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 2011  settembre 13 Martedì calendario

IN LIBIA RIPARTONO I POZZI DI PETROLIO

Il gas e il petrolio libici potrebbero tornare sul mercato ben prima del previsto: due giacimenti – Sarir e Mesla, nella parte orientale del Paese, da sempre in mano ai ribelli – sono appena stati rimessi in funzione e altri potrebbero seguire nei prossimi giorni, tanto che l’Opec si aspetta che la produzione di greggio, quasi azzerata dalla guerra civile, possa raggiungere un milione di barili al giorno nel giro di sei mesi e giudica «realistico» l’obiettivo di tornare ai livelli prebellici (1,6 mbg) in meno di un anno e mezzo.

Benché la priorità del Consiglio nazionale di transizione sia alimentare le raffinerie locali, anche l’export non dovrebbe farsi attendere troppo: un cargo che trasporta 1,5 milioni di barili di condensati (finora custoditi in serbatoi di stoccaggio) dovrebbe lasciare a giorni il porto di Mellitah. Quanto al gas, l’Eni spera di poter riattivare già da ottobre le forniture all’Italia attraverso il Greenstream, capace di trasportare fino a 10 miliardi di metri cubi l’anno.

L’amministratore delegato Paolo Scaroni ieri era in missione a Tripoli, proprio per fare il punto della situazione. Dopo una serie di incontri con i massimi rappresentanti del Cnt e della National Oil Company libica e una visita agli uffici locali dell’Eni, ancora presidiati da personale locale, il suo ottimismo era palpabile. «Non abbiamo ancora visitato tutti i siti che producono gas, ma ci piacerebbe davvero riattivare le esportazioni di gas verso l’Italia prima dell’inverno, quindi direi tra ottobre e novembre». Il petrolio è «meno urgente», ammette Scaroni. Ma anche in questo caso, il Cane a sei zampe si è già attivato, in particolare per riprendere quanto prima la produzione offshore nei giacimento di Bouri e di Bahr Essalam, attraverso la piattaforma Sabratha. Vicina potrebbe anche essere la riattivazione di Wafa, che produceva gas e condensati destinati via pipeline al terminal di Mellitah. «Potrebbero tuttavia volerci un paio di mesi per riportare sul posto il personale espatriato», ha spiegato Scaroni all’agenzia Platts.

Il Governo del Niger ha confermato ieri la presenza nel Paese di uno dei figli del colonnello Gheddafi, Saadi (che ha anche giocato a calcio nel Perugia, nell’Udinese e nella Sampdoria), specificando che le autorità locali lo tengono sotto sorveglianza e che intendono arrestarlo. Intanto, in Libia il premier a interim, Mahmoud Jibril, ha assicurato che il Cnt intende costituire un Governo provvisorio entro 7-10 giorni, che probabilmente includerà anche un vero e proprio ministro del Petrolio (funzione che durante il regime di Gheddafi era stata cancellata: Tripoli si faceva rappresentare all’Opec dal presidente della compagnia petrolifera nazionale). La situazione sul campo, tuttavia, è ancora lontana dall’essere pacificata.

Un attacco alla raffineria di Ras Lanuf, avvenuto soltanto ieri, è il segnale più evidente dei rischi che tuttora ostacolano la ripresa delle attività dell’industria petrolifera libica: un gruppo di miliziani fedeli a Gheddafi ha ucciso una quindicina di persone nel tentativo – fallito – di penetrare nell’impianto, il più grande del Paese con una capacità di raffinazione di 220mila barili al giorno. E meno di una settimana fa il neopresidente della National Oil Company, Nuri Berruien, che ha preso il posto di Shokhri Ghanem alla guida della Noc, invitava – quanto meno per il greggio – a non aspettarsi un ritorno alla normalità produttiva prima di fine 2012-inizio 2013. I problemi principali sarebbero la presenza di numerose mine collocate dai lealisti di Gheddafi nelle aree dei giacimenti e la possibilità che molti degli oltre 2mila pozzi del Paese – benché risparmiati dalle bombe – abbiano bisogno di riparazioni, dopo essere stati abbandonati in fretta e furia dai tecnici all’esplodere dei combattimenti.