Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Fa caldo. I binari scottano oltre i 58 gradi e le Ferrovie hanno fatto scattare il cosiddetto codice giallo che prevede treni alla velocità massima di cento all’ora. Se i binari dovessero superare i 60 gradi, la velocità andrebbe ridotta a cinquanta all’ora. I binari si deformano col calore, le rotaie potrebbero disallinearsi, con relativi deragliamenti, eccetera. Le Ferrovie dicono di monitorare la rete minuto per minuto. I chilometri da tenere sotto controllo – i chilometri di tutta la rete – sono diecimila e cinquecento. Il codice giallo delle Ferrovie corrisponde – più o meno – al livello 3 della Protezione civile. Qui si fa il monitoraggio di 17 città considerate a rischio. Il livello 3 riguarda in questo momento 14 città. Livello 3 significa: «Condizioni metereologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi». Tra le città a rischio, oggi e domani: Roma e le siciliane, Firenze, Pescara, Napoli. Milano e Torino erano a rischio ieri, a Bologna e a Venezia il caldo continuerà anche oggi. A Roma ieri facevano 34,6 gradi, oggi dovrebbero essercene 34,3. Catania si direbbe il posto peggiore: domani farà 38,5. Prima di mercoledì potrebbero esserci, da qualche parte, picchi di 45 gradi.
• Bravo lei. Qualche parte. Lei mi deve dire esattamente dove e quando, in modo che io possa scappare in qualche posto più fresco.
Già perché lei crede che la meteorologia sia una scienza esatta. I metereologi ci prendono se la previsione è vicina nel tempo e se l’area considerata è abbastanza grande. Quindi ti sanno dire, per esempio, che «domani sul Mediterraneo ci sarà alta pressione». Prova a chiedergli se venerdì prossimo, a Milano, fra le tre e le quattro del pomeriggio, sul tetto di via Solferino 28, pioverà o no. Vedrai quello che ti rispondono. Questi picchi di 45 gradi dovrebbero riguardare qualche posto in Sicilia. L’afa di adesso è dovuta ad aria calda che viene dall’Africa. Poi è luglio, anzi siamo nel periodo statisticamente più caldo dell’anno, quello che comincia il 20 luglio e finisce il 10 agosto.
• Perché la fa così facile? C’è o no un sacco di gente che muore per il caldo?
Ieri il ministero della Salute ha messo in rete una nota che vorrebbe sdrammatizzare. Siccome le agenzie stavano già battendo la notizia che sul lungomare di Bordighera un poveretto di 67 anni era morto d’infarto a causa del caldo, lo staff di Livia Turco ha fatto sapere che con questi morti da caldo bisogna andarci piano. Leggiamo: «...possibili decessi correlati alle ondate di calore, e comunque sempre da associarsi ad altre concause - come malattie croniche, età avanzata e probabile condizione di disagio economico - si sono registrati in giugno soltanto in quattro delle 32 città monitorate». Hanno preso giugno perché è il mese più recente di cui sono disponibili i dati. Le città fuori media sono Bari, Catania, Palermo e Napoli. I morti in più sarebbero 129. Bari +30 (+51%), Catania +24 (+35%), Palermo +28 (+22%), Napoli +47 (+21%).
• Non è mica poco. E la corrente elettrica? È mancata qualche altra volta come quindici giorni fa?
Il record dell’anno scorso, i 55.600 watt utilizzati il 27 giugno 2006, non è ancora stato battuto. Venerdì scorso la richiesta è stata di 56.520 watt (ore 11.45). La Terna ha emesso ieri un comunicato tranquillizzante, in cui si adopera molte volte la parola equilibrio: la rete è in equilibrio, mi raccomando a casa e negli uffici usate il condizionamento con equilibrio.
• Non è bene accendere il condizionatore?
La storia dei condizionatori d’aria è abbastanza ridicola. Siccome crediamo di non essere più in grado di sopportare il caldo, accendiamo queste macchine polari. Queste raffreddano dentro, ma buttano aria calda fuori. Quindi fuori fa più caldo. Siccome fa più caldo, tiriamo ancora di più il condizionatore. E così via. Folle, no? Oltre tutto, la città è più calda della campagna senza bisogno del nostro aiuto. L’asfalto non assorbe l’acqua, che scorre via senza evaporare, e imprigiona il calore più di quanto non facciano la terra o la vegetazione. Questo calore viene restituito, lentamente, la notte, alzando le minime. Tutto ci spinge perciò ad accendere il condizionatore.
• E come dovremmo fare?
Le donne masai si costruiscono le case con letame di mucca mischiato a cenere e spalmato a mani nude su un’impalcatura di legno. Ottimo: profumato, fresco d’estate, caldo d’inverno. Ho capito, ho capito, da noi non si può fare. Aiutiamoci allora psicologicamente, ignorando il problema. Lo consigliava anche Mario Soldati: niente sbracamenti, niente smutandamenti, sobrietà, bibite moderatamente fresche e assunte con parsimonia, sorrisi, discorsi alati, penombre. Sentiremo caldo lo stesso. Ma di meno. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 21/7/2007]
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