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 2007  luglio 22 Domenica calendario

Terminata la seduta del Gran Consiglio alle 2,30 circa, rientrai nel mio ufficio, dove fui raggiunto da Scorza, Buffarini, Tringali, Biggini, Galbiati

Terminata la seduta del Gran Consiglio alle 2,30 circa, rientrai nel mio ufficio, dove fui raggiunto da Scorza, Buffarini, Tringali, Biggini, Galbiati. Fu discusso se tutto ciò che si era votato era legale, ma io non mi interessai gran che alla questione. Scorza, che aveva pronunciato durante la seduta, quale ultimo oratore, un discorso senza colore e forse senza convinzione, chiese di accompagnarmi a casa. Il che avvenne… Congedato lo Scorza a Villa T., trovai mia moglie - inquieta - che mi attendeva. Colla sensibilità delle donne - coll´intuito delle donne, essa aveva l´impressione che qualcosa di grosso si preparava. Povera Rachele! Quante poche gioie le ho dato e quanti dolori! Non mai durante trenta anni una settimana di pace. Essa meritava, forse, un altro migliore destino, che non fosse quello di essere legata alla mia turbinosa esistenza! Ci scambiammo poche parole e mi addormentai con uno di quei sonni brevi nel tempo e malgrado ciò, eterni, che hanno sempre preannunziato gli eventi decisivi della mia vita. Alle sette ero in piedi. Alle otto a Palazzo Venezia. Regolarmente, come sempre, da 21 anni, aveva inizio la mia giornata di lavoro. - l´ultima. Nel corriere non vi era nulla di molto importante, salvo una domanda di grazia per due partigiani dalmati condannati a morte. Telegrafai al Governatore Giunta, favorevolmente. Sono lieto - ora - che il mio ultimo atto di governo abbia salvato due vite, anzi due giovani vite... Rientrai a Villa T… Consumai la solita colazione e trascorsi un´ora a conversare con Rachele, nel saloncino cosiddetto della musica. Mia moglie più che impressionata, era ormai allarmata davanti a qualche cosa che stava per succedere. Alle 16 mi vestii in borghese e accompagnato da De Cesare mi recai a Villa Savoia dove S.M. mi attendeva sulla soglia della Palazzina. Il colloquio durò mezz´ora. Al momento del congedo sulla soglia, il Re mi strinse la mano con molta cordialità. La mia macchina mi attendeva dal lato destro della palazzina, ma mentre mi dirigevo da quella parte, un capitano dei Carabinieri si... (parola incomprensibile, ndr) dicendomi: «S.M. mi ha ordinato di proteggere la vostra persona» e poiché io accennavo ancora di salire nella mia macchina, egli mi fece salire su un´auto-ambulanza già pronta da tempo. Evidentemente! Salì con me anche De Cesare. Guardati a vista da due agenti in borghese muniti di moschetti mitragliatori, fecero un lungo accidentato percorso - con sbalzi notevoli - che misero qualche volta in pericolo la stabilità del veicolo. Dopo una breve sosta in una caserma dei RR.CC., che non ricordo, giungemmo alla Caserma Allievi Carabinieri. Io fui condotto nell´ufficio del Colonnello. Guardie con baionetta furono messe nel corridoio. Da parte degli ufficiali trattamento cordialissimo. Alle ore 1 del 26, il generale Ferone, che avevo conosciuto in Albania, mi portò un biglietto del maresciallo Badoglio che qui trascrivo: «All´Eccellenza il Cav. etc... Il sottoscritto Capo del Governo tiene a far sapere a V.E. che quanto è stato eseguito nei vostri riguardi è unicamente dovuto al vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la vostra persona. Spiacente di questo, tiene a farvi sapere che è pronto a dare ordini per il vostro sicuro accompagnamento, con i dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare». Seguiva la firma autografa. Dettai una risposta alla missiva del Maresciallo e dissi che sarei andato volentieri alla Rocca delle C… Così trascorse il lunedì. Spesso conversarono come il colonnello Chirico, il maggiore Bonitatibus, il colonnello Tabellini (non dimenticherò la amabilità della di lui moglie che mi mandò tè e gelati di frutta) il Generale Delfini, il medico Ten. Col. Santillo casertano e quindi inguaribilmente afflitto per la soppressione della provincia di Caserta. Fu un errore! Ero ormai convinto che sarei andato alla Rocca. Viceversa il martedì sera, verso le ore 10, venni fatto discendere e consegnato al Generale Polito, della Polizia Militare, nel quale riconobbi il Commissario di P.S. Polito, che aveva per 17 anni lavorato con me e al quale avevo affidato clamorose e fortunate operazioni di polizia. Durante il tragitto si parlò del più e del meno, dopo che avevo constatato la direzione della marcia: non la Flaminia, ma l´Appia - meta Gaeta, molo Ciano Corvetta Persefone - con un Ammiraglio, il Maugeri di Gela, decoratissimo e compitissimo... Sosta a Ventotene e impossibilità di soggiorno. Continuazione verso Ponza, dove arrivavo verso le 11. Non è la residenza che avevo o avrei scelto. Trattamento cordiale. Nel primo giorno il Colonnello Pelaghi e successivamente il Colonnello Meoli e il Tenente Di Lorenzo continuano ad occuparsi con molto tatto della mia "incolumità" personale non so da chi più minacciata, ora, che l´obiettivo dei complottatori è stato raggiunto e la mia persona fisica non ha più alcun valore, cioè, è uguale a quella di uno qualunque. Ponza 2 agosto 1943 P. S. 1) Questo è un rapporto di natura confidenziale che affido alla discrezione del Colonnello Meoli, il quale non è autorizzato a comunicarlo a chicchessia, salvo decisioni in contrario. 2) Può darsi che alcuni dei giudizi sopra-esposti non corrispondano del tutto alla realtà, data la mia ignoranza su quanto è accaduto dal 25 luglio in poi, dovuta al totale isolamento morale, al quale sono stato da quel giorno sottoposto.