Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri, in 13 regioni italiane, s’è ricominciato ad andare a scuola.
• Che regioni?
Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio,
Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Veneto, Trentino-Alto
Adige, Valle d’Aosta. Ma è questione di pochi giorni e riapriranno tutte.
• Quanta gente
circola, a questo punto, nella scuola italiana?
Gli studenti iscritti per l’anno scolastico
2011-2012 sono 7.830.000. Le iscrizioni diminuiscono nel Nord-Est, nel Sud e
nelle Isole; aumentano invece nel Nord-Ovest e nel Centro. Aumentano gli
iscritti agli istituti tecnici, mentre diminuiscono quelle ai professionali.
Prosegue anche l’incremento del tempo pien dall’anno scolastico 2003-04, 270
mila alunni e 7 mila classi in più. Gli insegnanti, considerando tutte le
categorie (di ruolo, di sostegno, di religione, quelli che insegnano in scuole
gestite da comuni e province autonome, quelli delle private, i supplenti),
dovrebbero essere un milione circa. Il ministero ha annunciato l’immissione in
ruolo di 30.300 docenti. Le istituzioni scolastiche sono 10.500. Di queste 900
risultano da accorpamenti di plessi con troppo pochi alunni. La rivista
“Tuttoscuola” ha calcolato che questi accorpamenti hanno provocato il taglio
del 30% dei dirigenti, dell’11% dei direttori amministrativi e di 1.100 posti
di assistente amministrativo.
• E i tagli degli insegnanti?
Si completano quest’anno i tagli decisi da Tremonti
nel 2008: allora si stabilì che gli organici del personale docente e non doveva
scendere di 130 mila unità. Nei 130 mila erano compresi anche i pensionati, che
non sarebbero stati sostituiti. I tagli, uniti all’aumento della popolazione
scolastica (dovuta ai figli degli immigrati), hanno provocato classi affollate
o classi-pollaio, come dicono quelli che ancora ieri hanno protestato un po’ in
tutte le città. Si fa scuola a 30 alunni contemporaneamente, qualche volta a 35
o 37. Non è vero però, come sottintende la propaganda anti-Gelmini, che “tutte”
le scuole sono in queste condizioni. Bisogna sempre ricordare che la scuola,
per decenni, è servita alla Dc prima, e alla classe politica successiva alla Dc
poi, per ingraziarsi il popolo attraverso una folle politica di gonfiamento
degli organici. La diminuzione degli insegnanti comprende anche il taglio dei
tre maestri nelle elementari, avviato due anni fa con le prime ed esteso poi
ogni anno. Nelle polemiche che ho letto ieri, non c’è una parola contro questa
innovazione, che tra l’altro è un’innovazione per modo dire. Una volta (per
esempio ai miei tempi) il maestro era uno solo e la nostra elementare era una
delle migliori al mondo. Ricordiam ogni classe ha diritto a 27 ore di scuola
a settimana, ma ogni insegnante è tenuto a lavorare per 22 ore. Dalla terza in
poi, ferme restando le 22 ore che si richiedono a ogni docente, le classi hanno
diritto a ricevere 30 ore di lezione. Il taglio degli organici s’è ottenuto
cominciando a diminuire gli orari.
• Non è male fare meno ore di lezione?
In Italia le ore di istruzione previste nella fascia d’età
7-14 anni sono 8.200. La media Ocse è di 6.777. L’unico paese che tiene i
ragazzi a scuola per un numero di ore superiore al nostro è Israele.
• Che proteste ci sono state ieri?
Molte proteste. Cioè: proteste in molti posti, ma con poca
gente. Molto meno dell’anno scorso, in ogni caso. Gli studenti organizzati
preannunciano una grande manifestazione a Roma per il 7 ottobre. L’obiettivo
della protesta è il taglio ai fondi per l’autonomia scolastica, 79 milioni di
euro quest’anno contro i 127 milioni dell’anno scorso. Dal 2001, quando il
finanziamento era di 521 miliardi di lire (=269 milioni di euro), questo fondo
si è assottigliato del 71 per cento. Sono soldi con cui le scuole – come si
dice - «adattano l’offerta formativa alle esigenze dei territori», un modo vago
per definire l’attività parascolastica. Che può essere ludica, come la
settimana bianca; paraludica, come la visita a qualche museo o a qualche città;
o assolutamente necessaria come l’aggiornamento degli insegnanti o i pof (piani
di offerta formativa). Le piccole manifestazioni, che si sono svolte in molte
città, hanno riguardato di massima questioni molto sentite a livello locale: a
Milano il problema dell’integrazione scolastica (la Gelmini ha preteso, e a
ragione, che in nessuna scuola sia ammesso più del 30% di stranieri, per non
creare ghetti), a Roma a a Palermo quello degli insegnanti precari, a Firenze
quello del tempo pieno (che alla fine è stato ottenuto per tutte le scuole che
lo avevano richiesto), a Genova non vanno giù gli accorpamenti delle sezioni
didattiche troppo piccole, a Torino si lamentano (e a ragione) per il problema
della sicurezza (in Italia due scuole su tre non sono a norma). Ma a Bari, per
dirle quanto la protesta sia variegata, i disagi dipendono dal taglio delle ore
di straordinario ai vigili urbani, che non sono più in grado di vigilare,
perciò, sul momento dell’uscita da scuola alla fine delle lezioni
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello sport 13 settembre 2011]
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