Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 13 Martedì calendario

Fra una bugia e l’altra, Giorgio Bocca si dà dell’«escort» - Sarà anche vecchio, ma non è rispettabile

Fra una bugia e l’altra, Giorgio Bocca si dà dell’«escort» - Sarà anche vecchio, ma non è rispettabile. E non ho alcuna intenzione di compatirlo o di consen­tirgli di mentire. Parlo di Giorgio Bocca e di quanto ha scritto nel suo ultimo editoriale su Il venerdì di Repubblica . Giornalista indiffe­rente alla verità e ai fatti, preferi­sce esibire il suo pregiudizio e le sue prevenzioni, rivelandosi sup­ponente, insolente e imperdona­bile. La nostra è una storia vecchia. Inizia ai primi anni Ottanta quan­do presentiamo insieme a Mario Soldati un volume su Armani pub­blicato da Franco Maria Ricci ed egli accusa il colpo di sentire un mio veloce discorso più trascinan­te del suo. E allora mi profetizza un futuro incerto perché l’orato­ria non gli sembra adatta al nostro tempo. Avverte l’allarme, ma lo sottovaluta. Qualche anno dopo, nell’85, perderà, contro di me, il Premio Estense. E da allora la fre­quentazione con lui, con la mo­glie Silvia Giacomoni, e la figlia, patisce un rallentamento forzato. Si arriva al 1990 e lo scontro si sposta in televisione.L’argomen­to è la mafia. Che per Bocca c’è so­lo in Sicilia, mentre io la denuncio nel mondo universitario, nel giornalismo, nelle cricche di va­ria natura. Ma siamo prima di Tangentopoli, e Bocca è ancora un simpatizzante di Craxi. La guerra è ormai dichiarata. Bocca scrive contro di me sui suoi giorna­li; io gli rispondo a Sgarbi quotidia­ni r­icordando il suo passato di an­tisemita dichiarato, nel 1942, già adulto e maturo, ma convinta­mente fascista. Lo è ancora? Ne abbiamo ricor­dato la stagione socia­lista, non dovremo di­menticare quella le­ghista. Senza succes­so aveva lavorato an­che, come opinioni­sta, per le televisioni di Berlusconi; oggi lo odia, in perfetta sinto­nia con il suo editore, Carlo De Benedetti. Ma Bocca non è ser­vo, non è cortigiano, odia liberamente e au­tonomamente Berlu­sconi. E in nome di quest’odio mente sen­za accorgersene (for­se) e giudica chi non è nemico di Berlusco­ni, cortigiano, e qua­lunque donna lo fre­quenti, puttana (det­ta anche escort). Così, dimentican­do che io sono stato cacciato dal governo Berlusconi e sono sta­to eletto sin­daco di Sa­lemi contro il Pd e con­tro il Pdl, si avventura in una serie di insinua­zioni menzognere motivate da moralismo e antipatia per il puro piacere del pettegolezzo in cui si sono specializzati i giornali per i quali scrive. Il suo obiettivo è infamare il pre­sidente del Consiglio e infamare me, entrambi considerati sprege­voli. Per questo mente in ogni pa­rola che scrive. Eccole: «Per il suo viaggio di Governo a Sofia - ricor­date ? - il premier Silvio Berlusco­n­i si era scelto una compagnia pia­cevole: una bella escort e Sgarbi, intelligente uomo di corte e spe­cialista nell’ épater les buorgeois , con i suoi paradossi, le finte ire, i finti sdegni. I gusti del premier so­no questi. E non si può chiedere di cambiarli ora che è un ricco signo­re avanti negli anni». Nell’ordine. Io ho frequentato e frequento anche persone che so­no state e sono vicine a Bocca, co­me Carlo Caracciolo, Tullio Peri­coli, Carlo De Benedetti (a cui ho spesso illustrato mostre e opere d’arte),e la stessa Silvia Giacomo­ni alla quale ho organizzato affet­tuosamente una visita all’inacces­sibile sito di Maredolce a Paler­mo. Berlusconi dunque condivi­de con persone care a Bocca il pia­cere della mia compagnia. Con la differenza che non la sceglie, per­ché io, invitato in Bulgaria dal pre­sidente di Casa Sicilia, Nino Di Giacomo, come sindaco di Sale­mi, Prima Capitale d’Italia, per l’inaugurazione del solo monu­mento a Garibaldi realizzato nel 150ºanniversario dell’Unità d’Ita­lia, proprio a