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 2017  maggio 15 Lunedì calendario

BlackRock, Vanguard e Schwab la grande guerra sui fondi low cost

Roma Era iniziata in sordina, un paio di anni fa, ora la guerra sugli Etf è esplosa alla sua massima potenza. A forza di tagliare il costi delle commissioni i margini di manovra sono diventati minimi, soprattutto se si pensa che si tratta di un prodotto di per sé già venduto a prezzi bassi. Ormai è una corsa verso lo zero. È stato BlackRock, il numero uno al mondo dell’asset management a dere il calcio di avvio, e gli altri lo hanno seguito a ruota. Vanguard, Schwab, Fidelity, State Street: i grandi gestori hanno messo mani alle forbici, limando a loro volta le commissioni. Vanguard, per esempio, da dicembre a febbraio scorso ha operato tre tagli. Il Vanguard Ftse Emerging markets Etf, il più grande fondo che in veste in azioni dei paesi in via di sviluppo, ha tagliato l’expense ratio, in pratica i fee, da 1 punto base a 14 punti. Lo stesso è successo al BlackRock iShare Msci emerging markets Etf, terzo fondo per dimensioni a investire in questa area. Gli iShare Etf hanno attratto nel primo trimestre dell’anno 64,5 miliardi di dollari, e lo scorso anno BlackRock ha fatto la più grande raccolta di Etf tra gli oltre 2.000 competitor americani. «Se non avessimo operato questi tagli non avremmo avuto questi risultati», ha dichiarato recentemente Laurence D. Fink, ceo di BlackRock. Di necessità virtù. BlackRock, infatti, ha adottato la strategia discount dopo che, incalzata dalla concorrenza, sempre più agguerrita, aveva registrato una flessione nella raccolta degli Etf. Proprio mentre il mercato era in piena espansione, si era visto sorpassare da Vanguard. Da qui, la contromossa, fino all’affondo finale, almeno 20 punti in meno sulle commissioni. Ogni 100 dollari investiti, BlackRock carica oggi in media 10 centesimi, dicono i dati Bloomberg, contro i 38 dei vecchi fondi. Gli Etf sono in pieno boom. In Usa gli asset in gestione negli Etf quotati stanno volando verso quota 3 triliardi secondo Morningstar. Ma, quello che più salta all’attenzione, sono diventati il prodotto più scambiato. Gli Exchange traded fund, questo il nome per esteso, si stanno mangiando la Borsa, dicono molti analisti. Un problema che riguarda anche il mercato europeo. «Stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento strutturale del settore del risparmio gestito indotto dall’ingente trasferimento dai fondi a gestione attiva a quelli a gestione passiva», commenta Claudio Tebaldi, docente di Teoria della Finanza all’Università Bocconi. Gli Etf costano meno e sono più sicuri di altre forme di investimento. Non solo, la nuova legislazione Usa, che impone maggiore trasparenza e una disciplina più restrittiva agli intermediari finanziari, ha contribuito all’impennata dei fondi replica. Gli Eft, infatti, sono trasparenti proprio per il loro funzionamento: replicano infatti l’indice di riferimento. Comprando un Etf un investitore acquista uno strumento di replica passiva del benchmark e il compito del gestore è far sì che le performance siano il più possibile allineate a quelle dell’indice. In questo scenario sorge spontanea una domanda: gli Etf cannibalizzeranno anche BlackRock? Una domanda che vale anche per i suoi competitor. «Assolutamente no», ha commentato a BloombergKenenth Worthington, chief financial analyst di Jp Morgan Chase «Il 2016 ha fatto registrare attraverso tutti i tipi di investitori un movimento più accentuato verso le strategie passive- ha spiegato sempre a Bloomberg Laurence D. Fink – quando sono capace di incrementare i margini anche incrementare lo share di mercato attraverso il taglio dei prezzi, io lo faccio. L’elemento chiave è la scala» «In effetti – racconta Tebaldi mentre nel caso della gestione attiva vi sono diseconomie di scala, ovvero le dimensioni sono un fattore limitante perché garantire una extra- performance è più difficile se le dimensioni del fondo crescono, per quanto riguarda la gestione passiva è vero il contrario, infatti i gestori più grandi hanno più margine nel ridurre i costi sfruttando le economie di scala senza incorrere in perdite di efficienza nel garantire il risultato che promettono, ovvero la replicazione di un indice». Le strategie low cost, però, intaccato il giro d’affari. Sempre restando al caso BlackRock, Jp Morgan nel suo ultimo report, ad aprile, segnala l’ottimo flusso di crescita, trainato appunto dagli Etf iShare, ma non può fare a meno di evidenziare un calo delle entrate dovuto proprio al taglio dei prezzi. D’altronde la strada è segnata. Tutti gli analisti sono concordi nell’evidenziare le profonde trasformazioni del mercato. Il denaro corre verso i prodotti a basso costo, dicono. Si torna a parlare di “plain vanilla”, come dire il contratto base, semplice. Un termine che sembrava sparito da giornali e discussioni. Ma è il segno dei tempi. Come sono tornati in auge i pronti contro termine, i certificates. Lo scenario di mercato è cambiato e gli asset manager cambiano strategie. Cambiano anche i gestori, ormai sempre pi ù sostituiti da algoritmi e robot. Non ha caso è stato proprio BlackRock ad aprire il nuovo fronte dichiarando qualche mese che avrebbe sostituito molti manager con le macchine. In piena guerra dei prezzi, il robot è il nuovo fronte che consente di abbattere i costi. E, sostengono in molti, anche di battere tutti i mercati.