ELENA DUSI , la Repubblica 13/9/2011, 13 settembre 2011
MILLE POLVERIERE E 40 VITTIME IN DIECI ANNI "BASTA UNA SCINTILLA PER SALTARE TUTTI IN ARIA" - ROMA
In una fabbrica di fuochi d´artificio il nemico è la scintilla. «Lì si lavora con la polvere nera» spiega Pippo Mistretta, direttore per l´emergenza dei Vigili del Fuoco. «E la polvere nera è esplosiva. Possiamo prendere tutte le precauzioni ed effettuare tutti i controlli. Ma se c´è una scintilla, c´è l´esplosione». Per evitare questa fatalità nella "zona attiva" è vietato entrare con telefonini, abiti non antistatici (non devono accumulare elettricità) e oggetti metallici (lo sfregamento potrebbe produrre scintille). Le leggi fissano la distanza minima dai centri abitati (100 metri), la quantità massima di polvere pirica nei depositi e nella zona attiva. Impongono criteri antincendio, prevedono licenze e aggiornamenti per proprietari e dipendenti. «In questo settore può lavorare solo gente esperta. Le infrazioni sono rare» conferma Maria Paravati del Dipartimento di pubblica sicurezza.
Ma alle leggi le scintille non obbediscono. E tra i 1.700 dipendenti delle 900 aziende assicurate presso l´Inail, negli ultimi 10 anni le esplosioni hanno spazzato via la vita di oltre quaranta persone. Non solo operai, ma anche proprietari e i loro parenti, visto che quasi tutte le fabbriche sono a conduzione familiare. «La polvere nera non ha sostituti. E così gli incidenti gravi sono uno all´anno» conferma Mistretta.
L´accettazione di un rischio che sembra impossibile da eliminare si traduce in una sfumatura della voce che è caratteristica di tutti coloro che in queste aziende lavorano: «Conoscevo benissimo il proprietario di Arpino. La sua famiglia era nel settore da generazioni. Partecipava ai corsi di aggiornamento, si informava sulle norme. Era tutt´altro che un improvvisato» racconta Nobile Viviano, presidente dell´Associazione pirotecnici italiani. Concludendo: «Abbiamo sempre paura. Consideriamo la paura un´alleata. Ci aiuta a essere prudenti». Romualdo Parente è il titolare dell´azienda omonima, che si trova a Rovigo ed è la più grande d´Italia: «Rimpiazzare gli uomini con robot o altri macchinari è impensabile. La nostra è un´attività artigianale, la lavorazione deve avvenire a mano». I fuochi d´artificio si producono oggi con la tecnica dei secoli scorsi e molte aziende si tramandano il lavoro da una generazione all´altra. Era il caso della fabbrica di Arpino, che stava lavorando a pieno ritmo nella coda dell´estate, stagione di sagre paesane. E che, come tutto il settore, era stata colpita dal boom cinese, che dalla metà degli anni ´80 ha mangiato l´80% del mercato italiano.