Sofia, ho chiesto di fa­re il viaggio di sola andata al Ceri­mon­iale della Presidenza del Con­siglio e non per invito di Berlusco­ni. Il quale, a sua volta, era solo. E la «escort» a cui si riferisce Bocca era salita sullo stesso volo in mia compagnia e all’insaputa del pre­sidente del Consiglio, che si è in­trattenuto con lei per non più di 40 secondi (il tempo dei saluti) avendola precedentemente vi­sta in televisione. Senza più averle parlato, Berlusconi è par­tito per la Libia e la ragazza è ri­masta con me fino al giorno successivo a Sofia. Con me, non con lui. Offensivo e strabi­co Bocca. Infatti la «escort», spre­giativamente ritenuta tale (e pre­sente per suo piacere) era l’attrice Sara Tommasi, nota per la parteci­pazione a numerose trasmissioni televisive come molti attori ma­schi che, nell’assoluta mancanza di rispetto per la dignità femmini­le, benché giovani e avvenenti, non verrebbero chiamati «escort» come lo erano alcuni ce­lebri attori accompagnatori di Pa­solini o di Visconti. E, per stare in tema, ricordo allo smemorato e offensivo giornali­sta che, per assolvere Berlusconi da qualunque responsabilità nei rapporti (inevitabilmente di for­za) con attrici e donne (ma anche uomini) di spettacolo- senza risa­lire ai casi esemplarmente morbo­si di Catullo e Simenon - è suffi­ciente ricordare la testimonianza di Adele Cambria in un libro su Pa­solini di Fulvio Abbate. «Il suo pe­riodo più felice è stato quello con Ninetto. Mi ricordo quando ce lo presentò vicino a sua madre, c’era anche Carlo Levi. Una sera vennero a cena a casa mia e allora facemmo un famoso gioco: una persona a turno esce fuori e gli al­tri dicono quello che pensano del­l’assente, che poi entra e deve in­dovinare. La domanda era: per­ché ti piace Pier Paolo? Mi ricordo la frase di Ninetto: perché c’ha la Giulietta Sprint. Quando lessi questa risposta gli occhi di Pier Pa­olo si riempirono di lacrime». Come è evidente, tutto corri­sponde. L’unica differenza è che Berlusconi non piange. Ma, sen­za bisogno di escort, prostitute e sfruttatori, è chiaro che le ragazze di Berlusconi, come i ragazzi di Pa­solini, maggiorenni e minorenni, stanno con lui perché«c’ha la Giu­lietta Sprint». Ovvero, cambiati i tempi e i beni, le ville, gli elicotte­ri, gli aerei, le barche. E, ancora, perché, come gli attori con Pasoli­n­i e Visconti potevano fare carrie­ra e film concedendosi ai rispetti­vi registi, così le ragazze possono, per evidente e comprensibile inte­resse, frequentare Berlusconi nel­la speranza di andare in televisio­ne, avere parti in film e fiction. E da chi ottenerlo, se non dal padro­ne di televisioni, di case di produ­zione, di Medusa Film? Da chi, meglio che da Berlusconi, perso­na più di altre disponibile? E se è vero che, contrariamente al malevolo giudizio di Bocca, non è stato Berlusconi a scegliere la piacevole compagnia mia, e di una «escort» che non era tale, co­me dovremo considerare, e moti­vato da cosa, l’invito a pranzo con Berlusconi che Bocca ci rivela? («la sera che eravamo a una tavola gigantesca solo lui e io»). Senza altri indizi, se dovessimo ragionare come lui, gli dovrem­mo chiedere: cosa ci faceva solo con Berlusconi Bocca a cena? Per­ché vi era andato? Perché era un intelligente uomo di corte o per­ché era un escort? Per esibirgli «i suoi paradossi, le sue finte ire, i suoi finti sdegni»? O per fare l’amore con lui?Per farsi sodomiz­zare? Interrogativi bocchiani. Sappiamo come va il mondo. E quali sacrifici si possono mettere in conto per pubblicare un libro con Mondadori o fare una trasmis­sione su Rete 4. Siamo uomini di mondo (più che di corte). E siamo pronti a ca­pire Bocca. Ma intanto, benché vecchio, non avendo intenzione di perdonargli nulla nel suo me­stiere di giornalista ( non nelle sue umane debolezze), andiamo a querelarlo per avere scritto il fal­so.