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 2011  settembre 13 Martedì calendario

GRECIA, NUOVI TIMORI DI DEFAULT

Sale la febbre da default greco in Europa, mentre Atene tenta in tutti i modi di rassicurare i partner e la troika, composta da funzionari della Ue-Bce-Fmi, con l’annuncio di una patrimoniale straordinaria sugli immobili da 2 miliardi di euro e il taglio di un mese di salario a tutte le cariche elettive. Una sforbiciata ai privilegi della "casta" dei politici ellenici (di cui nessuno è stato ancora chiamato a rispondere per la crisi) per cercare di far digerire l’ennesima stretta fiscale che deve appianare l’ennesimo buco dei conti da 1,7 miliardi di euro.

Chi ha una casa di cento metri quadrati a Kolonnaki o a Kifissia, due delle zone più lussuose di Atene, dovrà pagare dieci euro al metro quadro per un totale di mille euro da versare entro dicembre e l’importo arriverà nella bolletta della luce per accelerare l’incasso. Per gli altri immobili "solo" 5 euro al metro quadro. Naturalmente i sindacati della società dell’energia elettrica greca, la Dei, si sono detti già pronti alla barricate e hanno annunciato che non taglieranno la luce a chi si rifiuterà di pagare il nuovo balzello al grido di «non siamo gli sceriffi o i cowboys di Papandreou».

L’ennesima manovra di settembre, pari secondo Barclays all’1% del Pil, cioè due miliardi di euro, si è resa necessaria perché il Pil è calato del 7,3% nel secondo trimestre 2011 contro un "ottimistico" -3,5% previsto dal piano Fmi-Ue di un anno fa mentre i conti pubblici del Paese continuano a peggiorare. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Finanze, nei primi 8 mesi dell’anno il deficit pubblico è salito a 18,1 miliardi di euro rispetto ai 14,8 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Le spese sono aumentate dell’8,1%, in larga parte a causa dell’aumento del costo del debito (l’ultima asta ha visto salire ancora i tassi) mentre le entrate hanno accusato una contrazione del 5,3% a causa del terzo anno consecutivo di recessione.

In questo quadro disastroso i rendimenti dei titoli biennali sono saliti al 62,19% mentre il tasso dei decennali è balzato al 21,15%, un livello mai raggiunto dai tempi dell’introduzione dell’euro.

La Borsa di Atene ha accusato il colpo con un calo del 4,43% e i Cds sono schizzati a quota 3.767, pari a un 94% di possibilità di bancarotta del paese.

Il pressing internazionale è tornato a salire quando ci si è resi conto che l’obiettivo del deficit al 7,6% previsto dagli accordi con la Ue era fuori portata, come aveva peraltro avvertito anche la commissione parlamentare greca che si era spinta a dire che «i conti erano fuori controllo». «Dopo la manovra correttiva di settembre - ha avvisato il premier - si arriverà a un deficit dell’8,1%». Papandreou, leader socialista, è in forte calo di popolarità al 19% dei consensi (meno 5 punti rispetto all’opposizione) senza esser riuscito a coinvolgere i conservatori di Nea Demokratia, guidati da Antonis Samaras, che chiede populisticamente di rinegoziare gli accordi firmati con la troika che ritornerà domani ad Atene, dopo aver sbattuto la porta la settimana scorsa quando il ministro Venizelos si era rifiutato di predisporre una nuova manovra di austerità.

Solo con la minaccia di perdere la sesta tranche di aiuti da 8 miliardi Atene si è decisa a varare una nuova stretta mentre le privatizzazioni da 50 miliardi di euro restano al palo. Sperando che il partito di governo, Pasok, riesca a restare a galla fino a ottobre, quando dovrà essere approvata in anticipo di un mese la nuova finanziaria 2012, che nemmeno a dirlo sarà ancora lacrime e sangue.