Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 13/9/2011, 13 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 13 SETTEMBRE 1914
Due giorni dopo, Milano era inondata di volantini. Vere manifestazioni di culto futurista, per quel rivoluzionario “Manifesto del vestito antineutrale” che Giacomo Balla aveva lanciato l’11 settembre ‘14, come “simbolo visibile della nuova energia che dovrà animare l’uomo proteso verso il futuro”. Contro la moda maschile “passatista”, contro “tutte le tinte sbiadite, semioscure e umilianti... le fogge pedanti e professorali... le sfumature di pace desolante, funeraria e deprimente... le linee statiche, mediocriste che stancano, contristano e legano i muscoli...”, l’uomo nuovo dovrà indossare abiti “agilizzanti, aggressivi, illuminanti, igienici, asimmetrici... con stoffe mobili, fosforescenti e iridescenze entusiasmanti, colori muscolari, violettissimi, turchinissimi, verdiglioni...”. Si pensa e si agisce come si veste. E alla vigilia della Prima guerra mondiale, gli abiti di Balla diventano patriottici e interventisti, “festosamente bellicosi... bandiere viventi per la nostra grande guerra, necessaria, urgente...”. Vestiti antineutrali, appunto, secondo il credo dei futuristi, decisi “a liberare la nostra razza da ogni neutralità, dall’indecisione paurosa e quietista, dall’inerzia nostalgica, romantica e rammollante...”.