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 2011  settembre 13 Martedì calendario

NON SI PUO’ PIU’ AFFITTARE AI TURISTI

Sta per finire la moda di comprare case a Berlino? Non per l’aumento dei prezzi, ma a causa del senato della città stato, se socialisti e i post comunisti della Linke vinceranno le elezioni di domenica prossima. L’intenzione è di vietare l’affitto di appartamenti privati ai turisti, una pratica diffusa che ha alimentato il boom.
Una minaccia che si nasconde in una di quelle parole senza fine che spaventano (a torto) chi vorrebbe imparare il tedesco: Zweckentfremdungsverbotsverordnung, 34 lettere che vogliono dire ordinanza per il divieto di cambiamento d’uso, in italiano sono molte di più soltanto che noi scriviamo le parole separate e loro tutte insieme.
Non si può aprire uno studio da dentista in una normale abitazione senza un permesso, o andare a vivere in un negozio. Affittare a chi viene per qualche giorno a Berlino trasformerebbe l’appartamento in una pensione. Dunque, Verbot. Ma la vera ragione è un’altra. L’invasione di acquirenti stranieri ha fatto salire i prezzi, e di conseguenza anche gli affitti. Rende di più affittare ai turisti per qualche giorno alla volta che a un berlinese stanziale a lungo termine.
Berlino è una città povera. Il 20% vive grazie all’assistenza pubblica. L’offerta di case è superiore alla richiesta. Inoltre, una legge non punitiva per i proprietari (chi non paga l’affitto viene messo alla porta) mette sul mercato tutti gli appartamenti sfitti. Non c’è problema per chi è in cerca di casa. Perché dunque affrontare il pagamento di un mutuo? I berlinesi che comprano casa preferiscono una villetta nei dintorni: con i mezzi pubblici efficienti si giunge sul posto di lavoro comodamente seduti in mezz’ora al massimo.
Così fino a ieri un appartamento di due stanze, sui 50 mq, in centro, si comprava con 60 mila euro, una cifra che a Roma o a Milano permette l’acquisto forse di un posto auto. Italiani, ma anche spagnoli, olandesi e danesi si sono precipitati alla conquista di Berlino. Solo nel 2009 la vendita di case è salita del 39%, e i berlinesi (o pseudo tali) proprietari di casa sono cresciuti dal 14 al 18%. Sono lievitati anche i prezzi: nel mio quartiere di Charlottenburg, ad esempio, del 16% negli ultimi due anni. Gli affitti, sempre dal 2009, sono saliti del 14%, con punte di 20 euro al mq a Mitte, il cuore della metropoli.
È sempre conveniente investire in Prussia, purché si sia prudenti: molti sono stati sorpresi dalle spese (qui l’inverno è rigido, e il condominio è tenuto a spazzare la neve dal marciapiede), e dalle magagne nascoste dei vecchi palazzi scampati ai bombardamenti. Ma basta affittarla ai turisti per una decina di giorni al mese, e si guadagna pure qualcosa.
Un sistema che sta per finire? Si ribellano i berlinesi, soprattutto i giovani, che ora stentano a trovare casa, o devono pagare di più. Si sostiene che non vengono rispettate le norme igieniche e di sicurezza, e soprattutto non si pagano le tasse: su 31 mila abitazioni destinate al turismo, ne sono state dichiarate ufficialmente poco più di tremila. Si evadono a quanto pare anche le tasse. Non tutti sono d’accordo sul divieto, che potrebbe essere anticostituzionale: chi vuole cambiare destinazione trasformando la casa in ufficio, si sostiene, non trova ostacoli. Perché boicottare il turismo?
Il divieto potrebbe rivelarsi un boomerang per l’asfittica economia della metropoli. Non guadagnano soltanto gli agenti immobiliari, ma gli artigiani che rinnovano gli appartamenti. E questo turismo «casalingo» porta altri soldi nelle casse della capitale: a venire sono le famiglie con bambini che vanno al luna park, allo zoo, in gita nei dintorni. Saranno chiassosi, come lamentano i berlinesi, per tradizione brontoloni, ma hanno già contribuito a cambiare l’immagine della città. Gli affitti non cresceranno, in compenso saliranno i disoccupati.