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 2017  maggio 15 Lunedì calendario

Ora porgiamo tante scuse al campionato

Tanti dovrebbero chiedere scusa al campionato. Noioso, scontato, mai una sorpresa, formula superata, a marzo si sa già tutto, vuoi mettere come sarebbe con i playoff? E invece è un campionato vivo, avvincente, grazie alle squadre che sono fatte di uomini, non di macchine. Così accade che la Juve imbattibile degli ultimi tempi sia battuta pesantemente dalla Roma. Che, scavalcata per qualche ora da un Napoli grandioso, si riprende il secondo posto. Ora è distante 4 punti dalla Juve. Così diventa fondamentale Juve-Crotone, per lo scudetto e, quasi certamente, per la terza retrocessione. Insomma, non ci si può lamentare.
Senza Dzeko, Spalletti ha rispolverato la vecchia Roma, quella che in attacco non dava punti di riferimento. Allegri l’aveva pur detto che non si sarebbe vinto lo scudetto con un vantaggio enorme, ma con 4/5 punti. All’Olimpico bastava un pari, è andata in vantaggio, poi ne ha presi tre. È mancata la difesa, il punto di forza di tutta la stagione. Allegri in avvio ha fatto a meno di Barzagli, Chiellini, Alex Sandro e Dani Alves. Dei titolari, solo Bonucci in campo. Non era sbagliata la formazione, anzi Lemina ha segnato. Non erano sufficienti la determinazione e l’attenzione: era un rischio da correre, ipotizzando una mollezza della Roma, che non c’è stata. Mercoledì la finale di Coppa Italia con la Lazio, uno dei tre obiettivi da centrare. Normale concedere un po’ di riposo. La Juve ha rallentato la corsa (due punti nelle ultime tre partite), proprio perché anche gli juventini non sono macchine. Bisogna anche riconoscere alla Roma il merito di aver saputo lottare contro un momento difficile (il sorpasso del Napoli, il gol di Lemina) prima con un pareggio quasi immediato, De Rossi, poi con una fisicità e con mosse d’attacco che hanno trovato la Juve scoperta. Ora Roma è in vantaggio negli scontri diretti. Alla Juve bastano tre punti, ma prima c’è la Lazio. Non è un percorso semplice, ma Allegri dalla sconfitta di ieri caverà ulteriori motivazioni.
Del Napoli non è solo il gioco a impressionare, ma la voglia di giocare. Voglia sempre alta, in casa come fuori. Fuori gli manca un gol per battere un record che appartiene alla Juve 1949/50: 46 gol segnati. Con i 5 di Torino si è portato alla pari. Nel suo tridente leggero segnano tutti: Mertens 25, Insigne 16, Callejon 13, in doppia cifra c’è pure Hamsik, 11. Una leggera brezza, tramontana non pare, scompiglia i rapporti tra De Laurentiis e Sarri. Due caratteri forti, due che non sempre contano fino a dieci prima di parlare. E spesso danno l’impressione di parlare a nuora perché suocera intenda. Sarri è teso anche dopo un 5-0. Non ha retto un’innocua domanda di Ferri dagli studi Mediaset. Sbaglia quando pensa che le sue dichiarazioni siano sistematicamente equivocate. Ha una buona padronanza delle parole, anche di quelle che in tv non si dovrebbero dire. E il presidente sbaglia quando rende pubblici dettagli che dovrebbero restare privati. Nel rispetto dei ruoli, non è indispensabile amarsi. Basta capirsi e, in una certa misura, sopportarsi. Quel che ha fatto Sarri in due stagioni è sotto gli occhi di tutti, non solo in Italia ma in Europa. Non dubito che altrove guadagnerebbe di più, ma gli conviene? Quanti top player servirebbero al Napoli per un definitivo salto di qualità, cioè conquista di trofei perché la qualità è già altissima? Direi quattro ottimi giocatori: un portiere, due difensori, un centrocampista. Provvederebbe Sarri a farli crescere, è una delle cose che sa fare meglio.
Quando l’Inter batté 7-1 l’Atalanta molti presero una cantonata. E dissero: Atalanta costretta e tornare in una dimensione provinciale, addio sogni europei. Inter rilanciata finalmente verso un futuro meno buio. E invece da quel giorno l’Atalanta è tornata bella e pratica, ha già conquistato l’Europa con merito, senza un solo top player (il Papu lo è nel cuore dei tifosi), puntando molto sui giovani e su un gioco veloce, coraggioso, mai speculativo. Se dopo le 4 sconfitte nelle prime 6 partite Percassi avesse cacciato Gasperini, tutto questo non sarebbe accaduto. Bergamo dimostra che è importante avere un buon allenatore, ma un presidente che capisce qualcosa di calcio non guasta. Dopo quel 7-1 l’Inter ha fatto la miseria di 2 punti in 8 partite, media da retrocessione. Un crollo incredibile, una stagione buttata via. Incredibile anche il risveglio in coda: grande rincorsa del Crotone, Empoli e Genoa rischiano.