia, ancorché sia il Land più popoloso della Germania, una tale valenza nazionale?
«Sì, perché la sconfitta dei socialdemocratici è la terza di fila in un’elezione regionale nell’arco di pochi mesi dopo la Saar e lo Schleswig-Holstein. È un voto contro Schulz e contro la Spd, che ha anche conseguenze importanti a livello nazionale, perché sposta in favore della Cdu la maggioranza del Bundesrat, la Camera alta del Parlamento. Tre risultati fanno una tendenza».
Cosa farà la Cdu nel Nord Reno-Vestfalia?
«Penso che tenterà una coalizione con i liberali della Fdp, visto che a quanto pare avranno una maggioranza. E questo può essere una prova generale per le elezioni nazionali».
Vuol dire che la Cdu farà un governo con la Fdp a Berlino in settembre?
«Può essere, ma non credo che sarà sufficiente per fare una maggioranza. Se i numeri saranno questi, diventerebbe possibile lo scenario di una coalizione a tre tra Cdu, Fdp e i Verdi, quella che in Germania viene definita coalizione Giamaica. Anche perché non penso che una Spd indebolita avrebbe alcun interesse a tornare al governo in una Grosse Koalition sotto Merkel. Solo Sigmar Gabriel forse sarebbe contento di rimanere dov’è. Ma per il partito sarebbe un disastro e credo che la cosa migliore per i socialdemocratici sia di tornare all’opposizione e darsi un nuovo programma».
Alternative für Deutschland sembra aver perduto la sua spinta propulsiva, è la fine del populismo anche in Germania?
«AfD non è assimilabile al populismo di Francia e Italia, dove sostanzialmente i partiti che lo incarnano sono in primo luogo antitedeschi. Mentre AfD è in primo luogo contro l’immigrazione. Detto questo, il 7% del Nord Reno-Vestfalia è di tutto rispetto: è il segnale che esiste uno zoccolo duro di opinione pubblica nettamente ostile agli immigrati e suggerisce che a settembre AfD può ancora entrare nel Bundestag, superando la soglia del 5%».
Quattro mesi è un tempo lungo in politica. Cosa potrebbe bloccare quella che sembra una marcia trionfale di Angela Merkel verso la quarta rielezione?
«Sì, è un tempo lungo. Le uniche cose che potrebbero fermarla sono uno scandalo e non ne vedo all’orizzonte, o un’altra apertura delle frontiere agli immigrati, come nell’estate del 2015, ma credo che abbia imparato la lezione. Certo sarebbe diverso se la Spd avesse abbastanza coraggio, si desse un programma sul modello di Macron, facendo una campagna europeista, schierandosi per esempio in favore dell’unione bancaria, di una forte agenda sociale o di un certo protezionismo europeo, anche contro il governo tedesco. Ma Schulz non lo farà, non è da lui. È un mediatore non un lottatore, un maestro del compromesso, per questo funzionava bene al Parlamento europeo. Ma la scena politica nazionale richiede altre qualità che lui non ha».
Paolo Valentino
Il fenomeno Schulz non trascina più: «Sconfitta dolorosa ma non mollo. Cambio»
BERLINO Effetto Schulz sulla Germania? Decisamente no: Effetto Merkel. La vittoria di ieri nel Nord Reno-Vestfalia è la terza della Cdu della cancelliera nelle consultazioni elettorali del 2017. Non la mette solo nella posizione ideale per affrontare le elezioni nazionali del prossimo 24 settembre: soprattutto indica che, nelle condizioni date, non ha avversari. Per ora, rimane insostituibile, avviata a guidare il governo di Berlino per la quarta volta consecutiva. Il molto celebrato, tra febbraio e marzo, «Schulz Effekt» – dal nome del suo sfidante socialdemocratico in autunno – è svanito. «Una sconfitta davvero dolorosa – ha commentato Martin Schulz —. Questo è un giorno difficile per i socialdemocratici e un giorno difficile anche per me».
La probabilità che la Germania e l’Europa debbano adattarsi al passo di Frau Merkel fino al 2021 è ora consistente. L’ultimo sondaggio nazionale dà l’Unione tra Cdu e Csu, il partito gemello in Baviera, al 37%, la Spd di Schulz al 27%. C’è una tendenza chiara in questa fase nel Paese: di base, una soddisfazione, moderata ma vera, per come vanno le cose, dunque un desiderio di stabilità e quindi l’apprezzamento per come è stato guidato il governo nazionale negli ultimi anni. Con in più una leader che appare tranquilla nel guidare gli affari nazionali e protagonista (senza impennate) della politica internazionale, cioè che quest’anno dirige il G20 – si tratti di donne, lavoro, economia, digitale o leader mondiali – che va a Mosca a trattare con Putin e a Washington con Trump, che indica la strada alla Ue per affrontare la Turchia, che cerca una sistemazione europea sui profughi e sul controllo delle frontiere del continente, che pensa al dopo Brexit, che oggi riceverà la visita di Emmanuel Macron.
La tornata elettorale di ieri è stata determinata non poco da fattori locali. La ministro-presidente Hannelore Kraft, della Spd, è risultata meno efficiente di quanto si pensava nel 2012, quando vinse le elezioni contro la Cdu per 39 a 26. A riprova dell’insoddisfazione dei cittadini del Nord Reno-Vestfalia, ieri anche i Verdi hanno perso pesantemente voti. Il dato politico importante, però, è che in Germania non sta nascendo un’alternativa al partito di Merkel. Ciò che dà l’idea di quello che succede nella Spd è il fatto che il partito sia crollato dal 39,1% dei voti del 2012 e sia stato superato dalla Cdu nonostante l’arrivo sulla scena nazionale di Schulz, salutato fino a due mesi fa come il salvatore della socialdemocrazia tedesca.
Che la Spd perda voti addirittura rispetto al passato nonostante l’uomo nuovo chiamato da Bruxelles, dove era presidente del Parlamento europeo, indica che la strategia dei socialdemocratici è ora tutta da rifare. Pare che Frau Kraft avesse chiesto a Schulz di non avanzare proposte nazionali nuove prima delle elezioni di ieri, per non turbare i suoi elettori. Non una buona idea. Ora, forse, lo sfidante di Merkel in autunno sarà più libero di sviluppare un suo programma. Di certo, dovrà cambiare approccio alla campagna elettorale, puntare meno sull’immagine di se stesso come uomo nuovo, dal momento che i tedeschi per ora scelgono la conosciuta Merkel, e mettere sul tavolo idee originali. «Affileremo ulteriormente il nostro profilo», ha detto ieri.
Sfida non facile. La caduta degli alleati verdi e la crescita dei liberali dell’Fdp indicano che la tendenza della Germania al momento non è verso sinistra o verso politiche cosiddette «sociali». E che l’ostacolo maggiore rimane l’elefante politico nella stanza. Già, Angela Merkel.
Danilo Taino