Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 15 Lunedì calendario

La Francia audace di Macron: saremo fieri

PARIGI I prossimi anni diranno se Emmanuel Macron sarà stato una enorme delusione o un grande presidente. Dopo la giornata di insediamento all’Eliseo, si può intanto affermare che il più giovane capo di Stato (39 anni) nella storia della Quinta Repubblica si pone traguardi altissimi, una rifondazione del Paese e una ridefinizione del suo ruolo nel mondo. L’ambizione non è governare l’esistente in modo più o meno competente e tecnocratico, ma passare alla storia come l’uomo che (di nuovo, dopo de Gaulle) ha salvato la Francia.
«Da decenni il Paese dubita di se stesso. Si sente minacciato nella sua cultura, nel suo modello sociale, nei suoi valori profondi. Il mio primo obiettivo sarà ridare fiducia ai francesi (...). E proprio perché avremo ridato ai francesi il gusto dell’avvenire e la fierezza di quel che sono, ecco il secondo obiettivo: il mondo intero sarà attento a quel che la Francia ha da dire».
Nella Sala delle Feste dell’Eliseo, accolto dall’orchestra della guardia repubblicana che suona la musica vittoriosa degli «Allori» di Camille Saint-Saëns, Macron rilancia la missione ideale e universalistica della Francia, puntando a porsi come un punto di riferimento globale e alternativo a leader come Vladimir Putin o Donald Trump.
In Macron non c’è niente del «presidente normale» François Hollande, affettuosamente accompagnato all’uscita – senza première dame per non metterlo in imbarazzo – dopo un lungo colloquio di oltre un’ora che ha previsto lo scambio di alcuni segreti di Stato (tra cui i codici dell’arsenale nucleare).
Emmanuel Macron ieri si è calato immediatamente nel ruolo del presidente popolare e solenne insieme: bagni di folla, baci ai bambini e precisazioni del suo staff sull’abito comprato da un sarto non troppo lussuoso (altro che i completi da 5000 euro accettati in regalo da François Fillon), ma anche parole e gesti gravi, di un capo di Stato che accetta fino in fondo il compito e infatti abiterà con la moglie Brigitte all’Eliseo, a differenza di Sarkozy e Hollande tentati dal conservare una dimensione privata a casa di moglie (Carla Bruni) e compagna (Valérie Trierweiler).
A proclamare Macron ottavo presidente della Repubblica è stato il presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius, 70 anni, nel 1984 più giovane premier della Quinta Repubblica. Fabius ha voluto citare Chateaubriand: «“Per essere l’uomo del proprio Paese, bisogna essere l’uomo del proprio tempo”. E voi lo siete per le scelte, il percorso, la formazione, fino al vostro stato civile». Sorprendente allusione alla ormai infinitamente dibattuta differenza di età tra Macron e la moglie, e alla loro famiglia ricomposta.
Poi Macron – il primo presidente a non avere fatto il servizio di leva – ha indossato i panni di capo delle forze armate e ha risalito gli Champs Élysées fino all’Arco di trionfo a bordo di un mezzo militare, uno strappo alla tradizione per sottolineare l’attaccamento all’esercito impegnato su più fronti nel mondo e in patria. Sempre in questa veste ha visitato i soldati feriti all’ospedale militare Percy, e giovedì andrà in Mali nella sua seconda visita all’estero: la prima, questo pomeriggio, a Berlino, dopo avere annunciato il nome del primo ministro. Forse Edouard Philippe, sindaco di centrodestra di Le Havre.