FRANCESCO GRIGNETTI, La Stampa 13/9/2011, 13 settembre 2011
Tra lutti e orgoglio 200 anni nella polvere da sparo - Sono quasi duecento anni che la famiglia Cancelli, da Sora, nella Ciociaria profonda, maneggia polveri ed esplosivi
Tra lutti e orgoglio 200 anni nella polvere da sparo - Sono quasi duecento anni che la famiglia Cancelli, da Sora, nella Ciociaria profonda, maneggia polveri ed esplosivi. Duecento anni di esperimenti, di lavoro duro, di vite sospese. Preparare i fuochi d’artificio, si sa, è forse il mestiere più pericoloso al mondo. E loro, i Cancelli, lo sapevano forse meglio di chiunque altro visto che diciassette anni fa, in un altro stabilimento in provincia dell’Aquila, a Balsorano, un’analoga tragedia aveva raso tutto al suolo e nell’occasione erano morti i «vecchi» della famiglia, i fratelli Angelo e Donato Cancelli, padre e nonno di chi è morto ieri, ovvero Claudio (65 anni), Gianni (42) e Giuseppe (45). «Dal lontano 1812 l’Arte Pirotecnica è stata lo scopo principale della Famiglia Cancelli», raccontava spesso Claudio, il capofamiglia. Lo aveva anche scritto nell’incipit del sito dell’azienda. L’anno prossimo la famiglia avrebbe toccato il traguardo dei duecento anni di attività ininterrotta. E non sono molte le imprese a conduzione famigliare che possono vantare questo primato. Già pensavano a come festeggiare degnamente il traguardo. «Me ne parlavano spesso - racconta Gianluca Quadrini, che è un assessore provinciale di Frosinone, ma soprattutto un amico di famiglia - e con grande orgoglio». Già, l’orgoglio. «I progenitori degli attuali artigiani dei fuochi artificiali scrivevano ancora - hanno studiato, provato, praticato, modificato e inventatomiscele pirotecniche che hanno portato alla definizione di composizioni, di colori ed effetti sonori rilevanti». Cominciarono con i «botti» quando ancora nemmeno esisteva l’Italia unita, prima ancora del Risorgimento. Ovviamente occuparsi a quel tempo di polvere pirica significava essere dei temerari assoluti, quasi dei pazzi. Gli unici manuali disponibili erano scritti in inglese. Per di più erano compulsati da gente poco più che alfabetizzata, nella profonda provincia pontificia. Testi che rasentavano l’esoterismo, con pagine astruse nelle quali erano riportate formule strane e quasi indecifrabili. Raccontavano i Cancelli: «Le informazioni di miscugli e formule portavano strani metodi di misurazione delle quantità, tra le quali le misure inglesi delle “libbre” e delle “once”». Con determinazione, coraggio e una buona dose di temerarietà, a poco a poco i Cancelli divennero tuttavia famosi. La zona di Sora e di Arpino, dove peraltro si ospita una famosa polveriera dell’esercito e si preparano i propellenti militari, ha fama di produrre ottimi artigiani della pirotecnica. E ormai ai Cancelli si rivolgevano tutti i paesi dei dintorni e anche di fuori provincia. Il loro nome era una garanzia di successo. Di giochi di luce. Di artifici in cielo. Di folle incantate con il naso all’insù. Quella del «fuochista» era la vita che si era scelto anche Enrico Battista, 30 anni, di Fontana Liri, il dipendente che è morto nello scoppio delle casematte avvenuto ieri pomeriggio. Suo padre per trent’anni aveva lavorato nella polveriera militare, conosceva i pericoli e aveva cercato di dissuadere il figlio dal proseguire in questo mestiere. Invano. Enrico ci credeva. Era la sua passione. Lavorare con la dinastia dei Cancelli, poi, era per lui un successo. E così anche per Giulio Campoli, l’altro dipendente. Racconta ancora Quadrini: «Erano attentissimi alla sicurezza. Avevano ricevuto da poco il certificato di prevenzione dai vigili del fuoco. Sapevano quel che facevano e si muovevano sempre con estrema cautela. La loro era una famiglia matriarcale. Era la madre a ripetere in continuazione: attenzione, prima di tutto. Non riesco a spiegarmi quel che è successo». La famiglia che per due secoli ha sperimentato la pirotecnica aveva il suo orgoglio, dunque. Ma venato di malinconia. Sul loro sito si legge quello che, forse, è il loro testamento professionale: «I signori Cancelli di oggi non fanno altro che continuare quello che la propria famiglia si è tramandata nel corso degli anni ed effettua spettacoli che ripropongono l’arte di una tradizione millenaria che ormai solo in pochi riescono a svolgere. La maggiore soddisfazione è riscontrare nelle folle che assistono ai loro spettacoli, atteggiamenti e parole di ammirazione che spesse volte si trasformano in richieste per la continuazione di un’arte che va via via scomparendo».