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 2017  maggio 15 Lunedì calendario

Salvini re delle primarie. Bossi medita l’addio. «Così si tradisce il Nord»

L’esito era già scritto, la trasformazione ormai compiuta: andava solo certificata. Il voto delle primarie della Lega conferma la leadership di Matteo Salvini con un risultato pieno. L’82,7 per cento dei militanti del Carroccio (anche se ha votato solo il 56,6 per cento degli aventi diritto di voto, poco più di 7mila persone) conferma non solo il segretario federale, ma soprattutto la riconversione politica di questi ultimi anni. Una Lega Nord diventata un partito nazionalista, spostato a destra.
Adesso, con questa legittimazione, Salvini potrà varare la sua “Lega Italia”, superando il binomio Carroccio più Noi con Salvini, il movimento pensato per il Sud e in verità mai decollato. Con una promessa: «La Lega d’ora in poi avrà una voce unica, chiunque dica qualcosa fuori posto si può accomodare altrove». Tradotto: le scorribande verbali di Umberto Bossi – e in misura minore di Roberto Maroni – non saranno più ammesse. Già, perché lo sfidante dell’eurodeputato, l’assessore regionale lombardo Gianni Fava, era sostenuto proprio dal Senatur e dal governatore.
E Bossi, parlando fuori dal seggio di via Bellerio a Milano, prometteva fuoco e fiamme: «Non permetterò che il Nord venga tradito per qualche sedia in più. Oggi il Nord non ha più i soldi per mantenere il Sud». Ecco, d’ora in poi dovrà imparare a moderare i toni. Oppure abbandonare il Carroccio. Ipotesi che aleggia ormai da tempo, ma ai suoi a spoglio concluso ha ribadito che «questa è casa mia, l’ho creata io, sono ancora il presidente federale. Continuerò a dire ciò che penso, pur nel rispetto di chi guida il partito».
Si racconta che sono stati già depositati i loghi della nuova Lega, di certo Salvini ci sta lavorando da tempo e domenica prossima al congresso di Parma ricorderà che l’indipendentismo è ormai il passato. «Con questo voto viene confermato il progetto con il quale la Lega vuole portare sicurezza e autonomia in tutta Italia», spiega il segretario. Lo sconfitto, Fava, farà il capo di una nuova minoranza interna a trazione nordista, sedendo nel Consiglio federale. «Ma ora – ammette – rischia di esserci una frattura seria e irrimediabile, perché se uscisse Bossi anche molti altri lascerebbero: quindi spero che Salvini abbia a cuore gli interessi della Lega e riesca a trovare con Bossi un’intesa».
Sullo sfondo però ci sono i rapporti interni al centrodestra. La linea salviniana è in conflitto con quella di Silvio Berlusconi. I rapporti tra i due sono da sempre sul filo della rottura, un sali e scendi tra affettuosità e rancori. Sul Foglio, parlando delle elezioni francesi, il leader di Forza Italia ha ribadito che i movimenti lepenisti «non soltanto non riescono a vincere, ma dividendo il fronte moderato finiscono con il favorire la vittoria di candidati di sinistra». Secondo l’ex Cavaliere, Angela Merkel (rappresentante del “male assoluto”, nella retorica leghista) «è oggi il leader europeo più autorevole». Parole arrivate proprio nel giorno della riconferma di Salvini, e non a caso. La guerra di nervi continua insomma; il tipo di legge elettorale invece dirà se il matrimonio tra Lega e Fi si può confermare.