Ilaria Sacchettoni, Corriere della Sera 13/09/2011, 13 settembre 2011
«VOLEVO SLEGARLA, CHE ERRORE. ECCO COM’E’ MORTA PAOLA» —
Torna a casa l’ingegnere con la passione per l’eros estremo e le pratiche fetish. Il giudice per le indagini preliminari ha stabilito gli arresti domiciliari per Soter Mulè, accogliendo la richiesta dei difensori di derubricare l’accusa in omicidio colposo. L’unico infelice, a questo punto, pare lui: «Lascio il carcere? Non mi sembra giusto», si è disperato ieri mattina, chiedendo notizie di Federica, l’altra protagonista di questa pratica erotica in odore di pasticcio emotivo.
Quanto a Mulè, il prestigioso curriculum da grande maestro di climax è ormai è compromesso. Dopo due notti a Regina Coeli, l’uomo (43 anni) si è presentato all’udienza per la convalida dell’arresto con gli occhi cerchiati e la t-shirt nera indossata a rovescio. Le domande, il racconto e infine la decisione del giudice. Ma lui: «Sono indegno, avrei dovuto salvarla: dovevo tagliare le corde, ho commesso un errore. Solo io potevo salvarla. Mi sembra un’ingiustizia».
Facebook, del resto, lo ha già condannato. Sulla sua pagina compaiono i commenti beffardi della comunità sadomaso (qualche centinaio di seguaci fra cui anche avvocati, docenti e giornalisti): «Principiante, «imprudente», «incapace». Altro che gran cerimoniere dell’eros nipponico.
Ieri, durante le quattro ore di interrogatorio, si è ricostruita la notte di venerdì, partendo a ritroso dai drink sulla Casilina. Una ricostruzione dei luoghi e un’esplorazione dell’anima. Non è chiaro infatti cosa provasse sul serio quella ragazza di 23 anni, estranea alla città e curiosa di tutto, intelligente e ingrassata, Paola Caputo.
Né si capisce a cosa fosse ancora legata Federica. Con Mulè s’erano frequentati a lungo, una relazione che poi si era conclusa. Lui aveva un’altra, una ragazza fissa con cui, però, si era lasciato ad agosto. Lei era rimasta sua amica e intima complice. Ma qual era davvero il filo emotivo che correva fra il «maestro» quarantenne e le allieve di venti? «Un rapporto di vera amicizia e tenerezza. Io e loro ci raccontavamo tutto, ci sentivamo spesso. Non posso non sentirmi in colpa». Lui, il veterano di «shibari» che da almeno un decennio (come è venuto fuori durante l’udienza) praticava quel tipo di erotismo, fu convinto da Paola quella sera. Il garage. Le corde. Sette per la precisione. E nessuna telecamera.
Quanto al rito sarebbe stato più la sollecitazione di un orgasmo cerebrale che un gioco di corpi. Paola era legata in piedi mentre Federica, anche lei stretta dalle corde, poggiava su un solo piede (l’altro era legato). A questo punto Paola avrebbe avuto il malore. Federica ha appena il tempo di indicare a Soter Paola che cade. Poi la corda la stringe, il contrappeso la fa salire di qualche centimetro. Ci vorrebbe il coltello. Soter invece tenta di sciogliere le corde, ma non ci riesce. È nel panico, solo dopo un po’ corre in auto e afferra il coltello. Taglia le corde. «Ho fatto un massaggio cardiaco a Federica, ma per Paola era troppo tardi».
Gli avvocati Antonio Buttazzo e Luigi Di Maio lo descrivono disperato: «Non ha mai smesso di tormentarsi». «A quel gioco si partecipava volontariamente», ha detto Soter. Il gip Marco Mancinetti gli ha creduto, ha alleggerito la sua posizione, concedendogli di tornare a casa. «Speriamo che i genitori vigilino affinché non commetta imprudenze», si augurano i difensori. Strano contrappasso per il maestro di erotismo, affidato alle cure di mamma e papà ottantenni.
Ilaria Sacchettoni